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“All’ombra dei fiori di Jacaranda”

Presentato al Bellatrix
il libro di Rosalba Perrotta


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CATANIA – Un suono a percussioni ha accompagnato i tanti ospiti presenti. Sullo sfondo un tiepido sole che tramontando ha regalato un’atmosfera molto suggestiva; la cornice perfetta per la presentazione de “All’ombra dei fiori di Jacaranda”, scritto dalla professoressa di sociologia presso l’università di Catania, Rosalba Perrotta, che ha inaugurato il ciclo estivo degli incontri letterari organizzati dalla libreria Cavallotto.

Dopo “Vita candita”,“Andante con brio”, “La mia allegra e romantica famiglia”, è il momento di un romanzo leggero, un libro di donne, scritto da una donna e dedicato alle donne per dirla con le parole di Salvatore Scalia, che dopo l’introduzione di Anna Cavallotto, si è apprestato a prendere la parola. “Possiamo scoprire le donne dall’interno – ha affermato - grazie alla narrazione resa da chi le donne le conosce bene. Con questo romanzo, ambientato nel 1942 - ha proseguito - cambia il panorama letterario: le donne non sono più madri, spose, seduttrici o oggetto del desiderio".

Un romanzo di formazione in cui la protagonista, una ragazza menomata che viene adottata dalla zia, osserva con distacco il mondo circostante capendo, ben presto, che può contare solo su se stessa. E’l’affermazione di una figura di donna che lascerà il segno nell’immaginario collettivo. “Una prosa brillante ed un’ironia leggera – ha introdotto Anna Cavallotto - avvolgono l’intero romanzo rendendolo comprensibile e scorrevole nella lettura”.

L'ambiente principale è la villa di Barriera, (quartiere di Catania), ricca, aristocratica, attorno a cui ruotano alcuni personaggi-macchiette: Arabella, la zia Colomba, la nonna Lucrezia, perfetto modello di perbenismo borghese. Ci sono pagine dedicate al proverbi siciliani, ormai, ahimè, in disuso che evocano il ricordo di una Catania non molto lontana, per certi aspetti, da quella odierna. Nel titolo compare il fiore della jacaranda, la cui scelta, ha raccontato l'autrice, è stata dettata dal piacere che le regala questo fiore, coltivato con cura nel giardino della villa in cui, appena fuori la città, la scrittrice vive insieme al marito. “Un fiore – ha affermato con voce deliziosa la Perrotta - sventolante, piumoso che mi dà quella sensazione di gioia e vitalità”.

Quanto c’è di familiare nel libro?

“E’una raccolta di memorie e persone viste e di esperienze vissute. Ci sono mio padre e mia madre riformulati; c’è molto del lessico familiare. Anche la zia Colomba è il mix di diverse primedonne che ho incontrato nel corso della mia vita e l’ho descritta come una regina di cuori egocentrica. E c’è Arabella, con la quale ho molto in comune: riflessiva attenta, precisa. Compaiono luoghi conosciuti, quale il Sacro volto, il famigerato istituto scolastico frequentato allora dalle ragazzine di buona famiglia".

Un intreccio sapientemente composto, scrigno di memorie personali alle quali la scrittrice vuole darà immortalità.

Se anche non comparisse mai il nome "Sicilia" ogni attento lettore capirebbe che quest'isola fa da sfondo, rubacchiando la scena qua e là. E lei, Rosalba Perrotta, da vera <siciliana di scoglio> – come direbbe Andrea Camilleri – dalla Sicilia non si è allontanata. Se non per qualche giorno, per aprirsi a nuove esperienze e per prendere una boccata di internazionalità.

 


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