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L'INTERVISTA

“È già mattina”
La bimba reincarnata


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Lo scrittore Alberto Samonà

Alberto Samonà: “La realtà materiale deve in qualche modo incontrare la realtà soprasensibile, se vuole avere un significato”.

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CATANIA – Un presunto caso di reincarnazione scosse Palermo nei primi anni del Novecento. Per alcuni Alessandrina è la reincarnazione della sorellina morta a soli cinque e rinata nove mesi dopo. Stesso nome, stessi tratti e stessi ricordi. La stampa di allora se ne occupò diffusamente. Ed anche le riviste scientifiche. Poi il silenzio. Alberto Samonà, giornalista e saggista palermitano, rievoca quella faccenda. “È già mattina” (Bonanno Ed.) è la storia, appunto, della bambina che visse due volte. Ma anche il ritratto di una Sicilia aristocratica e felice, che oggi non esiste più. Un viaggio tra occulto e passato che non può non coinvolgere il lettore.

In che senso Alessandrina visse due volte?

“Questo libro racconta una vicenda dimenticata, finita nei cassetti polverosi di alcune famiglie siciliane e che ho voluto tirare fuori dopo cento anni. È una vicenda che ai tempi scosse l'opinione pubblica. Ne parlarono i giornali del tempo e pure le riviste scientifiche. Si parlò allora della presunta reincarnazione di una bambina morta a cinque anni di meningite, rinata dopo nove mesi. I genitori che hanno creduto a una premunizione, hanno chiamato la bambina Alessandrina, come la figlia deceduta”.

Cosa vuole essere il suo libro?

“In realtà ho giocato. Non sapevo se fare un saggio o un romanzo. Per qualcuno è un romanzo storico. Non saprei. Anche se mi va bene lo stesso come definizione. Dal canto mio, sono allo stesso tempo il narratore e il cronista di questa faccenda. Così esce “È già mattina”, un testo che sta sorprendendo la gente che lo legge”.

Ha già avuto dei riscontri?

“Chi lo ha letto mi ha detto: sono stato investito da questa storia. Una storia che appartiene un po' alla Sicilia. Ne racconto pure i luoghi. Questa storia rappresenta un'occasione per raccontare alcuni luoghi, diciamo, della Tradizione”.

Tradizione, inizi del Novecento. Siamo nel campo delle anticaglie?

“Questa è una storia del presente, che parla di una universalità, di una geometria, di una respiro cosmico che non appartiene al passato, ma che trascende la storia stessa che noi ci rappresentiamo. É un libro piccolino, che si legge nel giro di qualche ora. Un testo che nasce dalla visione che la realtà materiale deve in qualche modo incontrare la realtà soprasensibile, se vuole avere un significato. Se, invece vuole restare spoglia, vuota e priva di energia, può restare tranquillamente nella pura orizzontalità”.

Sebbene nel libro lei prenda posizione sulle faccende raccontate, mi può dire se in in qualche modo tutta la vicenda sia credibile o no?

“Leggendo i documenti del tempo sono rimasto spiazzato. Ma anche nel conoscere personalmente Alessandrina. Nella vita lei ha avuto delle facoltà sensitive. Quando ti vedeva ed era in grado di raccontarti tutta la tua vita. Lei sapeva già chi eri tu, ma anche i tuoi avi e le loro storie. Una visionaria dunque. Se questa facoltà sono da riconnettere alle vicende della sua nascita, non lo so. Personalmente non credo alla reincarnazione, non per come ce la rapportano certi libri che ne parlano in modo troppo speculativo. Rispetto a questa storia, sicuramente, ho sospeso il giudizio, perché t'investe”.

Ma la riguarda personalmente?

“Questa vicenda la conosco sin da quando ero bambino. L'ho sentita raccontare più volte a casa mia. È una vicenda familiare, che attiene ai miei avi. Lei è la sorella di mio nonno Alberto,che si chiama proprio come me. Oggi non so più che dire. Forse ho scritto questo libro per alimentare questa domanda: Chissà cosa c'è dietro?”

Parla il cronista o lo studioso del sacro?

“Tutto si mescola. Raccontare la realtà è raccontare i fatti. E ogni fatto ha la sua origine”.

La Palermo di allora, un tessuto frizzante sotto il profilo occultistico, come ha accolto questa storia?

“La cosiddetta 'Palermo felicissima', quella dei Florio per intenderci, la accolse come una storia alla moda, di tendenza. Le sedute spiritiche infondo lo erano. A Villa Ranchibile, prima che divenisse una scuola cattolica, l'attuale Don Bosco, le sedute erano all'ordine del giorno. Ci fu sicuramente curiosità. C'è il fatto che, siccome questi eventi accaddero all'interno di una famiglia aristocratica, il contesto doveva in un modo o nell'altro accettarli. Fu comunque un gossip. E infondo la borghesia di allora su questi fenomeni ci giocava. E questi giochi ne hanno determinato pure la rovina”.

 


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