Live Sicilia

All'ex Cinema Diana

Vergato e i Violinisti
Tour di musica e comicità


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Catania, Vergato, violinisti in jeans, Zapping
Angelo Di Guardo, Sandro Vergato ed Antonio Macrì,

Sandro Vergato e i Violinisti in jeans presentano: “Risate e sviolinate”

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CATANIA – E’ stato presentato questa mattina all’interno dell’ex cine Diana il nuovo spettacolo firmato Vergato  e I Violinisti in jeans. “Risate e sviolinate” in tour nelle più importanti piazze italiane è un contenitore di comicità e musica, uno spettacolo originale che regalerà sorrisi e puro divertimento.

C’è voglia di ridere di gusto nell’aria. Con l’estate che stenta a partire ma con la certezza che le miti temperature abbiano le ore contate. Sandro Vergato, comico catanese noto al pubblico grazie ai diversi successi televisivi in onda su Telecolor, quali Vergato.comics e Supervergato show, e ospite ad Insieme, il talk show condotto da Salvo La Rosa, promette gag esilaranti attraverso i suoi personaggi.

La Sicilia e i siciliani sono i protagonisti dei suoi spettacoli: la Zzà Cosa (la paninara favolosa), la Zzà Mara (alias la pettegola), Vera – la casalinga di Barriera, l’amico Fritz, sono l’espressione delle contraddizioni più paradossali che si ritrovano con facilità nei bar, in ufficio o, senza andare troppo lontano, nel pianerottolo di casa.

Ad affiancarlo Angelo Di Guardo ed Antonio Macrì, in arte i Violinisti in jeans, musicisti eclettici, reduci dai successi della scorsa stagione concertistica che si è conclusa al teatro Metropolitan di Catania. Appassionati di musica, interpretano a modo loro il violino, tra gli strumenti classici per eccellenza, con arrangiamenti insoliti e movimenti corporei d’impatto. Da bravi zigani (cioè suonatori ambulanti, propri della tradizione ungherese) presentano un repertorio musicale eterogeneo, dalla musica classica a quella leggera passando per il folk ed il blues. All’attivo, due cd: “Sviolinando”, nel 2011 e “Le otto stagioni”, già proposto a livello nazionale a marzo scorso durante il programma Unomattina, in onda sulle reti nazionali.

“Volevamo mescolare classico e moderno, e sperimentavamo – raccontano I Violinisti. Un giorno per caso, di circa 15 anni fa, ascoltando una danza ungherese di Brahms, d’improvviso partì un colpo di batteria. Da lì, unimmo il violino, il basso. Poi iniziammo a suonare Beethoven, Sinatra, i Beatles. Ci siamo ritrovati, nonostante ci conoscessimo da oltre 30 anni”.

Sandro Vergato si avvicina sorridente, manifestando l’entusiasmo verso una sfida che ha deciso di affrontare.

Bella l’idea di sperimentare l’accoppiamento comicità-musica.

“Eh già. Secondo me è un incastro perfetto:io ho la possibilità di cambiare personaggio mentre i violinisti suonano e loro possono preparare il pezzo mentre recito. Nessuna sovrapposizione, quindi. Voglio raccontare una Sicilia e strappare sorrisi tramite la satira sociale dei personaggi. E’un po’ come rappresentare delle maschere – prosegue Vergato - seguendo i dettami dell’insegnamento di Pirandello; ognuno di noi indossa una maschera al fine di inserirsi nella società”.

Oggi più che mai c’è bisogno di ridere. Perché?

“Per scacciare le streghe e la paura. Sono certo che una bella risata seppellirà il mondo, sono un ottimista”.

Pensi che nelle tappe fuori dalla Sicilia i connazionali riusciranno a cogliere l’essenza della sicilianità?

“Si, attraversiamo lo stretto fieri della nostra origine. Seguo l’insegnamento di Troisi, De Filippi che hanno raccontato Napoli; Aldo Fabrizi, Roma e Pozzetto, Jannacci, invece Milano. Ognuno rende il massimo di sé se porta in giro le proprie radice e su quelle imposta la propria filosofia. Se ci muoviamo in modo agile e perché conosciamo da dove veniamo”.

A quale personaggio sei più affezionato?

“D’istinto, direi  la Zzà Mara, la vecchietta che tutti abbiamo in famiglia ma oggi amo di più calarmi nei panni dell’amico Fritz, leader del partito mezza parola che uso per vendicarmi del raggiro che subisco dalla politica. Che ci prende in giro. Attraverso quella maschera riesco a sbeffeggiare chi ci sta sbeffeggiando”.

C’è un momento, un episodio che ti ha permesso di capire che da grande avresti fatto il comico?

“Si, è accaduto alle scuole elementari, avevo capelli corti ed orecchie a sventola. Naturalmente tutti mi prendevano in giro e ciò mi provocava sofferenza. Allora, studiai un meccanismo di difesa che consisteva nel far ridere gli altri. Colpito ed affondato!Vennero meno gli elementi per prendermi in giro ed anche io iniziai a divertirmi”.

E’ un mestiere che si impara?

“No, assolutamente. E’una missione di vita, almeno per me. Si possono migliorare le tecniche, certamente, ma comici si nasce. La voglia di fare ridere sta alla base mentre il tempo ti permetterà di specializzarti, rubacchiando qua e là. Penso che la conoscenza di quest’arte o è il frutto di esperienze fatte in una vita pregressa oppure è talento”.

Presenti alla conferenza stampa Francesco Grasso, di Area Manager.tv e Stefano Baldrini, il produttore di artisti conosciuti, quali Pippo Franco, Manlio Dovì e del bagaglino-Roma.


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