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il ddl sull'informazione locale

Leanza e la legge sull'editoria:
"Dopo D1 rischiano tutti"


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CATANIA. Un disegno di legge che in Sicilia, a differenza di tante altre regioni, manca. La legge quadro sulla informazione locale è ormai una vera urgenza. Una urgenza come ce ne sono tante su quest'isola. Nè più nè meno. La chiusura della redazione giornalistica di D1 è, a conti fatti, solo la punta dell'iceberg e riguarda tutti i settori dell'informazione locale: non solo l'emittenza. Ieri sera, nel corso del vertice di maggioranza tenutosi a Palermo, lo stesso Crocetta avrebbe (finalmente) compreso la gravità della situazione chiedendo una corsia preferenziale all'Ars per l'approvazione del disegno di legge. E' il deputato regionale Lino Leanza, che ha spinto affinché si accelerassero i tempi di approvazione della legge quadro, a spiegare cosa accadrà da qui a fine mese. “Non mi limito a parlare solo di televisione ma di tutto ciò che riguarda l’editoria e l’informazione: il passaggio al digitale terrestre ha comportato un enorme investimento da parte degli editori che hanno fatto tutto a loro spese. In tutte le altre parti d’Italia, vedi il Veneto, con i fondi europei si sono aiutate le imprese”.

Perchè non si è pensato prima?

“Se n’è discusso per molto. Quello che oggi è importante è l’avere pensato ad un disegno di legge organico: che va dalle tv, ai giornali, ai quotidiani on line. Dobbiamo aiutare gli imprenditori”.

Fatto sta che da Catania parte l’allarme: chiude l’emittente D1 e si rischia l’effetto domino.

“Vero. Per questo motivo, sia che si parli di una televisione di ampio raggio o di una locale, si deve intervenire. C’è, poi, la questione che riguarda i giornali: cartacei o on line. Ecco, nel settore dell’informazione bisogna intervenire: non con soluzioni a pioggia ma ma con l’impegno della Regione che vada a farsi garante per il credito e facendo in modo che i gruppi editoriali siano monitorati dal Corecom che deve fissare degli standard di qualità”.

Verrebbe sancito, dunque, un principio di merito?

“Certo. Chi è bravo deve essere aiutato”.

Quella di oggi è la giornata entro la quale in commissione vanno presentati gli emendamenti al disegno di legge.

“Oggi il presidente Marziano in commissione attività produttive tirerà le somme. Dopodichè, si potrebbe arrivare in commissione bilancio, chiudere la partita ed a fine mese arrivare in aula”.

Fatto sta che D1, a Catania, rischia di essere solo la classica punta dell’iceberg.

“Infatti, il problema adesso è il seguente: chiudendo D1 o chiudendo un altro giornale o un periodico si innesta un procedimento a catena devastante. Solo come tv, ci sono 102 realtà locali che rischiano di deragliare, per non parlare poi, come detto, di tutti i giornali cartacei ed on line”.

Catania sa bene che il tramonto di iniziative editoriali mettono a repentaglio la democrazia.

“Questo disegno di legge da un lato garantisce la pluralità dell’informazione e la democrazia: dall’altra riesce ad essere lente d’ingrandimento rispetto a tutte quelle notizie locali che sono il sale stesso della democrazia”.

E’ singolare che questo allarme scatti da Catania?

“Io posso dirle che tutto questo scatta perchè manca la pubblicità: quella dei privati e quella istituzionale. Alla fine come si dovrebbe sopravvivere? Di fatto, tra diretto e indotto, su tutta l’isola ci sono 5 mila persone interessate da questa situazione. Che D1 a Catania chiuda, dopo gli investimenti fatti, lascia pensare che da qui a brevissimo tempo lo stesso varrà anche per tanti altri”.

Quanti soldi dovrebbero impegnarsi a sostegno dell’editoria?

“In molti casi si tratta di elementi di garanzia. Abbiamo ipotizzato che 2 milioni può metterli la Regione e che altri 4 o 5 vengano messi a disposizione dall’Europa attraverso i bandi. Non parliamo di grosse cifre, però, vanno fissati e rispettati gli standard minimi”.

Ovvero?

“Ovvero, che se ci viene detto che una struttura è composta da tot giornalisti e tot tecnici, significa che in quella struttura sono tutti messi in regola e che hanno una busta paga: con contratti collettivi e tutto il resto”.

Tra il dire e il fare...

“Beh, guardi che voi rappresentate una categoria dove quando vi licenziano, non sapete dove andare a finire: dov’è la tutela del giornalista o del tecnico? Non si capisce. La tutela che ha una commessa di un negozio è maggiore rispetto alla vostra”.

Entro l’estate, il disegno di legge potrebbe essere esitato dall’aula?

“Io credo che entro sette giorni potrebbe essere esitato dalla Terza commissione, dopodichè va in commissione Bilancio e già entro questa sessione estiva l’aula potrebbe discuterlo ed approvarlo”.

Crocetta, che ha fatto una battaglia sull’ufficio stampa e che non si è mosso sulla “questione editoria”, cosa ne pensa di questa proposta?

“L’ha sostenuta ed è fortemente convinto dell’importanza di questa cosa: come detto, ha chiesto una corsia preferenziale. Mi lasci dire che, al di là di tutto, vanno garantite le regole per garantire la corretta informazione e la sopravvivenza del settore. Regole nel dare e regole ne ricevere. Così si mantiene alta anche la qualità dell’informazione locale”.


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