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L'inchiesta sulla fuga di notizie

Omicidio Ilardo, ascoltato Riccio
Zuccaro ai domiciliari in ospedale


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CATANIA - L'inchiesta sullo "spiffero" per l'omicidio Ilardo va avanti. Si arrichisce di nuovi elementi, infatti, il fascicolo affidato ai pm Pasquale Pacifico e Rocco Liguori, con il coordinamento del procuratore Giovanni Salvi, che vuole mettere luce su come la notizia che Luigi Ilardo volesse diventare collaboratore di giustizia sia arrivata alle orecchie della criminalità organizzata. Al Palazzo di Giustizia di Catania si sono svolti in queste settimane alcuni interrogatori: i magistrati hanno ascoltato diversi ufficiali della Dia di Catania e del Ros che all'epoca del delitto, avvenuto nel 1996, erano in servizio.

A Catania, nei giorni scorsi,  è anche atterrato un aereo su cui viaggiava il colonnello Michele Riccio, l'ufficiale a cui Gino Ilardo aveva raccontto i segreti della cupola palermitana e aveva svelato il covo del boss Bernardo Provenzano, portandolo a un passo dalla sua cattura il 31 ottobre 1995. Il blitz fallito a Mezzojuso è al centro del processo Mori - Obinu che si celebra a Palermo. Il colonnello è anche uno dei partecipanti a quel famoso incontro romano, insieme ai Pm Giovanni Tinebra, Giancarlo Caselli e Teresa Principato, del 2 maggio 1996 quando Ilardo informò la magistratura che voleva collaborare. Le  dichiarazioni di Riccio, raccolte dai magistrati,  potranno chiarire meglio le dinamiche di cosa accadde nel periodo tra la riunione e il delitto, e quindi ricostruire chi oltre i presenti al "vertice segretissimo" fosse a conoscenza dell'intenzione dell'esponente della famiglia di Caltanissetta di "pentirsi".  Uno strumento in più per scavare in quella "zona d'ombra" tra istituzioni e mafia.

Il 10 maggio 1996, pochi giorni dopo l'incontro a Roma, l'infiltrato fu ucciso in via Quintino Sella a Catania, intorno alle 21. Un delitto rimasto irrisolto fino ad oggi: il 12 giugno 2013 la squadra mobile ha notificato in carcere tre ordinanze, emesse dal Gip su richiesta della Dda di Catania, guidata da Giovanni Salvi,  nei confronti di Giuseppe "Piddu" Madonia, Maurizio Zuccaro e Benedetto Cucimano con l'accusa di essere rispettivamente il mandante, l'organizzatore e il componente del gruppo di fuoco che uccise Gino Ilardo. La possibile fuga di notizia emerge anche dalla lettura dell'ordinanza: "Un'aspetto inquietante" lo definisce il Gip Marina Rizza, che nelle sue conclusioni scrive: “Ne discende allora che l’omicidio dell’Ilardo è stato commesso non solo e non tanto per l’attività di “confidente” dallo stesso sino a quel momento svolta, ma anche (e soprattutto) per evitare che costui iniziasse a collaborare con la giustizia, con l’ulteriore conseguenza, logicamente ineludibile, che proprio di tale intenzione della vittima, concretizzatasi appena otto giorni prima dell’omicidio, erano stati informati - evidenzia il giudice -  i mandanti dello stesso, e che in tale ristrettissimo arco temporale (dal 2 al 10 maggio) il delitto era stato progettato, organizzato ed eseguito”

Oggi il tribunale del Riesame, a seguito della richiesta di annullamento dei difensori dei tre indagati, ha confermato l'ordinanza per Madonia, Zuccaro e Cocimano, ritenendo valido l'apparato probatorio presentato dai pm Pasquale Pacifico e Agata Santonocito. A Maurizio Zuccaro, per motivi di salute, è stata concessa la misura di custodia cautelare ai domiciliari in regime ospedaliero. Il tribunale ha deciso per il ricovero al Ferrrarotto di Catania.

E' stata fissata per il prossimo 17 luglio l'udienza per il ricorso presentato dalla procura per la richiesta di custodia cautelare in carcere, non accolta dal Gip Rizza, nei confronti di Enzo Santapaola, figlio di Salvatore, ritenuto dalla Dda uno dei mandanti dell'omicidio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti lui avrebbe avuto il ruolo di cerniera tra il carcere, da dove è partito l'ordine di uccidere, e l'esterno.

 


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