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CONSIGLIO AUTOCONVOCATO

Il consiglio provinciale
sfida la Regione


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Nunzio Parrinello, Articolo 4



CATANIA – Prima seduta in regime di auto convocazione, oggi, a Palazzo dei Minoriti. Il consiglio provinciale etneo ha infatti deciso di procedere ulteriormente i propri lavori nonostante il commissariamento inaugurato il quindici di giugno. Un’assemblea svolta però nel pieno rispetto delle regole. L’ordine del giorno, infatti, è stato pubblicato già da venerdì sul sito della stessa Provincia etnea. A dare validità alla seduta odierna, vi era pure il segretario generale dell’Ente Francesca Gangi, mentre l’assise è stata presieduta da Mimmo Galvagno, in qualità di consigliere più anziano, così come prevedono gli statuti dell’ente. Tra i protagonisti del conflitto istituzionale in atto con Palazzo d’Orleans c’è Nunzio Parrinello, esponente del movimento capeggiato da Lino Leanza, Articolo 4, attualmente in maggioranza all’Ars: “Parlo da cittadino, non sono contro Crocetta. Ma non si mandano via i consiglieri e poi si fa la legge. La nostra protesta –annuncia- continuerà nelle piazze”.

I consigli provinciali sono sciolti. Nominati i nuovi commissari. A Catania tutto resterà nelle mani della Liotta. Cosa la preoccupa di questa situazione?

“Il quadro generale è del chi perde e del chi vince. Perde la Democrazia, vince la burocrazia. Sui commissari il mio dubbio è questo: vengono nominati generali e ex prefetti. Io ricordo che queste figure servivano nei comuni sciolti per Mafia. Nei contesti democratici normali si opterebbe per i funzionari regionali, che possono dare delle risposte ai cittadini. Il problema è anche un altro. L’idea di optare per un solo commissario non mi convince. Da oggi, in una sola figura, c’è il controllore e il controllato. Un doppio ruolo di amministratore che propone e di Consiglio che approva. Non credo che questo sia segno di democrazia”.

Lei dunque paventa un pericolo per la democrazia?

“Sì, assolutamente. C’è qualcosa che non va in questo meccanismo. Ci deve essere qualcuno che controlli, in un momento soprattutto dove la trasparenza è la cosa principale, assieme all’informazione. Non è un problema dunque relativo ai soli consiglieri, attenzione. Se le cose prossimamente andranno male i cittadini dovranno sapere il nome di chi ha voluto questa riforma. A chi addebitare ogni eventuale confusione? Io mi chiedo inoltre: i due milioni e mezzo di euro per garantire l’igiene negli istituti scolastici, da settembre da chi verranno garantiti?”.

Quali altri situazioni critiche?

"Lo stesso vale per le strade, la Pubbliservizi e per le centinaia di lavoratori della stessa Provincia. Non c’è un risparmio, come dicono, di cinquanta milioni di euro. Saranno poco più di diciassette milioni di euro. La Tabaella H, lo faccio notare, era di quarantacinque milioni. Risparmiando qualcosa da lì, avremmo garantito la democrazia. Facile per la Regione pareggiare i bilanci se si tagliano i residui passivi, gli impegni cioè che da Palermo si hanno nei confronti delle Provincie. Chi pagherà da domani gli articolisti, i settecentomila euro annui per l’istituto Bellini e i contributi per lo Stabile di Catania? Oggi non parlo da consigliere, ma da cittadino. E gli interrogativi restano”.

Lei è di Articolo 4. Non sta andando contro il suo movimento?

“Guardi, io non sono contro Crocetta. Io nel ’94 ero sindaco. Sono stato abituato alla concertazione. Prima di fare una cosa, ci consultavamo dal basso. Sapevamo cosa fare. Non che prima eliminavamo e poi si vedeva. Da cittadino auspicavo una riforma, ma ragionandola. Non si mandano via i consiglieri e poi si fa la legge. Ho paura che quello che non si riuscirà a fare entro breve, si ripercuoterà in cattivi servizi prossimamente. Da cittadino ne subirò un danno. Quella di oggi in aula, quindi, non è una provocazione ma un azione democratica”.

Come continua la vostra protesta?

“Democraticamente fuori da qui. Dobbiamo far capire alla gente che hanno buttato fumo negli occhi”.

La prossima iniziativa?

“Noi aspettiamo il decreto. Lo leggeremo attentamente e vedremo se ci sono i presupposti per impugnarlo. Ma attenzione, sia chiaro, non lo impugneremmo in favore nostro. Ma in favore delle elezioni. Ho però un altro dubbio. Temo che con il 31 dicembre non finiranno i problemi, anzi. Dopo ci sarà da applicare la legge, e ci vorrà almeno un anno. Guardi al precedente delle Srr, le ex Ato, ferme da due anni. Poi ogni consiglio comunale dovrà scegliere con quale comune andare. Io sono affinché i servizi siano erogati. Ma non credo che nei prossimi sei mesi ci riusciremo a far decollare i liberi consorzi. Noi, intanto, da cittadini siamo qui a dire che le cose così ragionate andranno male”.

 


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