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L'intervista

Leanza: “Il centrodestra?
I suoi big litigano sempre”


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CATANIA. Si coccola la sua creatura, Lino Leanza. Quell’Articolo 4 che, nonostante abbia appena una paio di mesi di vita, ha sbaragliato un po' dappertutto. O, perlomeno, laddove era presente. Catania su tutte. Ago della bilancia decisivo nella vittoria al primo turno di Enzo Bianco. Lo "scisma" consumatosi da Raffaele Lombardo è lontano secoli, ormai.

Beh, onorevole Leanza, il successo alla fine è stato tutto vostro.

“Siamo stati determinati e determinanti in questa tornata elettorale. Avere preso il 10,20%; 3 presidenze di consigli circoscrizionali; avere portato 15 mila voti a Catania e nello stesso tempo avere portato in tanti Comuni della provincia numeri importanti è stato un enorme traguardo. A Randazzo, siamo il primo partito, a Belpasso abbiamo avuto una grandissima affermazione con il nostro consigliere Zitelli che si è affermato con oltre 700 voti; è la dimostrazione che il nostro Movimento è già radicato nonostante si passato appena un mese dalla sua costituzione”.

Siete e siete stati un pò l’ago della bilancia dappertutto: vi trovate in una posizione di forza.

“Noi siamo leali per natura: abbiamo un progetto che mette al centro il lavoro, la lotta alla disuguaglianza sociale, alla povertà e quindi penso che la gente ci abbia premiato perchè lo ha capito. Ma voglio ribadire un concetto: noi siamo e resteremo leali con chiunque”.

Veniamo a Catania. Quand’è che avete ufficialmente deciso che era meglio andare con Enzo Bianco?

“Io con Enzo Bianco mi ero visto molto tempo prima dell’accordo. Avevo capito che c’era una idea di Catania molto importante: avevo anche la consapevolezza che Enzo Bianco il sindaco lo sa fare e quindi, c’eravamo lasciato con un arrivederci. Quando abbiamo formato Articolo 4, anche per restare nei temi regionali, abbiamo preferito restare nella coalizione e lo abbiamo fatto alla luce del sole con grande serietà, lealtà e determinazione. Abbiamo dato il nostro contributo ed abbiamo fatto la scelta giusta”.

Ma c’è stato un momento in cui avete pensato: “Andiamo con Stancanelli”?

“No. Onestamente, posso dire che non c’è mai stato. IA suo tempo sentii Stancanelli del quale ho sempre dato un giudizio positivo da sindaco di Catania, e lo confermo anche oggi. Però, volevamo fermamente rimanere nella coalizione di centrosinistra”.

Lei che ne ha fatto parte: mi dice perchè il centrodestra si è sbriciolato così violentemente?

“Nel centrodestra si è lavorato da solisti. Anche all’interno dell’amministrazione ci vuole un grande direttore d’orchestra che prende le decisioni finali ed importanti, che è il sindaco, che devo però avere l’umiltà di confrontarsi con le forze politiche che lo sostengono: di circondarsi di persone capaci ed efficienti. Ma, soprattutto, deve avere la mentalità di farli lavorare”.

Insomma, mi pare di capire che nell’esperienza Stancanelli tutto questo non è avvenuto.

“Esatto, non è avvenuto. O, meglio, è successo in minima parte. Ma non c’è solo questo”.

Ci dica, cos’altro c’è stato di deleterio?

“La esasperata rivalità dei troppi big. Molti big nel centrodestra, dove ognuno diceva la sua. C’è poco da aggiungere”.

E, adesso, con Bianco vi tocca la vice-sindacatura.

“Ma io non so se ci spetta la vice-sindacatura o qualche altro incarico importante. Intanto, abbiamo un assessore in giunta molto preparata che è Angela Mazzola: vediamo, adesso, cosa di deciderà. Ma lo faremo nella massima serenità”.

Lei non vede il pericolo che da qui ai prossimi cinque anni la somma delle tante e diverse anime della coalizione, possa portare a forti frizioni interne?

“Io sono convinto che più si andrà avanti e più, invece, il quadro si comporrà. Credo che queste elezioni sono servite a semplificare sigle e partiti”.

Cosa ha detto a Bianco al momento dell’elezione?

“Gli ho detto che adesso comincia il difficile: ma con lui il difficile diventerà facile. Catania ritroverà il suo orgoglio”.

Lotte di consiglio, nomine, partecipate: sarà un inizio tutt’altro che semplice.

“Devo dire che da sindaco Stancanelli, sotto questo punto di vista, ha svolto un buon lavoro. Le cose si risolvono solo lavorandoci: se lo facciamo con persone valide e capaci usciamo fuori da questa crisi”.

E’ chiaro, però, che ognuno vorrà riconosciuto il proprio spazio imponendo i propri nomi.

“Sarebbe un grave errore. Io credo che la cabina di regia debba rimanere a Bianco. Poi è giusto che chi ha dato il proprio contributo venga tenuto in considerazione. Se Bianco ha ottenuto il 51% è merito anche di tanti candidato che si sono spesi e ci hanno messo la faccia: a Bianco tocca essere intelligente ed efficace dando ad ognuno il giusto riconoscimento”.

Mi dice se esclude categoricamente un suo possibile ingresso nella giunta Crocetta.

“Lo escludo perchè come dissi quando formammo Articolo 4: non è mia intenzione prendere ruoli. Con due giovani validi come la Sudano e Sammartino, a fine mese daremo vita all’assemblea costituente: siamo interessati a dare il nostro contributo alla Regione. Ma, io personalmente lo escludo”.

Mi dice perchè chi punta su Lino Leanza vince?

“Semplicemente perchè noi siamo radicati sul territorio e viviamo con le persone. Per noi la campagna elettorale è una tappa e non un punto di arrivo: noi lavoriamo tutto l’anno”.


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