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Piano di rientro

Tasse al massimo, meno servizi
Ecco le conseguenze per la città

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CATANIA - Una vera e propria spada di Damocle pende sulla testa dei catanesi, ma in campagna elettorale si preferisce non parlarne. Del piano di rientro, approvato dal consiglio comunale lo scorso mese di febbraio e presentato dall'Amministrazione comunale per consentire all'Ente di aderire alla richiesta di anticipazione di risorse a valere sul fondo di rotazione sorto per legge - il Cosidetto decreto Salva Enti - non si sa infatti ancora nulla, anche se alla sua approvazione e viceversa sono legate le sorti finanziarie di Catania.

Se il piano dovesse essere respinto, infatti, per il Comune sarebbe dissesto sicuro; ma anche nel caso contrario, ovvero di una risposta positiva da parte del Ministero e della Corte dei Conti di Palermo, per le catanesi e i catanesi si prospetterebbe una situazione estremamente difficile. E proprio sugli effetti del piano di rientro interviene il Movimento 5 Stelle che, attraverso Antonella Grillo, commercialista, revisore dei conti e candidata con i grillini al consiglio comunale, ha analizzato le possibili conseguenze sull'economia della città in caso di risposta affermativa su quanto predisposto dall'amministrazione comunale.

"Il Sindaco Stancanelli l’ha definito ‘Piano Salva Catania’ ma pochi conoscono in cosa realmente consiste, quali ne sono le cause e le conseguenze per i cittadini catanesi" - spiega la Grillo. Secondo la candidata, risultano ancora poco chiare, infatti, le conseguenze per i cittadini catanesi. "A dispetto di quanto la corrente amministrazione ci ha lasciato intendere - continua la Grillo - il Piano di Rientro non salva affatto i cittadini dalla catastrofe. Il peggio è già arrivato in quanto gli effetti di tale manovra si ripercuoteranno per anni sulle famiglie catanesi e sulle attività che gli stessi conducono ormai da anni con grande fatica. Non è infatti chiaro che ci troveremo a pagare con un mutuo decennale le conseguenze di una gestione poco efficiente e poco consapevole delle esigenze della cittadinanza".

Applicazione di aliquote e tributi nella misura massima consentita, a partire dall'Imu, passando dall'addizionale comunale IRPEF, in realtà già al massimo, ma soprattutto si renderà necessario un aumento del 36% del costo dei servizi a contribuzione comunale, dagli asili nido, ai servizi cimiteriali, alle mense scolastiche. "Allo stesso modo saranno pregiudicati servizi essenziali da erogare al cittadino - prosegue la Grillo: ad esempio il servizio di pubblica illuminazione, con maggiori rischi per la sicurezza. Il Comune ha dovuto inoltre impegnarsi a garantire un blocco decennale delle assunzioni, con evidenti conseguenze sull’impatto occupazione, e ad alienare i beni patrimoniali disponibili non indispensabili. Misura quest’ultima - sottolinea ancora - di scarsa rilevanza, considerato che la stessa vendita era già stata deliberata nel 2009 sempre nell’ambito di un programma di risanamento delle casse comunali, ma che ad oggi non ha sortito risultati economici rilevanti  a causa delle aste di vendita continuamente andate deserte". E ancora, dall’entrata in vigore della TARES, anch’essa elemento cardine del Piano di Rientro, il cittadino pagherà, in aggiunta allo 0,30% gia’ fissato per legge e dovuto allo Stato, un 0,10% in piu’ al metro quadro, percentuale questa destinata a rinpinguare le casse comunali.

"Secondo indagini statistiche condotte da ConsumerInst - conclude - la Tares peserà fino a 300 euro per un nucleo familiare medio, e portando, in aggiunta all’IMU, le tasse comunali su un singolo appartamento, a 500 euro l'anno. Per le attività commerciali invece la TARES, se non corretta, produrrà aumenti per alcune categorie pari al 600% annuo. Un aumento che porterà alla chiusura molte attività.


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