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L'intervista al Procuratore Salvi

La politica, le elezioni, i presidenti
"Spesso la giustizia diventa un alibi"

amministrative 2013, Catania, elezioni, giovanni salvi, Cronaca

Si avvicina l'appuntamento con le urne e il procuratore di Catania Giovanni Salvi invita i cittadini a fare una scelta di legalità. "Non è necessario - avverte -  che ci sia qualcosa di rilevante penalmente per considerare sbagliato un comportamento. Gli obblighi - dichiara a LiveSiciliaCatania - di un buon politico sono di trasparenza della sua attività e di correttezza nei rapporti con l'elettorato".

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CATANIA - Non è una sentenza il metro di misura dell'integrità di un politico. Sono i suoi comportamenti nella creazione del legame con l'elettorato la chiave per giudicarne correttezza e trasparenza. Il procuratore di Catania Giovanni Salvi invita gli elettori ad andare oltre il semplice "casellario giudiziario" di un candidato nella valutazione della scelta. "Spesso - dichiara il magistrato -  la giustizia diventa quasi un alibi rispetto agli obblighi che un buon politico dovrebbe comunque avere. Non è necessario che ci sia qualcosa di rilevante penalmente per considerare sbagliato un comportamento". La speranza e che gli "elettori costruiscano degli anticorpi" per difendersi dalla tentazione di "avere utilità" da una dichiarazione di voto. Purtroppo Salvi nelle sue indagini si trova davanti a situazioni dove una x "costa" anche poche decine di euro. "Mi si stringe il cuore - afferma il procuratore - davanti a queste cose che ci fanno capire però quanto siamo caduti in basso nella concezione della democrazia".

Cosa mi mi dice se le chiedo del legame tra politica, giustizia e mafia?

Le posso dire molto poco visto che siamo vicini alle elezioni e si tratta di temi delicati. In termini assolutamente generali la cosa che mi sembra importante sottolineare è che spesso la giustizia diventa quasi un alibi rispetto agli obblighi che un buon politico dovrebbe comunque avere, e cioè di trasparenza della sua attività e di correttezza nei rapporti con l'elettorato. Molto spesso mi sembra che ci si trinceri dietro l'attesa della decisione giudiziaria: dietro magari a una sentenza di assoluzione o di prescrizione, che però lascia intatti elementi invece riguardanti rapporti, senza alcuna rilevanza penale, ma comunque sbagliati dal punto di vista di questa relazione tra la politica e l'illegalità. Non è necessario che ci sia qualcosa di rilevante penalmente per considerare sbagliato un comportamento.

La Sicilia è già una terra difficile: il fatto che due ex presidenti della Regione, uno condannato e l'altro imputato in un processo, sono coinvolti in procedimenti riguardanti la mafia che ricadute ha nell'elettorato siciliano?

Questo è un punto molto significativo, ma non è solo un problema della Sicilia. Qui abbiamo questa situazione particolare di due ex presidenti che hanno avuto vicende giudiziarie, uno è ancora in corso di accertamento, di possibili contatti con la criminalità organizzata, ma questa è una questione che riguarda anche altre regioni meridionali. Recentemente ci sono state indagini coordinate tra Reggio Calabria e Milano, dove addirittura sono interessate anche molte aree della Lombardia. La sirena per l'uomo politico della facilità di ottenere un consenso elettorale distorto attraverso un rapporto con organizzazioni che possono disporre di voti e di alte utilità per la gestione di una campagna elettorale, è una sirena molto pericolosa, dalla quale non solo bisognerebbe resistere, ma contro la quale l'elettorato dovrebbe costruire degli anticorpi. Ancora una volta la giustizia è importante perché può svelare l'esistenza di questi rapporti, ma non dovrebbe essere scaricata tutta su di noi la responsabilità di questo.

Quale è la sua lettura in merito al processo sul presunto rapporto Stato - Mafia?

Io preferisco non parlare di processi in corso che riguardano altri. Solamente voglio ricordare con molto affetto Loris D'Ambrosio che è stato uno dei principali collaboratori di Giovanni Falcone, è stato colui che ha avviato indagini che hanno portato risultati molto importanti per il contrasto alla criminalità organizzata. E quindi spero che il processo possa fare assoluta chiarezza affinché non ci sia alcuna ombra in questa straordinaria figura di magistrato. Ma questo è un ricordo mio personale, che non riguarda il procedimento per il quale non c'è nulla che debba dire.

Cosa pensa dei magistrati che scendono in politica?

Io penso che la politica sia una delle cose più belle che esista nella vita di una persona,  perché vuol dire impegnarsi collettivamente per ottenere risultati per il bene comune. Non ho alcuna posizione al fatto che ci si impegni in politica. I magistrati esercitano un potere molto grande e che ha il suo fondamento nell'indipendenza. Noi agiamo da persone indipendenti e che siamo sottoposti a controlli interni di legalità, quindi è importante che noi manteniamo sempre un distacco dai nostri processi. Non sono contrario al fatto di scendere in politica purché chi lo fa riesca a render chiaro una netta chiusura tra il suo impegno e la sua attività professionale. Penso, invece, che persone esposte come noi pubblici ministeri dobbiamo restare molto cauti.

Quale è l'invito che fa agli elettori che si stanno preparando all'appuntamento delle amministrative?

Fare molta attenzione a considerare il voto come un momento fondamentale della vita di un cittadino, e che quindi ha un grande valore, A me stringe il cuore quando sento nei miei procedimenti che il voto viene scambiato con un favore o addirittura con poche decine di euro. Questo ci fa capire quanto siamo caduti in basso nella concezione della democrazia. La votazione è il momento principe della vita politica e dovremmo cercare di valutare bene, anche al di là degli aspetti di rilevanza penale, chi votiamo chiedendoci quale affidabilità di correttezza essi abbiano.

 

 

 


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