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ANM CALTAGIRONE

Muos ed elettrosmog
La magistratura si interroga

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Il Convegno Anm a Palazzo delle Aquile



CALTAGIRONE - Nel calatino si scrive “inquinamento elettromagnetico” ma si legge Muos. Un convegno che ha destato la curiosità oltre che degli addetti ai lavori anche di molti cittadini che da mesi si interrogano sulla propria salute e sui rischi ad essa connessi relativamente all’istallazione delle antenne militari americane per il controllo, fra l’altro, di aerei senza pilota, i cui lavori sembra stiano proseguendo a dispetto della revoca delle autorizzazioni promossa, anche se in maniera tardiva, da parte della Regione Sicilia.

Il linguaggio è quello dell’aula di tribunale, codici, leggi, cavilli, lacune giurisprudenziali ma per gli addetti al settore, oggi, e per la prima volta in Sicilia, la magistratura si riunisce e si interroga, informando nel contempo la popolazione, su quali strumenti si possono adoperare per la tutela della salute e di quali strumenti la magistratura stessa avrebbe bisogno per tutelare gli interessi della collettività.

Dopo i saluti di rito del Sindaco di Caltagirone Nicola Bonanno, il cui auspicio all’inizio dei lavori è stato proprio quello di riuscire a trovare la giusta via che porti al definitivo blocco dei lavori all’interno della sughereta sita nel territorio di Niscemi, si sono susseguiti i saluti del procuratore della Repubblica di Caltagirone Francesco Paolo Giordano, e quelli del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Caltagirone Walter Pompeo.

Chiara la posizione sul tema di Anna Scirè, Presidente della sottosezione A.N.M. di Caltagirone: “Lo spunto vien preso dal Muos in fase di realizzazione a Niscemi ma non si ferma certamente a questo caso specifico considerata la portata molto più ampia dell’argomento che coinvolge tutto il territorio nazionale. Noi siamo una comunità di operatori del diritto, la nostra esigenza è quella di rispondere a degli interrogativi che ancora ci sono, molto pressanti e irrisolti e che riguardano la configurabilità della fattispecie dal punto di vista penalistico e quindi il far rientrare il reato in una fattispecie piuttosto che in un'altra. Altra esigenza riguarda poi le sanzioni di tipo amministrativo che sono erogabili, il rapporto fra le sanzioni amministrative e quelle penali e poi una residuale tutela civilistica per il cittadino che non riesce a trovare altra soluzione a fronte di onde elettromagnetiche che potrebbero anche non superare i limiti previsti dalla disciplina di settore ma che ciò non di meno, possono essere comunque intollerabili poiché incidono sulla salute umana.”

“Il problema è complicato -  prosegue la  Scirè - dal fatto che non sappiamo qual è la reale incidenza sulla salute umana delle onde elettromagnetiche. Questo è il punto nodale della questione. Abbiamo dati certi e scientifici sulle onde a bassa frequenza non abbiamo dati certi ed univoci per quelli ad alta frequenza. Questo stato di incertezza complica il lavoro degli operatori del diritto poiché siamo noi che dobbiamo applicare delle sanzioni o che dobbiamo prevenire, cosa altrettanto importante, il fenomeno dell’inquinamento.”

Qualora la disciplina dovesse rimanere nebulosa e i dati incerti cosa potrebbero fare i cittadini in autotutela? “Allo stato l’unica tutela potrebbe essere quella civilistica, è possibile perseguire questa strada anche in un momento preventivo. Oggi offriamo uno strumento alla cittadinanza per pensare a degli strumenti di tutela a tutto tondo nei confronti di questo fenomeno che affligge il territorio.”

A salutare positivamente l’iniziativa Francesco Paolo Giordano Procuratore della Repubblica di Caltagirone: “Credo che sia un iniziativa culturale questa molto importante perché questo tema solo apparentemente tecnico chiama in causa esperti di varie branche del diritto ed è un tema che risente della pressante domanda di giustizia di un bacino di popolazione di centinaia di migliaia di persone. E’ un tema, inoltre, che fa svelare le lacune dell’ordinamento giuridico che non da risposte adeguate. Il ruolo della magistratura è quello di supplire a queste lacune”.

Ai lavori ha preso parte anche il Presidente dell’ANM di Catania Pasquale Pacifico sostituto procuratore della DDA etnea.

 

 


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