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SCONTRO MEGAFONO - PD

Caudo: "A Catania uniti,
Crocetta il vero autonomista"


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Nessuna frattura tra Pd e Megafono in provincia di Catania. Giuseppe Caudo, smorza i toni dopo gli attacchi di Mirello Crisafulli. "E’ chiaro che il Pd - dichiara il coordinatore  - è in una fase congressuale, si sta dando avvio a un dibattito interno, ma niente di più". E sugli ex Mpa traghettati nel Megafono, Caudo ha le idee chiare: "Hanno scoperto che Crocetta è più autonomista di Lombardo".

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CATANIA – A Catania è tutt’altra storia: il Megafono e il Pd sembrano uniti da un legame inattaccabile. : Le “frecciatine” di Mirello Crisafulli non hanno fatto breccia alle falde dell’Etna: almeno questo è la foto scattata da Giuseppe Caudo, coordinatore provinciale del movimento fondato da Rosario Crocetta“Siamo in piena sintonia con il Pd a Catania, così come a Palermo”. Nessuna frattura, ma ci sono territori dove questa unione di pensiero non viaggia così in “sintonia”. A Mascalucia per esempio il Megafono ha scelto di giocare una partita solitaria candidando Ignazio Maugeri, figlio dell’ex sindaco autonomista, mettendo i bastoni tra le ruote alle ambizioni di primo cittadino del farmacista Claudio Pappalardo. Caudo, però, ridimensiona la vicenda: “In una città difficile che ha grandi problemi abbiamo deciso di correre da soli e non con il Partito Democratico, ma certamente non siamo contro il Pd”. Il coordinatore de il Megafono poi coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “Di cosa siamo accusati, di candidare i trasformisti? Sono solo persone deluse da un progetto politico quale era quello dell’Mpa e hanno scoperto che Crocetta, forse, è più autonomista di quanto lo era Lombardo”. Giuseppe Caudo, poi, consiglia “cautela” a Mirello Crisafulli.

La frattura tra Pd e Megafono che si sta creando a Palermo sta avendo riflessi anche su Catania?

A Catania, così come a Palermo, io credo che ci sia una piena sintonia con il Partito Democratico. E’ chiaro che il Pd è in una fase congressuale, si stanno presentando tesi e mozioni, e con questo si sta dando avvio a un dibattito interno, ma niente di più di questo. Il Megafono è un movimento che va oltre il Partito Democratico ma vi siamo dentro, io per primo come membro della direzione regionale. Vogliamo sicuramente portare un cambiamento al fine di portare il centrosinistra di più in mezzo alla gente.

A Catania per le prossime amministrative avete scelto di correre insieme al Pd sostenendo la candidatura di Bianco, però in altre realtà della provincia, come ad esempio Mascalucia, il Megafono si presenta da solo?

Io dico in tutta la Sicilia nelle grandi realtà c’è sempre un’unità di intenti, a Catania in particolare. Abbiamo pochissimi esempi dove corriamo da soli, uno di questi è Mascalucia dove abbiamo scelto un candidato giovane e una lista di giovani. In una città difficile che ha grandi problemi abbiamo deciso di correre da soli e non con il Partito Democratico, ma certamente non siamo contro il Pd. E’ un primo tempo di un possibile ballottaggio e poi vedremo.

Il Megafono, a scanso di equivoci, viste le dichiarazioni di ieri, ha un futuro nella politica siciliana?

Il Megafono ha un passato giovanissimo, di soli sei mesi, ha un presente che è sotto gli occhi di tutti e ha un futuro se inserito nell’ottica di un grande partito, io dico progressista, autonomista e moderato che in Italia inizia a mancare.

Cosa può dare il Megafono a questa grande coalizione di centrosinistra?

Trasparenza e lotta alla mafia. La lotta alla mafia è uscita dal vocabolario del Partito Democratico. Il buon governo: il principio del governare e del cambiare le cose. E sono tutte cose, queste, che possono stare dentro il Partito Democratico e dentro il centrosinistra. In più il Megafono ha un compito: in una fase di terremoto della politica dove si stanno perdendo molti punti di riferimento, il Megafono vuole essere il nuovo punto di riferimento. E’ un po’ la questione catanese: di cosa siamo accusati, di candidare i trasformisti? Ma voglio dire Erika Marco, 24 anni, Francesco Salvatore Trichini, 28 anni, possono essere considerati dei trasformisti? Questa è gente che ha fatto un mandato in un partito che è iniziato e finito, e che facciamo? Li lasciamo per strada perché hanno finito di fare politica con la lettera scarlatta? No. Il Megafono è un movimento dove una classe dirigente giovane può trovare anche uno stimolo per andare avanti dentro un principio autonomista, moderato e progressista.

Non sono trasformisti, lei allora come li definirebbe?

Semplicemente hanno scoperto che quel progetto politico era fallimentare, e hanno scoperto il progetto politico che Crocetta sta portando a livello regionale. Io penso questo. Sono persone deluse da un progetto politico quale era quello dell’Mpa e con l’applicazione dell’articolo 37 hanno scoperto che Crocetta forse è più autonomista di quanto lo era Lombardo.

Come risponde a Crisafulli?

Crisafulli dimostra di avere un’idea diversa da quella che ha il Megafono del Governo, ma da uno storico dirigente del Pd ci aspettiamo maggiore cautela visti anche i fatti che lo hanno interessato alla commissione di garanzia. Io credo che Crisafulli abbia accelerato la fase congressuale. I Megafonisti, io per primo, stiamo dando un grande contributo al Partito Democratico e stiamo facendo un grande lavoro a servizio del centrosinistra. Se Bianco vince a Catania, e io credo che vincerà, lo dovrà anche al grande lavoro che stiamo facendo noi del Megafono, così come in molti altri comuni. Uno dei principi che mi ha insegnato Crisafulli è che bisogna fare delle battaglie per cambiare le cose. E così che si vincono le elezioni, e lui me lo insegna.

Cosa ha di più il Pd insieme al Megafono, rispetto a un Pd senza il Megafono?

Il Megafono non può dare qualcosa di più al Partito Democratico, può dare qualcosa di diverso. Il Pd è un partito forte, radicato nel nostro territorio. Il Megafono sta contribuendo a radicarsi ancora di più e anche in quelle aree catanesi dove non riusciva a penetrare. Con queste due cose il Megafono può diventare l’arma in più del centrosinistra per conquistare il governo delle città etnee, tra cui Catania.

Quindi siete l’arma in più?

Non so se siamo l’arma in più, sicuramente siamo l’arma nuova.

 


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