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Aumento dei canoni

Mannaia su turismo e lavoro
Il Sib: "Decisione criminale"


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CATANIA – “Se non verrà modificato il provvedimento qui chiudiamo tutti”. Giuseppe Ragusa, presidente provinciale del SIB, il sindacato che riunisce i balneari, non usa giri di parole per spiegare quello che potrebbe accadere lungo tutto il litorale etneo, da Fiumefreddo a Vaccarizzo, se non si verificherà un passo indietro relativamente all’aumento del 600 per cento dei canoni demaniali stabilito dalla legge finanziaria della Regione. Per questo ha deciso di seguire quanto fatto dal primo cittadino, Raffaele Stancanelli, e impugnare il decreto davanti al TAR proprio per le gravi ripercussioni economiche e occupazionali che il provvedimento può recare nelle aziende che operano nel settore. “So che il sindaco ha impugnato il provvedimento e lo stesso abbiamo fatto noi – spiega Ragusa a LivesiciliaCatania. Un aumento di queste proporzioni è inaccettabile- aggiunge – considerato che, fino a oggi, il canone era di 1,50 euro a metro quadrato e che quindi, uno stabilimento medio, già pagava sui 16 mila euro di concessione”. Una cifra che, moltiplicata per 6 volte, diventerebbe eccessiva per la maggior parte degli stabilimenti, per lo più imprese familiari, addirittura inaccessibile per quelli più grandi, in cui il costo del canone diventerebbe proibitivo.

“Un lido di 70 metri quadrati, che oggi paga intorno ai 70 mila euro l'anno, andrebbe a pagare oltre 400 mila euro, la metà del bilancio. Aumenti di queste dimensioni provocherebbero la chiusura di molti stabilimenti: siamo in recessione e siamo già in perdita di oltre il 35%”. Canoni così elevati, inoltre, costringerebbero qualsiasi gestore a rifarsi sui clienti, in un momento storico in cui anche le spese per le “vacanze” sono state ridotte dalla maggioranza delle famiglie. “Per recuperare parte del canone – prosegue il presidente provinciale del SIB – si dovrebbe, nei casi limite, applicare aumenti di 1000 euro a cabina per 3 mesi. Cifre che non sono nella disponibilità di chi, mediamente, frequenta le nostre strutture”. Già, perché la stragrande maggioranza di chi prende in affitto le cabine è composta dagli stessi catanesi e non da frotte di turisti che potrebbero ammortizzare i costi sostenuti dalle imprese balneari. “La nostra clientela è composta da famiglie – sottolinea Ragusa- di turisti qua se ne vedono pochi, anche perchè lla città offre davvero poco”.

Le tariffe per la stagione 2013, inoltre, sono già state presentate e approvate, per cui nessuno potrebbe praticare aumenti, almeno per l'anno in corso. “Noi abbiamo presentato le tariffe a settembre dell'anno scorso – continua Ragusa – e non potremmo aumentare i prezzi nemmeno se volessimo”. Insomma, se la Regione si ostinasse ad aumentare i canoni demaniali marittimi del 600%, un intero settore verrebbe messo in ginocchio e la conseguenza principale sarebbe la perdita di un migliio di posti di lavoro, oltre quelli generati dall'indotto. “Sono circa 80 i concessionari a Catania – continua – e impiegano circa un migliaio di addetti. Inoltre, bisogna considerare l'indotto, ad esempio la ristorazione, per comprendere il danno che si creerebbe al sistema economico cittadino”.

Un danno duplice perché, insieme al settore balneare, soffrirebbe anche quello alberghiero. “Quella della Regione è una decisione criminale -conclude Ragusa – in un momento in cui l'economia è morta. Un colpo di grazia per le imprese e per il turismo, da cui difficilmente ci si potrebbe rialzare”. Considerazioni,queste, che sembrerebbero essere state recepite dall'assessorato al Turismo della Regione. Recentemente, Michela Stancheris, ha infatti affermato che il provvedimento sarà modificato e che “l'errore” sarà sanato.

 

 


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