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Giarre

Netturbini, protesta sospesa
Trovato accordo con l'Aimeri


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Protesta dei natturbini

I netturbini scendono dall'impalcatura



GIARRE. Sono scesi dalle impalcature della Chiesa Madre di Giarre dopo 11 ore di protesta i sei netturbini dell’Aimeri Ambiente. La lunga trattativa con il dirigente dell’azienda  Orazio Colimberti, e con il segretario provinciale della Cgil Gaetano Agliozzo, saliti in cima al Duomo con l’autoscala dei vigili del fuoco, è iniziata poco dopo le 17. Prima del loro arrivo il clima si era ulteriormente innalzato quando gli altri operai avevano occupato la centralissima via Callipoli, bloccando il passaggio di auto e Tir.

“Sono abituato a prospettare situazioni sostenibili – ha detto ai netturbini Orazio Colimberti - Mi impegno a sbloccare immediatamente il problema dei sei lavoratori che non ricevono lo stipendio da novembre. Già domani mi attiverò. Per quanto riguarda gli altri dipendenti oggi l'Ato ha fatto una rimessa di 530 mila euro e questi soldi saranno nella disponibilità dell'azienda verosimilmente domani. Con questa somma – ha proseguito il dirigente – l’Aimeri pagherà lo stipendio di marzo e con quello che resta saranno dati degli acconti sulle mensilità di aprile. Con gli ulteriori 500mila euro che dovrebbero essere versati all'Ato nei prossimi giorni chiuderemo il saldo di aprile”. Parole sufficienti ad interrompere l’eclatante protesta ma non a riattivare il servizio di raccolta dei rifiuti. I netturbini, infatti, stazioneranno in Piazza Duomo fino a quando le promesse non diventeranno realtà.

“Abbiamo apprezzato la disponibilità del dirigente Orazio Colimberti che è salito a parlare con noi e abbiamo raggiunto un accordo – ha spiegato Franco Catania, uno dei netturbini arrampicati sulle impalcature - Domani dovrebbero pagare i sei dipendenti che non prendono lo stipendio dallo scorso novembre. Hanno promesso di fare questo passo ed un passo lo abbiamo fatto anche noi. Stiamo dando loro la massima fiducia. Inoltre – prosegue Catania – ci hanno assicurato che entro due giorni riceveremo lo stipendio di marzo. Aspettiamo fiduciosi ma se non rispetteranno gli accordi siamo pronti ad intraprendere nuove eclatanti proteste ma non le anticipo quali”

La cronaca della protesta. Si è spostata sulle impalcature esterne della Chiesa Madre di Giarre la protesta dei netturbini dell’Aimeri Ambiente, la società che ha in appalto il servizio di raccolta dei rifiuti nei 14 comuni dell’Ato Ct1. Dopo una settimana di sit-in pacifico in Piazza Duomo, in attesa di garanzie sugli stipendi arretrati, il livello di esasperazione tra i lavoratori è giunto al culmine. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la notizia dell’affidamento ad alcune ditte esterne del servizio di raccolta dei rifiuti nei comuni di Mascali, Giarre e Riposto. Così questa mattina sei operai si sono arrampicati in cima ai ponteggi, minacciando di lanciarsi nel vuoto.

Striscione dei manifestanti



Sul posto sono subito giunte un’ambulanza e due squadre di vigili del fuoco, una da Riposto e l’altra da Catania, munite di autoscala e materasso gonfiabile. Carabinieri e vigili urbani hanno presidiato l’area cercando di placare gli animi. Diversi i momenti di tensione che hanno scandito la lunga mattinata. In più di un’occasione alcuni netturbini hanno lasciato le impalcature arrampicandosi fin sul campanile, reso scivoloso dalla pioggia.

A nulla sono valsi gli appelli lanciati anche dal rappresentante sindacale della Cgil, Alfio Leonardi, che ha più volte chiesto ai netturbini di scendere e porre fine alla protesta. Alle 10 è giunto anche il dirigente della Joniambiente, Giulio Nido, che ha parlato telefonicamente con i manifestanti tentando di rassicurarli sull’imminente arrivo delle mensilità pregresse. “Non vogliamo più promesse ma fatti”, queste le parole urlate dagli operai e dai familiari presenti che hanno poi preteso che il dirigente lasciasse la piazza. Poco dopo è giunto anche il primo cittadino di Fiumefreddo di Sicilia Marco Alosi, l’unico sindaco dei 14 comuni a farsi vivo per esprimere la solidarietà agli operai. Fiumefreddo, tra l’altro, è uno dei pochi enti virtuosi.

“Pare che neanche davanti al Prefetto si riesca ad ottenere che i comuni paghino – ha detto Marco Alosi - L’Aimeri ha le sue ragioni perché è difficile che una ditta riesca a sopportare un credito per milioni e milioni di euro. Il Prefetto deve intervenire nei comuni morosi mandando anche dei commissari, come ha fatto in passato, per prelevare forzatamente le spettanze che toccano all’Aimeri e ai lavoratori”. Nel pomeriggio previsto anche l’arrivo da Milano del dirigente dell’Aimeri Ambiente Orazio Colimberti. Anche lui tenterà di fermare la plateale protesta anche se questa volta la sensazione è che non sarà affatto semplice.

 


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