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l'intervista

Stancanelli a tutto campo:
"Sono il sindaco di tutti"


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Catania, elezioni amministrative 2013, enzo bianco, Matteo Iannitti, piazza Europa, raffaele stancanelli, Politica
CATANIA – È convinto che potrebbe farcela al primo turno perché ha lavorato bene per la città, tra le critiche spesse volte, ma sempre con l’obiettivo di risollevare le sorti di Catania dopo anni di “amministrazioni allegre” come lui stesso le definisce. È sicuro di sé Raffaele Stancanelli, la campagna elettorale è ormai entrata nel vivo e il primo cittadino uscente è soddisfatto di quanto sta osservando. “Abbiamo fatto una scelta che io annunziai in maniera indiretta tempo fa, quando dicevo che ero sindaco di tutti i catanesi e quindi avrei fatto una lista civica. Alla fine ne abbiamo fatte due, dopo aver parlato a tutti i cittadini catanesi che hanno apprezzato il mio lavoro, che ogni giorno mi esprimono simpatia, che mi hanno dato preziosi consigli in questi anni e che mi hanno accompagnato in questo percorso civico.

Cosa dice oggi, che il Pdl ha deciso finalmente di appoggiare il suo nome?

Ovviamente, io che sono un uomo di destra, non potevo non fare l’appello alle forze di centrodestra per seguirmi nel mio intento e ho visto con piacere che il Pdl si è schierato apertamente con me in questo progetto, così come parte degli autonomisti e devo dire che questo mi rende contento. Da un lato, infatti, ho consolidato questa mia caratterizzazione civica e, dall’altro, sono riuscito a riunire il centrodestra catanese sull’uomo che ha amministrato con quella passione e con quel disinteresse che i nostri padri ci insegnavano.

Ritrovata la compattezza, quindi, siete pronti per partire e cercare di ottenere il secondo mandato?

Io sono già partito cinque anni fa. Veda, quando nel 2008 mi fu chiesto di candidarmi all’ultimo momento e trovai la situazione che voi tutti conoscete, mi sono impegnato moralmente per Catania, assicurando che avrei lavorato per tutti e 5 anni – e qualcuno sorrideva – e che avrei fatto per tutto il tempo il sindaco di Catania, perché ritengo che chi prende un impegno con la città lo debba poi portare fino in fondo. Insomma, la mia campagna elettorale, se così posso dire, è iniziata lo stesso giorno in cui mi sono insediato perché ho lavorato per la città.

Quali sono i cinque successi che ritiene di aver raggiunto in questa sindacatura?

Il primo senza dubbio è quello di avere evitato il dissesto del Comune di Catania, che moltissimi pronosticavano e per il quale molti hanno gufato. Il secondo è quello di aver restituito credibilità alle istituzioni, perché io posso avere anche avversari politici, ma non troverà mai nessuno che dirà che Raffaele Stancanelli è una persona interessata, non per bene o non competente. Terzo punto, ho rimesso in moto un meccanismo che si era inceppato da parecchi anni: quello della programmazione e della realizzazione di fatti concreti. Posso fare tanti esempi: Corso Martiri della Libertà, il Pua, il Prg, IL Brt, il Piano urbano del traffico e potrei ancora continuare. Quarto, ho ridato trasparenza e legalità alla città e non mi sono spaventato di intervenire al Palazzo di Cemento o a sgomberare le aree di Corso Martiri della Libertà dove, con umanità ma con fermezza, siamo riusciti a riportare un minimo di decoro. Quinto, ho voluto rivalutare le periferie di Catania e non a parole ma con fatti concreti. Oltre al Palazzo di Cemento di cui ho già detto, abbiamo ottenuto finanziamenti del Piano città per la costruzione di alloggi popolari; abbiamo già concordato con il Catania Calcio la costruzione del nuovo stadio a Librino, abbiamo completato la metanizzazione, interrotta bruscamente, in tre quartieri popolari di Catania. Vorrei aggiungere un sesto punto, però: ho risposto alla richiesta dei cittadini di avere maggiore trasparenza e ridurre i costi della politica. Penso che un successo mio sia stato quello di eliminare completamente gli sperperi che si facevamo nelle Partecipate che, da due anni chiudono il bilancio in attivo. E poi, io ho effettivamente ridotto le indennità del 30 per cento del sindaco, degli assessori, dei consiglieri comunali e di quelli di quartiere.

Pensa di avere fatto qualche errore in questi cinque anni?

Io penso di avere sbagliato, ma non potevo fare diversamente, nel non comunicare nei primi tre anni di amministrazione tutte le cose che abbiamo realizzato, per cui spesso è sembrato all’opinione pubblica che ci limitassimo all’ordinaria amministrazione. Mentre oggi, dopo cinque anni, siamo in condizione di dare centinaia di dati.

Veniamo a quella che, per la città sicuramente, rappresenta una nota dolente: piazza Europa. A una settimana dall’inaugurazione le critiche sembrano molte di più degli apprezzamenti. Che ne pensa e che risponde a chi, e lo ha scritto a caratteri cubitali, considera l’operazione uno “stupro”?

Io credo che Piazza Europa sia lo scandalo di Catania perché i lavori sono stati iniziati 7 anni fa, la magistratura ha bloccato i cantieri, poi ha annullato il sequestro e assolto gli imputati, ritenendo tutto lecito. Detto questo, dico che io avevo il dovere nei confronti della città di riaprire la piazza. Certo, adesso deve essere completata, ma sono convinto che, chi oggi critica questa terrazza sul mare restituita ai catanesi, nel corso dei prossimi mesi saranno contenti come sono contenti di andare in piazza Abramo Lincoln, che oggi è vissuta dopo trent’anni di degrado. Il fatto è che Catania è una città dove, qualunque cosa si faccia, c’è sempre qualcuno che critica.

Si sta parlando molto del fatto di istituire un registro delle coppie di fatto anche a Catania. Che ne pensa di questa possibilità?

Io, relativamente a questo argomento, ho una posizione netta. Per me, tutte le persone, qualunque religione seguano, qualunque lingua parlino e qualsiasi inclinazione sessuale abbiano, hanno il diritto di essere considerate persone per bene ed esprimere le proprie tendenze. Questo però è limitato alla sfera personale: da questo a volere però legalizzare, nel senso di regolamentare per legge, legami che secondo me non hanno motivo di essere legalizzati ne passa. Io, ad esempio, credo che le unioni omosessuali non siano famiglia. Le persone possono stare assieme e i loro rapporti sono regolati dal diritto civile. Altro non ritengo che si possa fare. Non ne faccio però questioni ideologiche: se mi spiegano cosa si intende per registro di fatto non ho problemi a discutere. In ogni caso, io sono stato il primo sindaco che, pur con le mie idee, ha inserito il Gay Pride nelle manifestazione dell’estate catanese.

Cosa pensa dei suoi avversari? È vero che ha proposto un assessorato a Matteo Iannitti, candidato con Catania Bene Comune?

Devo dire che lo considero in gamba. È simpatico e di passione e questo è importante in un momento in cui la politica viene vista come qualcosa di sporco. Nonostante esprima idee diametralmente opposte alle mie, lo considero una persona che potrebbe dare molto alla città. Io sono del parere che chi amministra non possa permettersi battaglie ideologiche ma ha il dovere di fare l’amministratore. Io ho fatto questo in questi anni. Per quanto riguarda gli altri candidati, devo dire che c’è chi, e mi riferisco a Enzo Bianco, ha sempre parlato delle amministrazioni passate, guidate da Umberto Scapagnini, come del male assoluto, considerando l’ex sindaco un orco che doveva essere massacrato, oggi si è legato a tutti quelli che hanno caratterizzato quella stagione: Sudano, vicesindaco di Scapagnini, Marco Forzese, assessore alle Politiche sociali negli anni 2000 -2005 sta con Bianco, così come tre quarti del Mpa, attaccati dall’ex senatore Pd che parlava di giunta Scapagnini – Lombardo. Addirittura miei assessori, che io ho tolto dalla Giunta per fare il governo tecnico, sono con il centrosinistra. Insomma, di cosa stiamo parlando.

 


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