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verso le comunali di Catania

La corsa per il sindaco:
Saro vs Silvio!

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CATANIA - Nella sfida per il sindaco di Catania Orlando e Rinaldo, sarebbero Enzo e Raffaele. Sarebbero, appunto. Ma è come fossero sbiadite controfigure di un’altra disfida, molto più importante.

Sono di palato raffinato i catanesi e non si accontentano di rancide minestre riscaldate per schierarsi di qua o di la. Non basta la transumanza su larga scala a dare peso politico alla lotta tra
Stancanelli e Bianco, consumati sindaci di ritorno. Per accendere la torcida catanese della politica ci vuole il sangue caldo della passione: quella suadente e travolgente di Silvio Berlusconi o quella sfrontata e dirompente di Saro Crocetta, tertium non datur.

Il “rivoluzionario” gelese che da Palermo firma e controfirma, nomina e lusinga le sbandate schiere del lombardismo e del sudanismo che si accasano nel nuovo "centrosinistra", attratti dall’innato senso per il potere che Saro fa magistralmente ciauriare a palazzo d’Orleans.

Il milanese Silvio che quando viene in Sicilia fotte e non chiagne, atteso nel suo granaio come il Messia per purgare un centrodestra ancora alla ricerca dell’ultima poppata per svezzarsi dalla dolorosa cura dell’opposizione.

Sono i pupari Saro e Silvio di una battaglia che solo apparentemente è tra Enzo e Raffaele: l’uno come l’arca di Noè imbarca animali anche geneticamente modificati pur di compiere l’ultima difficile traversata; l’altro si arrabatta affannato tra faide e tradimenti coi resti di un centrodestra che sembra aver perduto i connotati di schieramento maggioritario.

Con tutto il rispetto tra i due, troppo poco davvero troppo poco. Catania e i catanesi si sentono ombelico del mondo e allora la scelta del sindaco la trasformano in un referendum per destini cosmici: pro o contro Berlusconi, pro o contro Crocetta. Seppure siano nello stesso governo a Roma, il piccolo braccio di ferro etneo è un ring tutto politico che si consuma all’ombra del Liotru. Se Crocetta è così forte da imporre Bianco per la quinta volta sindaco a Catania, oppure se la fiducia in Berlusconi è tale da trascinare Stancanelli al suo agognato secondo mandato. Così è se vi pare: o di qua o di là.

La fatal Catania è una contesa che sta sopra il rumore delle giornate riempite da finte riunioni in case d’affitto e dichiarazioni inutili che finiscono nel cestino dei rifiuti e poi nelle discariche di cui tanto si parla. Per appassionare il teatro catanese non basta la regìa brontese per Stancanelli, né quella malettese per Bianco. Per farli arrapare questi spettatori non paganti, i catanesi, ci vuole l’irresistibile pesantezza dell’essere Silvio Berlusconi o Saro Crocetta: è qui la scelta, il 10 giugno a vincere o perdere sarà solo uno di loro!


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