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PROCESSO IBLIS

Mafia, politica e imprenditoria
Il controesame di Paolo Mirabile

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Paolo Mirabile



CATANIA – Tornano sotto i riflettori del processo “Iblis” le dinamiche di Cosa Nostra nel territorio calatino. Il protagonista del racconto è ancora una volta Paolo Mirabile, il boss che da novembre 2012 ha scelto di collaborare con la giustizia imitando la decisione del fratello Giuseppe. L’ex reggente è tornato in aula, in collegamento da un sito riservato, per rispondere alle domande degli avvocati dei 23 imputati del processo sui rapporti tra mafia, imprenditoria e politica. A inizio aprile ad interrogarlo era stato il Sostituto procuratore Agata Santonocito.

Mirabile, nipote di Antonino Santapaola “u pazzu” (fratello del boss Nitto), è stato il reggente della famiglia mafiosa catanese per la città di Caltagirone e per l’intero calatino, ricoprendo pure il ruolo di leader nel quartiere etneo di “Monte Po’”. Una figura di spicco, “garantita” dalle parentele eccellenti, che gli consentirono di non essere mai affiliato formalmente con il rito della “pungiuta”. Oltre allo zio Santapaola, il collaboratore è rispettivamente nipote e fratello di Alfio e Giuseppe Mirabile, entrambi per oltre un decennio reggenti a Catania e nella Sicilia centrale.

Estorsioni, percentuali e cemento. “Se un lavoro è grande – spiega il teste in aula - si domanda il 2 o 3 % alla ditta madre poi si chiedevano i subappalti tramite ditte amiche per fare alcune parti dei lavori. Se quest’ultime erano portata da me mi facevo dare il 15%”. Soldi estorti che nel racconto del collaboratore andavano anche a chi all’interno della “famiglia” era in difficoltà. Nel racconto dell’ex reggente a riemergere però sono anche i contrasti interni a Cosa Nostra, in un periodo segnato dall’estremo magmatismo, tra arresti eccellenti e omicidi. “Con i soldi da spartire tra Catania e il calatino – spiega Paolo Mirabile al Sostituto procuratore Antonino Fanara - spesso c'era confusione ma con La Rocca non ho mai avuto problemi di soldi”. Al centro dell’riesame anche la gestione del calcestruzzo, da sempre delizia per gli affari illeciti delle famiglia di Cosa Nostra. Un profitto calcolato al centesimo, “Il prezzo mi venne spiegato da mio zio Alfio – rivela Paolo Mirabile – mi diceva che al mq il cemento costava 1,50€ , il guadagno per noi era 15 centesimi”.

Tra i tanti affari su cui Paolo Mirabile ricorda di essersi interessato c’è quello dell’Interporto di Catania. Una vicenda che gli sarebbe stata riferita dall’imprenditore e imputato del processo Massimo Oliva “Si parlava di estorsioni abbastanza grandi – racconta il teste - mi disse che stava per nascere una cosa così grande e quindi volevamo inserirci in questi lavori”. Tra gli imprenditori che l’ex reggente cita in aula, sollecitato dalle domande degli avvocati degli imputati, ci sono diverse vecchie conoscenze dei palazzi di giustizia. Il re del movimento terra Vincenzo Basilotta “Ho cercato di contattarlo ma senza esito”, Pietro Orlando arrestato nell’operazione “Dionisio” del 2005 e ideatore dell’affare del centro commerciale “La Tenutella”, “aveva rapporti con noi e si incontrava con mio zio Alfio”

Il processo proseguirà nella prossima udienza con l’esame del maggiore del Ros di Catania Lucio Arcidiacono. Con la lista testi dell’accusa ormai quasi del tutto ultimata, toccherà poi alle difese sentire chi tra gli imputati vorrà sottoporsi all’esame dell’aula.

 


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