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LA STORIA DEL 1992

Vivere sotto estorsione, Messina:
"No al pizzo anche davanti a una pistola"


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Catania, domenico messina, estorsione, pizzo, tavolo per le imprese, Cronaca
CATANIA – Gli trema la voce e gli occhi diventano lucidi. Mimmo Messina, imprenditore catanese, nonostante siano passati quasi vent’anni dal giorno in cui due uomini lo hanno prima sequestrato e poi gli hanno sparato un colpo dritto alla nuca, fa fatica a ripercorrere quei momenti. A ricordarglielo, ogni mattina, poi c’è una pallottola conficcata nella costola sinistra e una cicatrice sulla gola. Tutto perché Mimmo Messina ha deciso di dire no a chi voleva imporgli il pizzo. Il suo strozzino è stato un uomo che con sagacia ha prima conquistato la sua fiducia, tanto da diventare un dipendente della sua società, e poi un giorno si è presentato davanti alla sua porta e gli ha chiesto di “pagare il conto”. La libertà, però, per Domenico non ha prezzo. “Se non vuoi dire grazie a certi personaggi – dice con fermezza – devi saper dire no. E si può dire di no anche davanti a una pistola puntata”.

E’ un salto nel terrore ripercorrere quel 14 dicembre 1992. “Ci vuole sangue freddo a raccontare quei momenti – confessa Domenico Messina a LiveSiciliaCatania – in un giornata di lavoro come tutte le altre sono stato sequestrato e rapito da due personaggi che volevano impossessarsi della mia azienda. Siamo negli anni Novanta, gli anni caldi per la criminalità organizzata a Catania. Visti i miei rifiuti a tutti i livelli hanno cercato di forzare un po’ la mano  – spiega – ma non riuscendoci nemmeno in questo caso, hanno deciso di regalarmi un proiettile. Diciamo che per loro questo regalo doveva essere definitivo, un regalo a vita, anzi a morte”.

In macchina uno dei due sequestratori decide di sparare un colpo in pieno viso, una pallottola e scappa lasciando l’imprenditore in un lago di sangue, da quel momento inizia la corsa fino al pronto soccorso del Garibaldi. “Sono arrivato in ospedale grazie all’aiuto di persone di passaggio e alle forze dell’ordine che sono intervenute. Il proiettile ha fatto un percorso di cui porto ancora i segni sul mio corpo – spiega tracciando con le dita dalla nuca alla gola – e chiunque vedeva la mia diagnosi diceva che ero miracolato in quanto era passato in mezzo a degli organi vitali ma solo scalfendoli. Mi mancò la voce, rimasi paralizzato per un po’ di tempo. In quel periodo pensavo che la mia storia era finita, dopo ho cambiato idea e ho ripreso il mio percorso e devo dire che il mio modo di pensare mi ha portato avanti. Oggi posso dire che c’è l’ho fatta, sono solo un piccolo imprenditore, ma libero. E’ questo è già tanto”.

Qualcuno lo ha definito un “miracolato”, forse Mimmo Messina quel giorno ha vinto la sua battaglia con la vita perché “doveva raccontare la sua storia”. La sua testimonianza è un patrimonio inesauribile per l’affermazione della giustizia. L’imprenditore ha deciso di mettere a disposizione degli altri quel racconto (ancora doloroso) di terrore perché si possa trasformare in fiamma di lotta contro il crimine e la collusione. E in questo percorso di cultura alla legalità Mimmo Messina, insieme al Tavolo per le imprese, è impegnato in un progetto chiamato Start Up Generation – Dialogo con i fondatori d’impresa. E’ un ciclo di incontri con gli universitari di Catania, gli imprenditori del domani, per conoscere le esperienze di uomini che hanno investito su se stessi, sulle idee, sul territorio e soprattutto sul coraggio di rimanere “liberi”. “Il nostro obiettivo è prima di tutto promuovere il messaggio che si puo' fare impresa nella legalità – spiega Messina – e poi di non rassegnarsi, è nei momenti di crisi come questi che bisogna sbracciarsi e dare il meglio di se. Vogliamo anche far capire che non è necessario il favore del politico di turno per ottenere un lavoro, ma devi essere tu, con le tue idee, che devi crescere e sviluppare ciò che magari sembra una cosa piccola e inutile e, invece – conclude – può diventare un buona idea imprenditoriale”.

 


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