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primo maggio

La festa del lavoro che non c’è
L'appello dei sindacati


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Angelo Mattone, Angelo Villari, Catania, lavoro, primo maggio, Rosaria Rotolo, sindacati, Economia
CATANIA - Un Primo Maggio amaro. Oggi, nel capoluogo etneo, parlare di “festa” e di “lavoro” sembra quasi un ossimoro. Tanti, troppi gli inoccupati e i cassa integrati. Le saracinesche di negozi e aziende vengono abbassate un giorno sì e l’altro pure. Il 37% della disoccupazione giovanile, cresciuto di 10 punti percentuale in due anni, è più di un dato snocciolato dall’Istat: è la fotografia di una città che soffre. Pur ammettendo tutte le difficoltà del caso, però, i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil provano a fare il punto sulla situazione occupazionale e a formulare delle proposte concrete per uscire dallo stallo.

Un primo Maggio amaro, qual è la situazione occupazionale di Catania e provincia?


Angelo Villari, Cgil: Catania vive una stagione molto difficile, direi drammatica, sotto il profilo economico e sociale, dovuta ad una crisi che interessa tutto il Paese, ma che nel Mezzogiorno ed in Sicilia, e particolarmente nelle sue aree metropolitana (Catania tra queste), ha ricadute davvero insostenibili. Il nostro territorio è stato investito da un vero e proprio tsunami, il disagio davvero gravissimo interessa ormai tutti i settori economici e tutte le fasce sociali (imprese che chiudono, disoccupazione dilagante per la perdita continua di posti di lavoro, giovani senza futuro, anziani e lavoratori precari colpiti da una povertà a livelli preoccupanti). Gli indicatori della crisi sono conosciuti da tutti: disoccupazione generale oltre il 22%, quella giovanile ha superato abbondantemente il 50%; i livelli di povertà, che colpiscono prima di tutto chi ha perso il lavoro e gli anziani, riguardano il 25%delle famiglie; la gran parte dei comuni è vicina al dissesto non riuscendo a pagare le aziende e le cooperative che forniscono i servizi, a partire dei servizi sociali, facendo pagare il prezzo più alto ai lavoratori(stipendi non pagati) e alla qualità delle prestazioni (riduzione dei servizi ad anziani, bambini e fasce sociali più povere presenti nelle nostre comunità).

Rosaria Rotolo, Cisl: Un Primo Maggio con una priorità: il lavoro! Da cercare, creare, mantenere. Una festa del lavoro amara in una fase in cui cresce la crisi, la fase di recessione che stiamo vivendo ha colpito tutti i settori, le famiglie vivono con un gradissimo senso di disperazione e di povertà. Le vertenze che hanno caratterizzato, gli ultimi mesi, il nostro territorio sono quelle di Aligrup e Windjet: perché oltre a mettere in difficoltà i propri dipendenti si sono tirate dietro tutte le aziende dell’indotto. Ma in tutti i settori si contano ormai migliaia di lavoratori in attesa di essere ricollocati, con imprese locali piccole e medie in crisi costrette a chiudere e a licenziare i propri dipendenti. La crisi ha coinvolto vari settori: edilizia, agricoltura, metalmeccanico. Inoltre, la crisi ha messo in discussione il settore della pubblica amministrazione, i tagli ripetuti e lineari stanno mettendo in difficoltà tutti gli enti locali e con loro le partecipate (e i lavoratori). Penso alla gestione dei rifiuti così come la gestione dei servizi sociali. Sono tutti servizi che hanno una valenza doppia di preoccupazione: mettono a rischio i posti di lavoro e allo stesso tempo il mantenimento dei servizi destinati ai cittadini che pagano le tasse e i tributi per usufruire di questi servizi. Uno dei casi più eclatanti è legato alla gestione dei rifiuti, settore che ha bisogno di un’ urgente riforma che possa prevedere il mantenimento dei posti di lavoro.

Angelo Mattone, Uil: La situazione del lavoro a Catania sfiora il disastro. Gli indicatori della cassa integrazione, come abbiamo visto negli ultimi mesi, sono aumentati in maniera vertiginosa. Dobbiamo tenere conto che la cassa integrazione in deroga, la peggiore in assoluto, quella che dimostra quale è la moria delle aziende, è arrivata a quota 1850 ore, soltanto nei primi tre mesi di quest’anno. La cassa integrazione straordinaria è aumentata ed è intorno al 16% contro una media regionale del 5%, insomma, dentro la disastrata Sicilia Catania è un’isola che sta affondando. La cassa integrazione ordinaria, quella “buona” che dovrebbe consentire alle aziende di ristrutturarsi, è ai minimi storici. Tutto è spostato verso la chiusura e la moria delle aziende. Vista la situazione dell’occupazione a Catania, oggi non ci dovrebbe essere una festa ma le bandiere issate a lutto.

A fonte di una situazione così dura, come si può ripartire?

Angelo Villari, Cgil: Questa crisi così grave deve essere immediatamente affrontata con provvedimenti urgenti ed efficaci dal Governo Nazionale appena formatosi, ma anche dalla Regione e degli Enti Locali con interventi non più rinviabili, indispensabili se si vuole rimettere in moto l’economia e far ripartire la crescita nelle nostre comunità. Bisogna che tutti (governi nazionali, regionali e locali) una volta per tutte passino dagli annunci roboanti, dalle tante parole ai fatti concreti nei settori che possono portare crescita e lavoro che a Catania sono tanti (agricoltura specializzata, industria ad alta tecnologia, turismo, in particolare quello congressuale, e servizi a imprese e cittadini).

Ciò va fatto da un lato attraverso la definizione di un piano straordinario del lavoro, lavoro produttivo e dignitoso, in Italia, in Sicilia e a Catania; dall’altro con interventi immediati, che il Sindacato da tempo rivendica unitariamente, riguardanti le tante emergenze che interessano il mondo del lavoro e della produzione (esodati, ammortizzatori sociali, ordinari ed in deroga, contrasto ai licenziamenti, misure urgenti e sostegno delle imprese e del lavoro, politiche sociali capaci di garantire servizi e diritti di cittadinanza a famiglie e anziani bisognose); ma anche puntando sulla messa in cantiere delle infrastrutture già finanziate( strade, ferrovie, logistica) e con i tanti interventi necessari per recuperare i nostri pregiati centri storici e per mettere in sicurezza sotto il profilo antisismico gli edifici pubblici e privati delle nostre comunità.

Rosaria Rotolo, Cisl: Come facciamo ad uscire da questo momento di grandissima crisi? Dobbiamo concentrare le risorse anche attraverso l’utilizzo dei fondi comunitari, qualificare la spesa, bisogna prevedere, attraverso un’azione, che non è del singolo ma dell’insieme dei soggetti istituzionali a tutti i livelli e delle forze sociali (il sindacato e le imprese), di collaborazione che possa mettere in campo, sul territorio catanese, tutte le condizioni affinché nuove realtà imprenditoriali produttive possano insediarsi. Il lavoro nessuno può crearlo per legge, né il sindaco né il presidente della Regione. Semmai va incentivato il lavoro produttivo, ad esempio attraverso investimenti nelle infrastrutture. Noi come sindacato siamo disponibili ad offrire alle aziende, in fase di start up tutte quelle condizioni favorevoli, come la riduzione del costo di lavoro, a condizione che ci siano percorsi legali, di rispetto delle norme del lavoro e di stabilità dei lavoratori. Cioè, io ti offro la flessibilità nella misura in cui tu in un percorso di triennale arrivi poi alla stabilizzazione dei dipendenti (giovani, donne e lavoratori fuoriusciti dal mercato del lavoro).

Angelo Mattone, Uil: Le proposte sono, sotto molti punti di vista purtroppo, semplici. Basterebbe avviare i piani regolatori generali in tutti i comuni della provincia per alleviare fortemente la situazione occupazionale. Pensiamo semplicemente che, a Catania, l’approvazione del piano piano regolatore generale comporta , tra diretto e indotto, Tra i novemila e i dieci mila posti di lavoro, quindi siamo intorno al 20% di riattivazione della manodopera. Ovviamente quando parliamo di piano regolatore generale, ci riferiamo al consolidamento antisismico delle opere civili, delle scuole e degli uffici della pubblica amministrazione. Solo questo potrebbe consentire di incentivare sviluppo e occupazione.

Cosa chiedono le organizzazioni sindacali al futuro sindaco di Catania?

Angelo Villari, Cgil: L' amministrazione che uscirà vincente dalle prossime amministrative deve puntare prima di tutto a rimettere in moto l'economia locale con gli interventi di recupero e di messa in sicurezza della città, come sopra descritto; deve puntare su politiche sociali che aiutino chi ha più bisogno ed è più povero e con un welfare locale inclusivo e partecipativo in particolare per giovani e anziani. La questione sociale deve essere al primo posto della sua missione concordando con il governo regionale e nazionale le priorità sulle quali c'è bisogno del contributo degli altri livelli di governo, anche perché questo quadro così drammatico, credo giusto sottolinearlo, rischia di diventare terreno fertile per la recrudescenza dei fenomeni criminali e mafiosi presenti nel nostro territorio, peggiorando, così, le già precarie condizioni di sicurezza e di legalità che vivono la Sicilia e Catania, che oltre a mettere in discussione l'immagine di questa terra rappresentano, fra l'altro, un freno pesante per la ripresa dello sviluppo e della crescita nella nostra Provincia e per le tante imprese che qui vogliono investire e lavorare.

Rosaria Rotolo, Cisl: Chi si appresta a svolgere un ruolo così importante deve avere grande determinazione e competenza ma soprattutto deve avere una visione innovativa perché non ci sono più le risorse economiche di un tempo. Vanno costruite insieme tutte quelle azioni che ci permettano di mantenere i posti di lavoro e i servizi per i cittadini. L’invito è alla collaborazione. Non ci può essere una persona che salva tutto, deve esserci grande apertura e disponibilità al confronto perché l’obiettivo è il bene comune. Bisogna mettere al centro i bisogni reali della persona. Inoltre, vanno previsti interventi nel settore dell’agricoltura, troppo spesso abbandonato. Bisogna prevedere incentivi e investimenti nel settore dell’edilizia, non penso alla costruzione di nuovi edifici ma alla messa in sicurezza di quelli esistenti . L’ edilizia, del resto, è trainante per altri settori come l’artigianato. Un altro settore chiave è il turismo, dobbiamo riuscire a mettere in sinergia tutti i beni culturali presenti sul nostro territorio, dai beni della Diocesi a quelli teatrali. Tutto va pensato in sinergia con il settore dei trasporti, valorizzando lo scalo aeroportuale ma facendo di Catania molto di più che una città di passaggio. Solo così riusciremo a creare nuovi posti di lavoro e a ridare speranza ai nostri giovani e alle famiglie.

Angelo Mattone, Uil: Il nuovo sindaco dovrebbe farsi promotore di un nuovo assessorato che non sia un generico assessorato allo “Sviluppo” ma al “Marketing territoriale” e che l’assessore sia preposto alle reti materiali e immateriali. Come nel passato Pistorio è riuscito a portare a Catania la STMicroelectronics, oggi un assessorato al Marketing territoriale consentirebbe di potere attrarre nuovi investimenti. A che condizione, però, che ci siano la legalità, i servizi alle imprese e che si metta in sicurezza la zona industriale. Anche questo darebbe occupazione, attraverso i fondi europei basterebbe mettere la video sorveglianza in tutta la zona industriale e riattivarla fornendo gratuitamente i terreni alle aziende che vogliono investire e utilizzando, attraverso la Regione, un sistema di defiscalizzazione e agevolazione delle assunzioni. Un altro intervento potrebbe riguardare le fibre ottiche connesse alla banda larga che andrebbe istallata subito (con fondi europei) al fine di connettere la Sicilia con l’Africa. Se dobbiamo attrarre nuove imprese dobbiamo offrire loro un mercato. Per questo non si può non guardare all’Africa, lì dovremmo investire con le nostre aziende (ubicate sul territorio siciliano).

 

 


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