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La chiusura della discarica di Motta

La Sicilia orientale può
diventare una bomba ecologica


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CATANIA. Aggiornamento: L'assessorato regionale all'Energia ha firmato un decreto che autorizza le società che raccolgono la spazzatura in 88 Comuni delle province di Catania, Enna, Siracusa e Ragusa a conferirli nella discarica Sicula Trasporti del capoluogo etneo. La decisione, valida fino al prossimo 8 maggio, è stata adottata dopo una valutazione dell'assessore Nicolò Marino sull'emergenza che si sarebbe venuta a creare dopo l'annuncio che la discarica in cui sarebbero dovuti essere conferiti i rifiuti raccolti è stata chiusa perché satura.

Si registra una nota dell'Oikos, inviata alle 16.30. Dalla soluzione della vicenda connessa alla chiusura per esaurimento della discarica di Motta Sant’Anastasia - sita in contrada Tiritì - dipende l'insorgere o meno del caos. In adempimento a direttive europee recepite a livello nazionale e regionale, la Oikos Spa ha infatti investito oltre 40 milioni di euro in due impianti: uno, quello di pretrattamento-selezione già perfettamente funzionante dal 2010, e l'altro, quello di stoccaggio definitivo per la frazione secca (regolarmente autorizzato dalla Regione) già completato, per il quale occorre soltanto il nullaosta della Regione Siciliana per l'avvio dell'attività, da tempo richiesto e sul quale l'autorità competente dovrebbe provvedere a giorni. Quest'ultimo provvedimento – necessario per legge – consentirebbe alla Oikos la ripresa dell'attività di smaltimento rifiuti, oggi non possibile. Non si è trattato quindi di “serrata”, poichè la Oikos, non appena autorizzata, potrà riprendere prontamente la sua attività con impianti di alto livello tecnologico e all'avanguardia in Europa. Per tale previsione la società ha - allo stato - trattenuto in servizio tutto il personale addetto agli impianti (circa 100 addetti ai lavori).

Una bomba ecologica senza precedenti. Pronta ad esplodere già in queste ore. Anzi: già esplosa ieri alle 13. E, per una volta, la colpa non è dei carrozzoni Ato. La questione si sposta, invece, sulla discarica Tiritì: il sito da due milioni di metri cubi di Motta Sant’Anastasia dove 88 comuni delle province di Catania, Enna, Siracusa e Ragusa vanno a scaricare i rifiuti di centinai di migliaia di utenti. La Oikos, proprietaria e gestore della discarica, si è limitata ad un breve e secco comunicato: “La società Oikos SPA, in attesa del nulla osta all'apertura del nuovo sito di discarica già autorizzato con decreto dell'assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, comunica la chiusura alle ore 13 di oggi 26 aprile del sito di Contrada Tiritì, per raggiungimento della capacità residua autorizzata di abbancamento rifiuti”.

Una dichiarazione d’intenti che va in un’unica direzione: quella del braccio di ferro con la Regione a proposito della mancata applicazione del decreto (risalente al 2009) che, di fatto, concede il via libera all’ampliamento della discarica: una estensione che arriverebbe a triplicare la superficie stessa del sito. Insomma, il muro contro muro con il governo regionale è definitivamente scattato.

In termini pratici, la vicenda ora è pronta a generare una disfatta ambientali senza precedenti. Al momento, non sono previsti né tavoli, né incontri. Una questione che equivale a dire ai comuni: tenetevi la spazzatura per le strade. Con tutto ciò che ne conseguirà. Ieri, fino a tarda sera, numerosi sindaci chiedevano spiegazioni e “conforto” su ciò che accadrà da qui alle prossime ore: e lo scenario che si prospetta è di quelli drammatici. Ed, a questo punto, l’allarme non può essere sottovalutato. Mezza Sicilia rischia seriamente di restare paralizzata: invasa da tonnellate di rifiuti. In tutto questo contesto, da anni i Comitati “No discarica” da anni si battono affinchè non venga concesso il via libera all’ampliamento della discarica: “Sarebbe un danno ambientale incalcolabile”, hanno sempre spiegato, carte alla mano. Solo lo scorso 5 aprile, una porzione di discarica venne sequestrata dalle Fiamme Gialle etnee con l’accusa di violazione alle norme della tutela ambientale, su disposizione della Procura della Repubblica guidata da Giovanni Salvi, e che ha portato all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo d’urgenza.

Storie di ordinaria emergenza rifiuti che, dalle nostre parti, non conosce proprio tregua. Non conosce soluzione.


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