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L'ALLARME DI CONFAGRICOLTURA

Etna, 5 milioni di danni
L'esperto: "Produzioni distrutte"

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La cenere accumulata 



CATANIA - Si la conta dei danni dopo l’ennesimo fenomeno di pioggia lavica che da mesi affligge i paesi jonici, non solo per quanto riguarda la viabilità e la salute dei comuni colpiti, ma anche per il settore agricolo. Non è bastata la grave siccità che quest’anno ha colpito duramente la produzione agricola, a peggiorare la situazione anche l’abbondante pioggia di lapilli che mette in allarme il settore agricolo rovinando più del 30% della produzione. Sono calcolati in oltre 5 milioni di euro i danni provocati ai vivai dalla ripetuta caduta di cenere e lapilli vulcanici sulle coltivazioni della fascia jonico-etnea. La stima è dei florovivaisti aderenti a Confagricoltura Catania, che rilevano come, in seguito alle “piogge nere” degli ultimi mesi, interi lotti di prodotti non possono essere più commercializzati, molti dovranno essere distrutti e altri potranno andare in commercio soltanto l’anno prossimo.

Ad essere state colpite dall’inizio del 2013 sono quelle aziende della provincia etnea, insediate tra Catania e Fiumefreddo, che, con oltre 600 ettari di coltivazioni e un migliaio di addetti, rappresentano gran parte del florovivaismo siciliano: "Oltre ad affrontare la già dura crisi internazionale che da tempo ha mandato in sofferenza le esportazioni e il mercato domestico – afferma Mario Faro, responsabile del settore florovivaismo di Confagricoltura Catania – le nostre imprese si trovano ad affrontare con le sole proprie forze i danni conseguenti alle eruzioni dell’Etna. Abbiamo calcolato, conti alla mano, che le perdite per il comparto supereranno in provincia di Catania i cinque milioni di euro. Se nulla possiamo fare rispetto alle manifestazioni della natura, è invece fondamentale che le istituzioni realizzinotutti quegli atti utili a sostenere l’attività delle imprese, fortemente provate. I florovivaisti sollecitano pertanto risposte alla richiesta di Confagricoltura perché sia dichiarato lo stato di emergenza per calamità naturale – conclude Faro – e gli uffici preposti al settore agricolo si attivino per la stima e il ristoro dei danni alle colture".

Nei giorni scorsi, infatti, Confagricoltura Catania ha scritto al Prefetto di Catania, alla Provincia regionale, ai sindaci dei Comuni colpiti, all’Agenzia delle Entrate e all’Ispettorato provinciale dell’Agricoltura di Catania, chiedendo interventi urgenti e soluzioni strutturali in relazione ai danni conseguenti alle eruzioni dell’Etna, che, scrive l’organizzazione, "sono in misura tale da pregiudicare la stessa attività agricola e il relativo reddito derivante”.

I limoni colpiti dalla cenere lavica



“L'attività parossistica ed esplosiva dell'Etna – dice l’agronomo Corrado Vigo ai microfoni di LiveSicilia Catania - non ha causato solo danni alle abitazioni delle persone, con occlusione dei pluviali, ma ha causato e sta causando, danni incalcolabili a tutta l'economia agricola delle zone interessate; Alcuni esempi: gli ortaggi degli orti sub-urbani sono stati cancellati; i limoni di tutta la zona hanno subìto, al pari di altri agrumi come le arance "Valencia", danni per "effetto meccanico", derivante dalla pioggia di pietre e per abrasione scaturente dallo sfregamento dei frutti con la cenere vulcanica; le piante ornamentali sono state danneggiate nella loro vegetazione primaverile e le serre hanno subìto, in alcuni casi, rotture di parte delle coperture. Buona parte delle produzioni frutticole, pesche albicocche, mele e pere, sono state interessate dalla cenere proprio nel momento dell'allegagione, ovvero quella post-fioritura. A ciò si aggiungano le ripetute pulizie dei tetti delle case, dei pannelli fotovoltaici, ed i costi che i Comuni stanno sobbarcandosi per la pulizia delle strade. Insomma – conclude Vigo - l'intensa attività eruttiva dell'Etna, che è uno spettacolo per i turisti, è, invece, una grande preoccupazione per tutti. Ma forse le Istituzioni non l'hanno ancora ben compreso”.

 


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