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INDAGANO I CARABINIERI

Il 25enne bruciato vivo trasferito a Palermo
Arrestato il cugino per tentato omicidio

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PATERNO’ -  E' al Cervello di Palermo, 
Marco Castro dove sta lottando la sua partita più importante: quella della vita. Questa mattina, intanto, il procuratore Giovanni Salvi, titolare dell'inchiesta insieme all'aggiunto Marisa Scavo, ha disposto l'arresto del cugino Antonino Marino, ancora ricoverato all'Ospedale di Paterno'. E' piantonato dai carabinieri che conducono le indagini.
La tragedia è avvenuta ieri pomeriggio al civico 10 di Via Varese  a Paternò. L dove vivono i due cugini, in due appartamenti diversi. Una lite tra familiari, iniziata la sera prima per futili motivi si è trasformata in un raptus omicida. Marco, per Antonio, "faceva troppo rumore al piano di sopra" e lo disturbava. Lo aveva avvertito, poi ieri pomeriggio lo ha chiamato per chiarire una volta per tutte. Marco Castro, 25 anni, non poteva immaginare che dietro la porta di suo cugino avrebbe trovato la mano di chi voleva attentare alla sua vita. Antonino Marino non ha lasciato il tempo al cugino di superare l’uscio di casa e gli  ha gettato addosso la benzina da un fusto di 10 litri e ha appiccato il fuoco. Ingoiato dalle fiamme Castro ha urlato dal dolore mentre l’incendio si propagava e coinvolgeva anche il 36enne. La prima a soccorrere i due cugini è stata la zia del giovane rimasta ferita.

L'abitazione in via Varese dove è scoppiata la lite

I vigili del fuoco sono intervenuti immediatamente, come tempestivo è stato l’arrivo dell’elisoccorso che ha trasportato Marco Castro con ustioni al 95% del corpo al Cannizzaro di Catania dove è stato sottoposto a un delicatissimo intervento e dopo è stato trasferito, sempre in elicottero, all'ospedale Cervello di Palermo, visto che il reparto di Rianimazione nel nosocomio catanese non erano disponibili posti letto. Gravissime le ferite al volto, chi lo ha visto racconta che era “una maschera di fuoco”.

Sconcertata la città di Paternò, molti conoscevano il 25 enne che per molti anni ha giocato nel ruolo di centrocampista nella squadra di calcio della città. Era una stella promettente del rettangolo verde: la curva sud ad ogni partita urlava “Castro” e sperava di poterlo vedere un giorno indossare la casacca di un club importante. Oggi sono tornati a tifare: “Forza Marco, non mollare”.

 


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