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L'EX PROFESSORE NON ERA IN AULA

Processo Rossitto
Centro antiviolenza parte civile

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CATANIA – Un centro antiviolenza per proteggere le donne, Il “Thamaia” di Catania. E’ questa la nuova parte civile, dopo l’Università di Catania, ammessa nel processo a carico dell’ex professore universitario Elio Rossitto, reo secondo l’accusa, di aver richiesto a due giovani studentesse, Dominique ed Eva, dei favori sessuali in cambio di buoni voti e facili promozioni. L’associazione catanese, rappresentata in aula dall’avvocato Carlo Failla, si occupa tramite un centro d’ascolto, di formare e sensibilizzare le donne a denunciare le violenze di cui spesso sono vittime silenziose. Sulla richiesta di costituirsi parte civile vi era sta l’iniziale opposizione dei legali dei due imputati. Oltre a Elio Rossitto tra gli accusati vi è Francesco Pergola, assistente amministrativo della facoltà di Scienze Politiche, imputato per il reato di concorso in falso materiale in atti pubblici.

Il processo tuttavia ha subito un nuovo rallentamento. Dopo il rinvio delle due precedenti udienze per un vizio relativo alla notifica di avvio del processo ai due imputati, disposto dal giudice Michele Fichera, della quarta sezione penale del Tribunale di Catania, a dovere essere analizzate adesso saranno due nuove eccezioni sollevate dai difensori. Attilio Floresta, avvocato dell’ex professore ha sottolineato ai giudici la mancata notifica al domicilio del suo assistito di due documenti: l’avviso di conclusioni indagini e il conseguente rinvio a giudizio. L’ex docente avrebbe infatti cambiato, dopo alcune spontanee dichiarazioni il suo effettivo domicilio trasferendolo nella città di Siracusa. Parere contrastante per l’accusa, rappresenta in aula dal Sostituto Procuratore Lina Trovato “L’avviso di conclusione indagini – spiega – è stato notificato all’attuale imputato per mezzo della Squadra Mobile, mentre la richiesta di rinvio a giudizio è stata inoltrata ai difensori”.

Eccezioni relative al capo d’imputazione invece per il legale di Pergola. L’impiegato dell’Univiersità etnea secondo l’accusa avrebbe falsato le registrazioni informatiche degli esami nel 2009. “Il dato è generico – dichiara il legale durante l’udienza – perché ogni anno si fanno centinaia di esami, inoltre non viene indicato un preciso anno di corso ma una data troppo generica”. Secondo l’accusa invece la contestazione riguarderebbe l’intero anno solare. La Corte si è riservata di prendere la decisione finale durante la prossima udienza, prevista per il 30 aprile. In caso di accoglimento i tempi del processo potrebbero allungarsi notevolmente.

 


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