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Sit in di protesta

Forestali sul piede di guerra
Contro i tagli della Regione

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Catania, forestali, maurizio grosso, sifus, Cronaca
CATANIA – Si prospettano giorni di fuoco dal 26 al 30 aprile con blocchi stradali, un presidio di protesta permanente davanti la sede dell’Ars e lo sciopero della fame annunciato, da Maurizio Grosso, segretario generale del sindacato SIFUS (Sindacato Forestali Unito per la stabilizzazione) contro i tagli previsti dal bilancio regionale nel settore. La legge finanziaria sotto accusa, infatti, comporterebbe la drastica riduzione delle giornate lavorative e, tra le varie cose, l’esposizione del patrimonio boschivo al rischio perenni d’incendi.

“Quest’anno – spiega Grosso a LiveSiciliaCatania – la Regione intende stanziare a favore del comparto agroforestale circa 240.00 milioni di euro a fronte dei 290.00 relativi all’anno precedente. Con questa cifra i lavoratori riusciranno a lavorare 78, 101 e 151 giorni per contingente. Questo – prosegue – crediamo sia un ritorno al passato è una vera “anti rivoluzione”, non possiamo accettare queste linee d’azione politiche nefaste che colpiscono così duramente la nostra categoria. Il nostro settore assolve ad un ruolo cruciale in Sicilia, ossia, la messa in sicurezza dell’intero territorio. Per queste ragioni, stiamo organizzando tutta una serie di iniziative e di proteste a partire dal 26 aprile fino al 30 che investiranno più Comuni. In particolare, un sit in permanete davanti l’Ars nel quale, io personalmente, inizierò lo sciopero della fame. Ci teniamo a precisare che le nostre occupazioni, potranno anche sfociare in blocchi stradali, ma saranno comunque forme simboliche e pacifiche, non intendiamo di certo creare disagi o paralizzare l’isola. Il nostro scopo, principalmente, è quello di farci sentire dal Governatore perché prenda in considerazione le nostre istanze ed in particolare – conclude – caldeggiamo affinché accolga i nostri tre emendamenti di iniziativa popolare ed inseriti in un quadro di pubblica utilità ( già presentati) che ripristinerebbero i livelli occupazionali a vantaggio della stabilizzazione dei lavoratori".

 


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