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Mascali

I motivi dello scioglimento per mafia
"Comune esposto alla criminalità"

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Catania, mafia, mascali, scioglimento, Cronaca
MASCALI -  “Nel comune di Mascali sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e l’imparzialità degli organi eletti nelle consultazioni amministrative del 15 e 16 giugno 2008, nonché il buon andamento dell’amministrazione ed il funzionamento dei servizi”. Si apre così la relazione allegata al decreto che lo scorso 27 marzo ha disposto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune ionico. Uno dei primi riferimenti è al decreto del ’92.

“L’esposizione del comune alla criminalità organizzata – si legge nel provvedimento – ha trovato conferma all’esito delle consultazioni elettorali del 2008, che ha visto eletti a sindaco e consigliere, nonché presidente del consiglio comunale di Mascali, due soggetti che avevano rivestito rispettivamente la carica di assessore e sindaco all’interno della compagine eletta nel 1988; quello stesso consesso che era stato sciolto, con d.P.R. del 9 giugno 1992, a seguito di vicende giudiziarie che avevano coinvolto proprio i due amministratori”.

Nessun nome ma il riferimento evidente è all’ormai ex primo cittadino Filippo Monforte e a Biagio Susinni. Quest’ultimo, tra l’altro, si legge ancora nel decreto, divenuto consigliere comunale per surroga, dopo le dimissioni di ben sei consiglieri, che avevano addotto motivi personali, proprio nella seduta di insediamento dell’organo consiliare. In quella stessa seduta Susinni fu eletto presidente del consiglio. Una circostanza quest’ultima che all’epoca fece molto scalpore.

Sarebbero stati diversi gli esposti inoltrati, da allora, alla prefettura di Catania per denunciare diverse irregolarità “finalizzate – si legge ancora nel decreto – al perseguimento di interessi personali, unitamente ai legami di amministratori con la criminalità organizzata di stampo mafioso”. Un allarme che, nel novembre del 2009, aveva spinto il prefetto di Catania a disporre l’accesso al comune. La commissione d’indagine rilevò “il frequente ricorso a procedure amministrative irrituali, diffuse illegittimità ed irregolarità negli atti amministrativi ed inquietanti collegamenti tra i due amministratori con ambienti malavitosi di significativo spessore criminale”.

Sono entrate nel provvedimento anche le indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, sfociate a gennaio nell’operazione Nuova Ionia, sulle infiltrazioni mafiose nel ciclo dei rifiuti. Un’inchiesta che vede tuttora indagati a Mascali Filippo Monforte, Rosario Tropea, già assessore ai Lavori pubblici e Bruno Cardillo, dirigente comunale, tutti accusati di corruzione aggravata. Secondo l’accusa avrebbero affidato, con compensi maggiorati, alla ditta Alkantara 2001, gestita da uno degli arrestati Roberto Russo, ritenuto un esponente di spicco del clan Cintorino di Calatabiano e a lungo capo cantiere dell’Aimeri Ambiente, una serie di servizi di rimozione di alcune micro discariche nel territorio mascalese. La contro partita sarebbe stata l’assunzione di amici nella ditta.

Non solo questo. Nessuna vigilanza sarebbe stata esercitata per evitare il rischio di infiltrazioni mafiose negli appalti del comune. A dimostrazione di ciò, nel decreto vengono citati due casi. “Il forte legame tra l’amministrazione e la criminalità organizzata si riscontra – si legge - nell’affidamento di servizi pubblici ad una ditta, il cui titolare è stato già condannato per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, quale affiliato a un noto clan catanese”. Un’impresa dalla quale il comune acquistò una serie di pedane antisdrucciolo da collocare lungo le spiagge, nonostante le pedane non risultino tra i beni prodotti dalla ditta. Alla stessa impresa, fin dal 2008, è stata affidata, in regime di monopolio, la manutenzione dei dispositivi antincendio in tutti gli edifici comunali e nelle scuole. Un affidamento avvenuto con procedure irregolari. La ditta infatti sarebbe stata invitata dall’ufficio competente “a formulare la propria formale offerta, solo dopo che le altre imprese interpellate avevano inoltrato la propria proposta circa il prezzo richiesto per il prodotto”, riuscendo così ad ottenere l’appalto.

Il secondo caso riguarda, invece, i lavori di ampliamento di una scuola. “L’impresa aggiudicataria ha chiesto ed ottenuto dal comune – si legge nel provvedimento – di potersi avvalere, per i lavori di scavo e movimento terra, di una ditta, la cui sede legale coincide con la residenza di un soggetto vicino ad una organizzazione criminale locale, condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso, quale affiliato ad un clan locale, legato da vincoli familiari con l’amministratore unico della stessa ditta”.

Gravi irregolarità, inoltre, sono state rilevate anche nella concessione di un sussidio in favore di un pluripregiudicato, arrestato per associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione. Un contributo elargito, dopo soli tre giorni dalla richiesta, senza alcuna verifica da parte dei competenti servizi sociali sul possesso dei requisiti. Altrettanto significativo il fatto che la somma erogata risulti appena inferiore alla soglia prevista dalla vigente normativa per la tracciabilità dei flussi finanziari.

A rappresentare un segnale di allarme anche la strana circostanza che avrebbe visto l’ex presidente del consiglio Biagio Susinni, continuare a frequentare, dopo le dimissioni, gli uffici comunali, disponendo di tutta la documentazione ed esercitando ancora influenza sull’attività amministrativa dell’ente. Elementi che dimostrerebbero oltre a gravi condizionamenti sugli organi comunali anche la compromissione del buon andamento e dell’imparzialità dell’amministrazione comunale in settori, tra l’altro, cruciali nella gestione dell’ente.

 

 


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