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FIBRILLAZIONI TRA I CENTRISTI

D'Agostino: "Uniti su Bianco,
con Leanza un malinteso"


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CATANIA - Tensione alta all'interno dell'Unione di Centro. La reazione di Lino Leanza alla notizia, ufficiale, del sostegno alla candidatura di Enzo Bianco ha creato delle crepe nell'equilibrio del partito. Nicola D'Agostino, però, abbassa i toni e, pur ammettendo la sua stessa sorpresa, al "mal di pancia" esternato dal collega deputato, pensa che si tratti di un'incomprensione che sarà presto risolta, con l'effetto immediato di rinsaldare il partito, che in questo momento deve restare coeso per affrontare al meglio l'appuntamento delle politiche. La posta in gioco, infatti, è molto alta: dopo la debacle alle politiche, l'Udc non può permettersi un altro fallimento. La conquista di Palazzo degli Elefanti rappresenta, dunque, un obiettivo da centrare a tutti i costi. Una possibilità, secondo D'Agostino, "di riscatto".  Anche perché il partito di Casini in Sicilia potrebbe rischiare di perdere pezzi importanti proprio a Catania. Secondo alcune indiscrezioni lo stesso Nicola D'Agostino strizzerebbe l'occhio al Megafono. Il deputato regionale smentisce ogni traghettamento verso il Megafono e assicura fedeltà all'Udc, la casa che ha scelto dopo il divorzio da Raffaele Lombardo. Quindi, "pieno appoggio a Bianco per le amministrative". Infine, rassicurazioni da parte del centrista per il futuro dei due teatri catanesi: "Bellini e Stabile non rischiano la chiusura, i tagli non sono quelli che stati falsamente divulgati". Anche se D'Agostino sulla gestione degli enti lirici e teatrali ha qualche appunto da fare, in un periodo - come questo - di ristrettezze finanziarie.

Giugno è vicino, le amministrative rappresentano una scadenza importante: che aria tira all'Udc?

"Noi veniamo da una sconfitta elettorale con le nazionali e capisco che quando si perde, si perde anche sicurezza. Tutto divento più difficile, anche fare delle scelte. Le elezioni comunali sono una scadenza importante e l'Udc deve avere la forza, l'intelligenza e la capacità di utilizzare questo momento elettorale per riscattarsi".

Ma a Catania cosa sta succedendo?

"A Catania c'è questa proposta di Bianco come candidato sindaco sul quale anche il comitato regionale si è espresso a favore. E, quindi, penso che abbia fatto più che bene Giampiero D'Alia a prendere questa posizione da parte dell'Udc. Non credo sia una novità, e d'altra parte ha il sostegno di tutto il partito, certamente del mio. E la mia posizione è la stessa di Giovanni Pistorio. Certo mi dispiace notare questo malumore da parte di Leanza".

Come mai questo malumore da parte di Lino Leanza, eppure sembrava, fino a qualche settimana fa, intenzionato a voler sostenere Bianco?

"Infatti io non credo che Leanza abbia cambiato opinione sul sostegno a Bianco".

Forse il metodo non è piaciuto?

"Ci saranno state delle incomprensione che spero possano essere facilmente chiarite".

L'Udc è unito, oppure l'esternazione di Lino Leanza è il segnale di una rottura?

"La posizione di Leanza, che ha stupito anche me, io spero che possa essere solo un malinteso, un equivoco, un problema personale che non infici assolutamente  nel suo rapporto con l'Udc e nel suo sostegno a Enzo Bianco"

Ci sono voci che parlano di un suo avvicinamento politico a Beppe Lumia. Conferma?

"Io ho aderito al gruppo dell'Udc, sono con l'Udc e sostengo Enzo Bianco non solo perché ne sono convinto personalmente, ma anche perché appartengo all'Udc. Poi il rapporto con Beppe Lumia è un rapporto personale che non ha niente a che fare con le mie scelte di appartenenza politica.  Quando ho lasciato il Movimento per l'Autonomia, mi sono trovato davanti a una serie di valutazioni e ho deciso di entrare nell'Udc".

Resterà nell'Udc?

"Si. Non è nei miei pensieri l'idea di cambiare partito. Rimango nell'Udc, non c'è alcun avvicinamento al Pd o al Megafono. Ci sono solo, ripeto, rapporti personali con esponenti del Pd che sono anche precedenti alla mia scelta di aderire all'Udc".

Parlando di Catania e del futuro di questa città. Considerando i tagli alla cultura previsti nella finanziaria regionale, il teatro Bellini e Stabili sono veramente a rischio chiusura?

"No perché se si legge bene il documento finanziario non ci sono quei tagli che sono stati comunicati. Ci sono delle riduzioni ma non nella misura in cui è stato colto da qualcuno. Quello che manca, il 10 - 20 % cercheremo di recuperarlo in commissione e poi in aula".

Questo Governo quindi è a sostegno della cultura e dei teatri?

"Questo Governo non può che sostenere questi enti, in questo caso teatrali, che debbono essere sostenuti in quanto sono organi regionali. Se no gli si direbbe con chiarezza si devono chiudere, e si fa una scelta coerente. Detto questo, io sono contro l'assioma: Bellini, Stabile uguale cultura, solo perché questi quattro o cinque teatri di carattere regionale o in qualche modo a partecipazione regionale rappresentano una realtà culturale.  Realtà che vanno certamente sostenute, ma non può valere il principio che vanno interamente, completamente e assolutamente sostenuti con i fondi regionali. Non ci sono più le risorse, devono cominciare a pensare i dirigenti prima e i lavoratori anche che il prodotto culturale è un prodotto commerciale. E se non c'è un minimo di sostegno e non c'è il mercato io non penso che si possa continuare a chiedere decine di milioni di euro a regioni che non possono più sostenerle. Quindi a volte sono delle spese che possono essere evitate o almeno compresse".


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