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Staminali e lesioni al midollo
Onesta: "Ancora lontani"

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cannizzaro, laura salafia, onesta, staminali, Cronaca

Anna Maria Onesta



CATANIA - Il caso di Smeraldina ha infiammato le speranze per molti malati. Sono oltre trecentoventi i malati gravi o gravissimi che si sono rivolti all'associazione Sicilia Risvegli per ottenere cure con il metodo Stamina. E sempre più persone, costrette sulla sedia a rotelle o addirittura bloccate su un letto di ospedale, si chiedono se possono avere una speranza e tornare a vivere una vita “normale”.


Ma è proprio così? Possono le cellule staminali essere utilizzate per dare risposte a chi ha subito una lesione grave del midollo spinale?

"Per quanto riguarda le lesioni del midollo spinale, possiamo affermare che siamo ancora lontani da un utilizzo delle cellule staminali sull’uomo". Spiega Anna Maria Onesta ai microfoni di Livesiciliacatania. "Gli unici studi che ci sono si riferiscono ad esperimenti sugli animali, ratti e pesci, e pertanto molto lontani da qualsiasi applicazione umana. Le difficoltà principali che si incontrano nel trasferire i risultati raggiunti con gli animali sull’uomo consistono nella complessità di ripetere l’evento traumatico. Un incidente stradale per esempio o un trauma da arma da fuoco, come il caso di Laura Salafia, sono eventi accidentali caratterizzati da moltissime variabili, ed è quindi difficile riprodurre una lesione midollare simile sull’animale. Ma il dato più importante è che questi studi compiuti sugli animali non ci offrono dei risultati confortanti, nel senso che le cellule staminali non hanno un effetto realmente rigenerativo sulle fibre nervose, ma ci sono degli effetti rigenerativi su altre tipi di cellule, per esempio la cosiddetta "Glia", che non è il tessuto nervoso responsabile del deficit motorio, ovvero quel tessuto che produce e trasporta lo stimolo del movimento".

Quindi non si può ancora parlare di cure staminali per le lesioni del midollo?

"Assolutamente no. Io non mi sento di dire assolutamente alle persone affette della lesione midollare di riporre le loro speranze nelle cellule staminali, perché non ci sono dei lavori scientifici validanti e riconosciuti dalla comunità medica internazionale ufficiale. E c’è anche da dire che l’impianto di cellule staminali può comportare degli effetti collaterali pericolosi che in alcuni casi possono portare ad una proliferazione di cellule di tipo tumorali".

Eppure molti malati si chiedono perché non provar ugualmente?

"Noi come medici abbiamo un principio fondamentale da osservare: primo non nuocere. In tal senso dobbiamo essere sicuri al 100% che la cura somministrata non fa del male. Le situazioni che in questo momento hanno catalizzato l’attenzione mediatica riguradano situazioni diverse, come per esempio le malattie neurodegenerative, cioè stiamo parlando di malattie che hanno con certezza una evoluzione negativa, cioè stiamo parlando di gente che comunque subirà una evoluzione verso un quadro clinico molto sfavorevole, o verso la morte. Ma la persona affetta da una lesione midollare ha una lesione stabile, non va in contro alla morte e ha un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione normale.

Ogni persona in teoria è libera di poter sperimentare su stessa l’efficacia di queste nuove cure e tornare a sperare, lei che cosa ne pensa?

"Io penso che questo sia un diritto naturale e credo che sia anche fisiologico da parte di ogni soggetto, però da persona consapevole e da medico, se non riscontro delle evidenze scientifiche non mi farei trattare. Io non lo consiglierei a nessuno dei miei pazienti. Ormai esistono degli indicazioni ben precise su come devono essere fatti gli studi e le sperimentazioni, ci sono dei protocolli chiari che devono essere seguiti e solo dopo questa fase si può parlare di applicazioni sull’uomo. Per quanto riguarda il problema delle lesioni midollari, secondo me, è giusto concentrarsi sulla ricerca e in particolare sugli studi con le cellule staminali ma bisogna anche investire in prevenzione, così come hanno fatto i paesi del nord europa o l’Australia dove sono riusciti a ridurre il numero di lesioni al midollo spinale applicando vent’anni fa delle leggi molto più severe che prevengono il trauma".

Cioè?

"Da subito è necessario investire in prevenzione, in campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per la riduzione della velocità, l’obbligo dell’uso della cintura di sicurezza e del casco; inasprire le leggi sul consumo di alcool, perché la maggiorparte delle lesioni al midollo spinale provengono da incidenti stradali".

Quando uscirà Laura Salafia e che qualità di vita deve aspettare?

"Laura uscirà a breve. Spero questo mese. Abbiamo fatto un incontro con i colleghi e abbiamo organizzato un sistema di assistenza domiciliare integrata che porterà al domicilio di Laura, fisioterapisti, infermieri e operatori sanitari appositamente addestrati. Questo percorso e quasi finito, manca solo un’ultima prova generale. Ê finito anche tutto il percorso di prescrizione e di approvvigionamento delle tecnologie di cui necessita, ovvero respiratori, gruppi elettrogeni, sistemi di ausilio per la mobilità, ausilio per l’igiene, ausilio per lo studio, tutto questo percorso è finito e sono già al suo domicilio di ausili. Anche l’Ikea che ha sponsorizzato l’arredamento della sua casa ha completato lo scorso venerdì l’installazione di tutti i mobli. Resta solo da rendere accessibile l’ingresso esterno dell’abitazione che è a carico dell’ufficio tecnico del comune, in quanto è necessario costruire una rampa sulla strada che in questo caso è proprio in una della via principali di Catania. Per questo ultimo step speriamo di non aspettare troppo tempo

Lei ha una grande voglia di andare a casa perché anche se qui ormai è un ambiente familiare, è pur sempre un ospedale e credo che sia fisiologico nell’animo di tutti di volere un attimo di vita riservata, e costruirsi un proprio ambiente?

Ci siamo offerti volontari per Laura Salafia per aiutarla a creare un suo blog ma per quasi un anno c’è stato un problema per l’acquisto di un mouse ottico, necessario per lavorare al computer.

Cosa è successo? Cosa possiamo fare per questo mouse?

"Il mouse? Non mi risulta. So che deve essere un mouse che lei può utilizzare chiaramente con un sistema a bocca o a soffio oppure che sfrutta la mobilità delle pupille e che integra il riconoscimento vocale. Che io sappia la situazione è stata risolta, nel senso che dal momento in cui lei andrà al suo domicilio avrà questo sistema di comunicazione che gli permetterà di lavorare al computer".

 


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