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Il “Jerry Lewis” rossoazzurro:
Castiglia racconta il derby

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Giuseppe Castiglia

Giuseppe Castiglia



CATANIA. Personaggio poliedrico che ha fatto della catanesità il suo cavallo di battaglia, propagandando dappertutto la cultura etnea. Giuseppe Castiglia non ha bisogno di presentazioni: comico, attore ma anche cantante e conduttore radiofonico, arcinoto - tra tante cose - per aver interpretato “Catania figghiozza do patri eternu”, l’inno alla magnificenza della sua città. Brano che è considerato la colonna sonora di Catania, che emoziona e tocca il cuore dei catanesi tutti. E da buon catanese vive con passione i giorni che precedono la sfida tra Catania e Palermo, tra speranze e scaramanzie, commenti e sfottò. A Live Sicilia ha raccontato i suoi retroscena sul derby, non risparmiando alcune curiosità molto sfiziose.

Giuseppe, partiamo dal serio o dal faceto?

Vista l’importanza della partita direi che c’è poco da scherzare, soprattutto per il Palermo. Sarà un derby serissimo, altroché, dove al contrario degli anni passati il Catania arriva con grande tranquillità forte di un campionato sin qui straordinario. Il Palermo si gioca tantissimo e solo grazie ai risultati delle ultime partite è tornato a credere nella salvezza. Psicologicamente arrivano molto meglio i rossazzurri, l’Europa è ancora raggiungibile ma non è una velleità assoluta. Certo però che se le big che stanno davanti in classifica dovessero ancora rallentare il Catania potrebbe sfruttare questa loro mancanza di continuità.

Ti aspetti un derby gagliardo, contraddistinto dalla consueta rivalità?

Nei giorni scorsi in città ho sentito voci di ogni tipo, persino di una presunta partita “abbissata”! Non credo affatto che sia così, piuttosto credo che le due squadre onoreranno al meglio l’impegno e si daranno battaglia sul campo, come avviene in ogni derby. E poi i tifosi non hanno dimenticato la brutta figura del Catania all’andata, quindi spingeranno i rossoazzurri al successo.

E indubbiamente un Catania in grande ascesa. Che ne pensi?

Prima che una squadra il Catania è un’azienda, gestita con grande oculatezza e con una programmazione che fa invidia persino alle grandi squadre europee. La società ha già chiaro in mente il progetto Catania, ho condiviso ad esempio la scelta di prolungare il contratto ad un allenatore bravo e preparato come Rolando Maran. Questo è un chiaro segnale di continuità in vista del prossimo futuro.

Veniamo all’aspetto un po’ più personale. Qual è l’episodio, durante un derby, che ti è rimasto maggiormente impresso? 

Mi viene subito in mente un derby giocato alla fine degli anni ’90, ai tempi della Serie C. Mi trovavo allo stadio di Palermo perché cercavo “Saro”, il personaggio che in quegli anni era diventato un simbolo esportato anche a Londra, Parigi ed in giro per l’Europa. Mentre realizzavo questo servizio, legato al magazine televisivo Falò, ideato e prodotto insieme a Flaminia Belfiore ed al compianto Enrico Escher, rimasi felicemente sorpreso dalla cordialità con cui mi accolsero i palermitani. Fu un impatto molto positivo e da allora ho mantenuto sempre degli ottimi rapporti con la città di Palermo. Passo spesso da quelle parti per lavoro, mi riconoscono come “il catanese”, ma la gentilezza e la cordialità sono rimaste quelle di sempre. Si parla spesso di calcio con grande simpatia, mi offrono da bere… e guai a rifiutare!

So che il Catania qualche anno fa ti fece un gran bel regalo di compleanno.

Il caso volle che il famoso derby dello 0-4 a Palermo, con l’eurogol di Mascara da centrocampo, si giocasse l’1 marzo, il giorno del mio compleanno. Beh, non potevo ricevere regalo migliore!

Se ti dico mascolinità e femminilità cosa ti viene in mente?

Penso chiaramente alla mascolinità catanese ed alla femminilità palermitana. A Catania il simbolo della città è l’elefante, a Palermo c’è l’aquila; noi abbiamo l’arancino, loro l’arancina. E poi il vulcano Etna contro la Conca d’oro, la specialità del cannolo catanese contro la cassata palermitana. È divenuto un tormentone che accompagna le sfide tra le due città.

E se ti dico invece Lo Monaco che mi dici? 

Giudico Pietro Lo Monaco un grande scopritore di talenti, a Catania ha fatto un ottimo lavoro. Bravissimo nel valorizzare giocatori semisconosciuti, altrettanto bravo con le plusvalenze. Caratterialmente è un personaggio non semplice da prendere, ma chi in questo mondo non ha nemici?

Prima di congedarti ci racconti una barzelletta sul derby?

Eh no, le barzellette sul derby e su Sant’Agata sono tabù! Il catanese non vuol mai sentirne…


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