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Processo Pta di Giarre

Difetto di notifica per Calaciura
Rinviata a giugno l'udienza

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anna finocchiaro, Catania, pta giarre, scavone, Cronaca
CATANIA- Torneranno sul banco degli imputati il 25 giugno, per abuso d’ufficio e truffa aggravata, gli ex manager dell’Asp di Catania, Giuseppe Calaciura, Antonio Scavone e Giovanni Puglisi, sotto accusa per l’appalto di informatizzazione del PTA di Giarre. Accanto a loro, nelle vesti di amministratore unico di “Solsamb s.r.l.”, andrà a giudizio anche Melchiorre Fidelbo, consorte della senatrice Pd Anna Finocchiaro. Il processo è stato rinviato poco fa per omessa notifica all’ex manager azienda sanitaria etnea, Giuseppe Calaciura. La Terza sezione penale del Tribunale di Catania, presieduta da Santino Mirabella, ha perciò deciso di fissare un’udienza prima dell’estate, in modo da procedere alle richieste istruttorie e alla messa in moto della macchina processuale. “Questo collegio- ha spiegato il giudice- non è quello che si occuperà del processo. La composizione definitiva si avrà in autunno”. Prima di allora gli avvocati proporranno l’esame dei testi della difesa. Nessuno deigli imputati era presente in aula.

L’inchiesta condotta dal Pm, Alessandro La Rosa, verte sulla procedura amministrativa che avrebbe condotto all’assegnazione senza gara dell’appalto per l’informatizzazione del Presidio Territoriale Assistenziale di Giarre. Sotto i riflettori è finita la stipula della delibera del 2010 che autorizzava l'Asp di Catania a stipulare un convenzione con la Solsamb di Melchiorre Fidelbo. Secondo la procura, sarebbe stata redatta "senza previo espletamento di una procedura ad evidenza pubblica e comunque in violazione del divieto di affidare incarichi di consulenza esterna", come invece è previsto dalla normativa regionale. L'atto, poi revocato in autotutela dall’Assessorato alla Salute guidato da Massimo Russo, "avrebbe procurato- secondo il Pm- un ingiusto vantaggio patrimoniale alle Solsamb consistito nell'affidamento diretto alla società di una prima anticipazione di 175mila euro".

E’ stata il Gup, Marina Rizza, a rinviare a giudizio lo scorso ottobre tre dei quattro imputati, contestando l’accusa di truffa aggravata oltre a quella di abuso d’ufficio.

 


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