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Dopo aver partorito in coma

Ivana lascia l'ospedale
"Prima voglio vedere mia figlia"

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Catania, Garibaldi, ivana greco, partorisce in coma, pintaudi, Cronaca

Ivana Greco con il marito prima di lasciare l'ospedale



Catania - È pronta dalle 5 del mattino Ivana. Il suo desiderio più grande, adesso, è quello di conoscere finalmente Rebecca Maria. “Non tornerò a casa se non prima avrò visto mia figlia”, dichiara a Live Sicilia Catania. E in realtà, la giovane donna si emoziona al sol nominarla. I suoi occhi brillano di gioia, ma nascondono ancora un pizzico di paura. Un mal di testa, per chi come lei è entrata in coma per un’emorragia celebrale, può suscitare momenti di panico. Ma Ivana è forte e ironica. Prima di lasciare la Rianimazione “Antonella Caruso” del Garibaldi ringrazia l’equipe medica di Sergio Pintaudi e sdrammatizza: “Professore, un caffè lo posso prendere?” “Solo se lo offre pure a me”, risponde il direttore di uno dei reparti italiani protagonisti di piccoli grandi miracoli. E questi miracoli hanno un nome: Ylenia e Sofia Benedetta. Due bambine date alla luce da giovani mamme in coma.

Ivana con il professor Pintaudi



Oggi finalmente torni a casa, come ti senti?

“Sono felicissima perché potrò finalmente conoscere la mia piccola e riabbracciare Giuditta. In reparto mi sono trovata benissimo: tutto il personale è stato fantastico. In queste settimane non sono mancati i momenti di sconforto ma loro mi sono stati accanto con professionalità e umanità”.

 Tuo marito Paolo ti ha già fatto vedere in foto Rebecca Maria.

“Sì, appena l’ho vista ho pianto e piango anche adesso che ne sto parlando con te. È terribile vivere separati dal proprio bambino specie nei primi mesi di vita, è come se ti strappassero un pezzo di cuore. Ho allattato Giuditta per 8 mesi e desideravo farlo anche con Rebecca. Un giorno dovrò spiegarle perché non le sono potuta stare accanto all’inizio e non sarà facile perché tra una mamma e una figlia si crea un rapporto di simbiosi. Adesso dovrò, quindi, recuperare quelle attenzioni che non le ho potuto donare sin dai primi momenti”.

Dalle foto hai notato già delle somiglianze?

“Sì, è identica a Giuditta da piccolina, stesse labbra e stesso sguardo”.

Quanto ti ha cambiato questa esperienza?

“Mi ha cambiato la vita. Io non sono stata fortunata, ma graziata. L’equipe ha lavorato su di me ma sono convinta che il Signore ha lavorato su di loro affinché tutto andasse per il verso giusto. Quella che ho vissuto la considero l’esperienza più brutta della mia vita, ma nello stesso tempo la più bella perché ho sentito tanto la presenza di Dio, l’affetto della mia famiglia e dei miei fratelli con cui condivido il cammino verso il rinnovamento dello spirito. Il prossimo 24 giugno difatti andrò a Međugorje”.

A Paolo cosa ti senti di dire?

“Che è l’uomo più fantastico del mondo”.

 


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