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Mirabile: "Gli affari, le estorsioni
e quella cena per Cristaudo"

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CATANIA – “Il mio ruolo era conosciuto da me, mio fratello e mio zio, perché in caso di arresto sarebbe toccato a me. Avevo la mappa di quello che si faceva. Io per gli altri associati non dovevo comparire”. A parlare durante l’udienza di oggi del processo “Iblis” sui rapporti tra mafia politica e imprenditoria, in collegamento da un sito riservato è
Paolo Mirabile, il boss che dallo scorso novembre ha scelto di collaborare con la giustizia seguendo le orme del fratello Giuseppe, pentitosi soltanto poche settimane prima. Per il nipote di Antonino Santapaola “U pazzu” fratello dello storico boss Nitto, quello di oggi è stato un vero e proprio esordio. Dopo aver riempito intere pagine di verbali è comparso in video, ripreso di spalle, per rispondere alle domande dell’accusa, rappresentata in aula dal Sostituto procuratore Agata Santonocito.

Mirabile, ripercorre nei dettagli la sua carriera criminale. Dai primi anni quando il suo ruolo era sconosciuto agli altri affiliati, per garantire la successione nell’ambito della famiglia, fino al 2009, 2010, periodo in cui il boss venne insignito del ruolo di responsabile. Dapprima della città di Caltagirone e successivamente di tutto il territorio calatino. “Vi era un vuoto nel rione di Monte Po’ – spiega il collaboratore – perché gli Strano erano fuoriusciti dai Santapaola per passare con i Carateddi”, io proposi di riempire questo vuoto e mi incontrai con Benedetto Cocimano, Daniele Nizza e Michele Schillaci che mi nominarono responsabile anche di Caltagirone”.

Nelle mani di Paolo Mirabile venne consegnata la “carta di Monte Po”, un vero e proprio vademecum con tutti coloro che all’epoca dei fatti pagavano le estorsioni alla famiglia Santapaola. Successivamente, il pentito ripercorre gli incontri per conoscere il presunto responsabile di Cosa Nostra dell’intero territorio calatino: “Nel periodo del natale 2009 – spiega Mirabile - mi incontrai con Pasquale Oliva, era lui il responsabile, era lui che spartiva le estorsioni, se si faceva un lavoro a Caltagirone, il 3% della ditta che pagava la messa apposto andava spartito al 50% con Catania e la restante parte ai responsabili degli altri paese, l’intera cifra veniva consegnata a Pasquale Oliva e lui la spartiva”.

In realtà, il pentito non consegnò mai i soldi delle estorsioni a Oliva, ma “mi diede in tre trance 15.000 €, non so provenienti da quale estorsione, ma dovevano andare a me come responsabile di Caltagirone”.

Nel 2010 dopo l’arresto di Oliva nell’operazione Iblis, “La struttura – spiega Paolo Mirabile – rimase, ma a mancare era un responsabile vero e proprio. Venni proposto io. Ci incontrammo con l’allora responsabile del villaggio Sant’Agata e mi affidarono tutto il calatino. Dopo una settimana, in un garage di San Cristoforo conobbi i responsabile dei paesi. In quell’occasione Benedetto Cocimano disse che tutti dovevano parlare con me e tutti acconsentirono”.

La politica. Pur non occupandosi direttamente dei rapporti con il mondo della politica, Paolo Mirabile cita in aula il nome dell’ex deputato regionale Giovanni Cristaudo, assolto perchè le prove raccolte a suo carico nel rito abbreviato del processo “Iblis”, sarebbero “insufficienti e contraddittorie”. Il ricordo di quel nome riaffiora nella mente del collaboratore nell’ambito dei contrasti tra gli Ercolano e i Mirabile sulle ditta da favorire per il mega affare sui cui Cosa Nostra aveva messo gli occhi: quello del centro commerciale “La Tenutella”. “Accompagnai mio zio Alfio Mirabile – spiega il collaboratore - ad una riunione da un professionista in viale Vittorio Veneto riguardo la “Tenutella”, quando tornò però era irritato e bestemmiava. Dopo una settimana - prosegue Paolo Mirabile - un altro mio zio Giuseppe Ferrara mi disse se potevamo aiutare Giovanni Cristaudo per organizzare nella trattoria una cena elettorale per 30,40 persone, quando Cristaudo venne nel locale mio zio Alfio scorgendolo dal vetro della cucina si fece scappare una frase del tipo “per colpa di questo signore qui mi sta facendo combattere per la Tenutella”, a suo dire – puntualizza Mirabile – andava contro l’IRA perché spalleggiava la ditta degli Ercolano”.

La conoscenza di Vincenzo Santapaola: Nonostante un legame di parentela stretto, con il figlio maggiore del boss Nitto Santapaola, Paolo Mirabile racconta in aula, di aver avuto solo una conoscenza durante l’adolescenza. Un tentativo di avvicinamento ci fu molti anni dopo “Quando avvicinai una persona alla famiglia con il consenso di mio fratello – spiega il collaboratore - Cocimano, Magrì e Nizza mi dissero che non facevo più parte della famiglia e che la decisione era sta presa dall’alto. Per capire chi l’avesse deciso – prosegue Mirabile - tentai di contattare Vincenzo Santapaola tramite un suo cugino, ma mi fece sapere che la discussione non gli interessava, che era rammaricato per i mie problemi ma non poteva darmi nessun tipo di aiuto. Da questa risposta, che io accettai, progettammo di uccidere Orazio Magrì ma poi venimmo arrestati”.

Giovanni Cristaudo contattato da LiveSiciliaCatania: “Io questi personaggi non li ho mai conosciuti, non ho mai organizzato cene, al massimo ho fatto delle riunioni in qualche albergo ma non ho mai partecipato a delle cene, né in campagna, né tra amici, né prima né dopo la campagna elettorale”


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