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Processo centro “intrattenimenti”

Parla il dirigente del Comune:
“Nessun favore a Puglisi Cosentino”

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Catania, Fondazione cosentino, processo, Salvatore puglisi cosentino, san gregorio, Cronaca
CATANIA- E’ durato sei ore l’esame dibattimentale di Salvatore Buscemi, dirigente del Comune di San Gregorio, chiamato a parlare quest’oggi dinanzi alla Terza sezione del Tribunale nel processo a carico di Salvatore Puglisi Cosentino, ultimo erede di una dinastia imprenditoriale tra le più in vista in Sicilia. Sullo sfondo il grande affare del centro “Intrattenimenti” ai piedi del monte Catira, non lontano dallo svincolo autostradale del centro etneo. Un progetto da 27 milioni di euro che, secondo il Pm Alessandra Chiavegatti, si sarebbe trasformato in un’opera faraonica: un centro commerciale con bar, palestre e spazi ricreativi. Il tutto in violazione dei criteri di lottizzazione urbanistica, con rilascio di pareri favorevoli da parte dell’ente pubblico alla realizzazione di strutture stradali non idonee agli standard di sicurezza e il mancato scorporo delle superfici destinate a strutture di urbanizzazione, aree a verde pubblico e parcheggi dalla Superficie territoriale prevista dal Prg. Da qui, secondo il Pm, l’indebito vantaggio per la “Sofocle s.r.l.”, anche con violazione del limite del 20% previsto per le aree a destinazione commerciale. Sono imputati, accanto all’amministratore unico di “Sofocle s.r.l.”, il progettista dell’opera Santo Catalano e due burocrati, Francesco Impellizzeri, dirigente del servizio Viabilità della Provincia di Catania, e lo stesso Buscemi, membro dell’Area urbanistica del Comune di San Gregorio. Nel pomeriggio spunta in Tribunale anche Alfio Puglisi Cosentino, padre di Salvatore e protagonista dell’imprenditoria italiana degli anni ’90.

“Non facevo parte dell’organo deliberante- ha spiegato Buscemi- mi limitavo a istruire le procedure”. Il lungo interrogatorio degli avvocati di parte civile, Gianfranco Li Destri e Ivan Albo, non è riuscito a ricondurre le argomentazioni dell’imputato nel merito delle accuse. Buscemi ha affermato di non aver mai avuto ruoli decisionali nella definizione del Prg. Lo stesso strumento urbanistico, varato nel 1995 da Alessandro Bianchi, mostra in realtà diversi punti oscuri in merito all’articolazione degli interventi. Su tutte i casi in cui ricorrere all’art. 15, quello a cui fanno capo le procedure messe in opera per la lottizzazione del centro “intrattenimento”.

E le difformità nell’interpretazione delle norme sono state al centro di uno scontro tra accusa e difesa in sede di controesame. Il Pm, Alessandra Chiavegatti, ha chiesto conto a Buscemi dell’adozione delle procedure all’art. 15. Ma il burocrate rivendicando la sua estraneità alla fase decisionale del procedimento, ha ribadito la propria estraneità alle accuse.

 

 


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