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Mafia e politica

Voto di Scambio, Burtone:
"Riforma necessaria"

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art.416 cp, giovanni burtone, mafia, pd, voto di scabio, Politica
CATANIA - Riformare il voto di scambio politico mafioso, ovvero l’articolo 416 ter del codice penale. A volerlo è il parlamentare del Pd Giovanni Burtone che ha depositato alla Camera dei deputati un progetto legge per "rendere meno sterile" la normativa vigente. Un intervento di modifica che lo stesso Burtone ritiene “assolutamente necessario”. Così infatti è stato spiegato all’aula di Montecitorio lo spirito della riforma proposta: “La formulazione testuale della norma circoscrive irragionevolmente all'irrogazione di denaro alla controprestazione di chi ottiene la promessa di voti da parte della mafia. Nei fatti però – spiega Burtone- il politico appoggiato ricambia le organizzazioni mafiose con la concessione di favori diversi dal danaro. Per questo – ha aggiunto il parlamentare del Pd- si ritiene opportuno estendere l'oggetto della controprestazione ad altra utilità".

"Nella pratica – ha sottolineato Burtone- nell’applicazione del disposto normativo è prevalso finora un orientamento restrittivo che richiede la necessità del metodo mafioso per la concreta realizzazione del reato di scambio elettorale che di fatto rende la norma in questione praticamente inutile".

"Inoltre – ha spiegato l’esponente del Pd- come da più parti è indubitabilmente riconosciuto, lo scopo della norma attualmente in vigore è quello di evitare che le competizioni elettorali vengano inquinate dall’azione delle organizzazioni mafiose, le quali – ha sottolineato - anche solo potenzialmente, impegnandosi a favore o contro determinati candidati, possono alterare la corretta dialettica democratica, anticipandosi la soglia di punibilità al semplice accordo tra il candidato e l’associazione mafiosa, che riceve dal primo denaro in cambio della promessa di voti, si previene, o meglio si cerca di prevenire, l’intervento della organizzazione mafiosa sul terreno concreto del reale indirizzo del consenso verso ben individuati soggetti, anche non organici, che ne richiedono il sostegno. In sede processuale – ha sottolineato - la prova di tali accordi non è di per sé agevole: l’ulteriore (diabolica) necessità di provare l’utilizzo del metodo mafioso, che non attiene alla struttura del reato, rischia di vanificare la portata applicativa della disposizione".

“Occorre dunque – ha concluso il suo intervento in aula il parlamentare democratico- porre attenzione alle conseguenze pratiche a cui le diverse possibili letture possono condurre, essendo doveroso, per il generale principio di conservazione delle norme, interpretare una disposizione nel modo che questa conservi una possibilità applicativa, anziché in modo che la stessa sia sostanzialmente disapplicata”.

 

 


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