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L'UDIENZA

Salamone, Mancuso al Riesame:
"Mai avuto contrasti con Valentina"

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CATANIA - "Non avevo motivo di ucciderla". Nicola Mancuso ritorna a dichiararsi innocente e lo ha fatto oggi nel corso dell'udienza che si è svolta davanti al Tribunale del Riesame di Catania, presieduto da Maria Grazia Vagliasindi, che è chiamata a decidere sulla richiesta di annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere presentata dalla difesa per "l'insussistenza di gravi indizi di colpevolezza". L'indagato ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee davanti ai giudici. "Ha rimarcato la sua totale estraneità al reato di cui è accusato - dichiara a LiveSiciliaCatania l'avvocato Rosario Pennisi - ha ribadito che con la vittima non ha avuto alcun contrasto e che non aveva alcuna ragione per ucciderla".

Salvo Burzillà, avvocato di Nicola Mancuso, ha fatto un'analisi dei fatti concentrando l'attenzione sulle celle di aggancio dei telefonici. Il legale ha messo in evidenza soprattutto un orario quello dell 3.25 del mattino quando il cellulare del 30enne si è agganciato a una cella che si trova nell'area della sua abitazione ad Adrano. Elemento, secondo la difesa, che determina come Mancuso nel momento dell'interrogatorio abbia dichiarato il vero quando ha raccontato di essere tornato a casa dopo aver lasciato la villetta.

L'avvocato Pennisi, l'altro difensore, ha prodotto invece la consulenza tecnica del genetista dell'Università Tor Vergata di Roma Emiliano Giardina. Il perito della difesa ha dichiarato che "ammesso anche si tratti del Dna dell'indagato nessuno al mondo è in grado di escludere che il materiale genetico di Nicola Mancuso derivi da cellule epiteliali o da altri tipi cellulari". Giardina, dunque, esclude che il materiale genetico trovato sotto la scarpa di Valentina Salamone sia una traccia ematica perché "non è possibile - scrive ancora nella perizia - stabilire quando la traccia di dna di Mancuso è stata depositata". Insomma, tutto secondo la difesa si muoverebbe nella contestualizzazione temporale della traccia analizzata dai Ris, materiale che potrebbe secondo il consulente di parte essersi depositato nella suola del sandalo di Valentina non per forza durante le ore precedenti al decesso, ma nel corso della serata.

Pennisi ha anche fornito una memoria sulle possibili ricostruzioni alternative alla dinamica della morte della 19enne biancavillese, e tra queste ripropone la tesi del suicidio. "Su questo punto - afferma il difensore - abbiamo rimesso in discussione la posizione delle mani di Valentina nella corda, che l'afferravano non per toglierla ma per tenersela".

La procura generale rappresentata dall'avvocato generale dello stato Salvatore Scalia e dal sostituto procuratore Sabrina Gambino hanno insistito su quanto contenuto nell'ordinanza e sugli accertamenti dei Ris di Messina, che porterebbero a individuare in Mancuso uno dei due autori del delitto. Al presidente Vagliasindi è stata chiesta la conferma della custodia cautelare in carcere. Il giudice si è riservato di decidere nei prossimi giorni.

 


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