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L'UDIENZA

Processo Iblis, è saltato
l'interrogatorio di Paolo Mirabile


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CATANIA- Un nuovo atto del processo Iblis, sui legami tra mafia, politica e imprenditoria. Oggi le attese erano tutte per le dichiarazioni di Paolo Mirabile chiamato a deporre dall'accusa. Invece tutto rimandato. Il boss arrestato durante l’operazione “Efesto” è diventato sul finire del 2012 collaboratore di giustizia subito dopo la stessa scelta fatta dal fratello Giuseppe. Paolo Mirabile è ritenuto dalla procura una figura centrale per svelare le genesi e le dinamiche degli ultimi anni di Cosa Nostra catanese.

A stravolgere i piani dell’accusa , rappresentata in aula dal pm Antonino Fanara, è stato però l’accoglimento da parte del collegio giudicante, presieduto da Rosario Grasso, di una richiesta di nuove acquisizione avanzata da diversi difensori. Nel fascicolo depositato dal pm era present solo un verbale inerente le dichiarazioni di Paolo Mirabile datato 30 novembre 2012, invece per gli avvocati Fanara avrebbe dovuto allegare altri 14 trascrizioni. Il problema della consultazione dei verbali da parte dei difensori si è quindi allargato anche per le deposizioni rese ai pm da parte di Giuseppe Mirabile, in quanto anche in questo caso il pm ne aveva depositato solo uno: “Devo riesaminarli tutti – afferma il pm Fanara – per evidenziare eventuali collegamenti agli imputati di questo processo, nonostante credo che tutto sia concentrato in un verbale che è già in cancelleria”. Discorso chiuso ed esame rimandato su questo punto. Il cerchio si è completato su questo aspetto però con ulteriori richieste di rinvio, e addirttura con l’opposizione di un difensore di sentire per la prossima udienza Giuseppe Mirabile. A tutto questo il Pm ha risposto con ironia: “Io faccio quello che vogliono i difensori. Vogliono Paolo ? E Paolo sarà”.

Dopo una breve comparsa in aula dell’ex deputato regionale Giovanni Cristaudo, che si è avvalso della facoltà di non rispondere poiché assolto per insufficienza di prove in primo grado nel rito abbreviato dello stesso procedimento, è stato il turno di Francesco Alampo. L’uomo, dipendente della Regione Siciliana, con la “passione” per la gestione di cooperative edilizie è stato uno dei fondatori della Enotria, entrata prepotentemente nell’ambito del processo. Secondo l’accusa attorno ad un complesso abitativo da realizzare alle porte di Ramacca vi sarebbe stato una grossa attenzione da parte di Cosa Nostra e delle sue cellule sparse per il territorio calatino nel periodo compreso tra il 2007 e il 2009. Alampo, nonostante all’epoca dei fatti risultasse già dimissionario dal ruolo di Presidente della cooperativa , avrebbe gestito con un ruolo d’ombra l’iter burocratico dell’affare milionario su mandato dell’allora presidente Salvatore Petralia. “Inizialmente il lavoro venne affidato alla New World Costruzioni di Adrano - spiega Alampo – che era un impresa solida tanto da anticipare un somma per l’acquisto di alcuni terreni, su cui c’erano stati problemi per l’esproprio”.

A questa prima ditta se ne sostituì un’altra, la Templari Costruzioni di Carmelo Finocchiaro, imprenditore originario di Castel di Iudica, attualmente detenuto e imputato nel processo Iblis. “Venne insieme ad altre 5,6 persone – dichiara Alampo al pm – con lui c’era anche Giuseppe Tomaselli, uno dei soci della cooperativa, e un altro che ricordo mi venne presentato come “Pasquale”. Finocchiaro mi disse che nell’appalto di Ramacca non doveva entrare nessuno; il lavoro affidato alla ditta di Adrano doveva essere revocato e affidato alla Templari”.  Giuseppe Tomaselli, oltre ad avere un ruolo all'interno dell'Enotria, era assessore al Comune di Ramacca e cognato di Giuseppe Verdi, progettista del complesso abitativo che doveve sorgere nella cittadina calatina.

L’udienza prosegue tra racconti sfocati e tanti “non ricordo” pronunciati dal fondatore della cooperativa in un controesame delle difese durato diverse ore, conclusosi con l’irritazione e una sonora alzata di voce da parte del Presidente del Tribunale Rosario Grasso, innervositosi dopo l’ennesima insistenza da parte di un legale nel porre una domanda al teste.

 


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