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Bomba ecologica in riva allo ionio
Avviso di garanzia per Nucifora


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<p>Sequestro cartiera</p>



FIUMEFREDDO - Nuovi guai giudiziari per l’ex sindaco di Fiumefreddo di Sicilia Sebastiano Nucifora, raggiunto stamani da un avviso di garanzia per omissione in atti d'ufficio. Il provvedimento è stato firmato dal procuratore capo di Catania Giovanni Salvi e dal sostituto Raffaella Vinciguerra, al termine delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Riposto sulla mancata bonifica dell’ex cartiera Keyes. Stesso avviso di garanzia è stato notificato all’ex funzionario della Provincia Regionale di Catania, Nello Russo, per l’attiguo stabilimento, l’ex Siace, immobile di proprietà provinciale.

Entrambi sono accusati di non aver provveduto alla tempestiva rimozione dell’amianto e delle altre fonti d’inquinamento presenti nelle due aree. Nessuna dichiarazione ufficiale è stata rilasciata al momento da Sebastiano Nucifora e dal suo legale Walter Rapisarda. Una storia infinita quella dei due stabilimenti sorti tra gli anni ’60 e ’70 a pochi metri dal lungomare di Marina di Cottone e dall’oasi naturalistica di Fiumefreddo di Sicilia. Una storia di sequestri, incredibili sprechi e incalcolabili danni ambientali.

Sequestro Cartiera



L’ultimo sequestro in ordine di tempo riguarda l’ex Keyes, nata nel 1963 per la produzione di cartoni porta uova e poi fallita nel 2002. Nel gennaio del 2012 la Guardia di Finanza di Riposto, su disposizione della Procura della Repubblica di Catania, dopo l’ennesima ispezione sul posto effettuata in sinergia con i tecnici dell’Asp di Giarre e alla presenza dell’allora neo procuratore capo di Catania Giovanni Salvi, ha posto i sigilli all’intera area, che si estende per circa 50mila metri quadri. I primi sigilli erano stati apposti nell’agosto del 2009 quando l’area, una bomba ecologica a cielo aperto, era stata utilizzata abusivamente come parcheggio per le auto e addirittura come zona ristoro, comprensiva di docce e servizi igienici per i bagnanti.

Una situazione estremamente pericolosa vista la presenza di enormi quantità di eternit in matrice friabile e di altre sostanze nocive. Dopo pochi mesi il dissequestro e la consegna al curatore fallimentare che avrebbe dovuto provvedere alla bonifica. Ma dopo tre anni il nuovo sopralluogo disposto dalla Procura non aveva evidenziato alcun miglioramento, anzi era stato rilevato persino un peggioramento della situazione. La caduta di numerose coperture in eternit dei capannoni presenti e una serie di incendi dolosi avevano infatti causato il rilascio nell’ambiente di nuove quantità di amianto, stimate intorno alle 500 tonnellate.

Non solo, all’interno di uno dei capannoni erano stati rinvenuti tre grossi silos e numerosi fusti in ferro e contenitori in plastica pieni di sostanze chimiche, potenzialmente pericolose. Molte di quelle sostanze avevano contaminato anche i terreni circostanti. Stesso desolante panorama per la contigua ex Siace, originariamente di proprietà della Regione Siciliana, e acquistata nel ’99 dalla Provincia Regionale di Catania, allora presieduta dall’on. Nello Musumeci. La prima fase di messa in sicurezza è già stata avviata, ma è ancora lontana la completa bonifica del sito.

Nel corso degli anni i decessi per tumore polmonare e il sorgere di malattie gravissime in molti operai impiegati nei due stabilimenti falliti, hanno aperto inquietanti interrogativi sulla pericolosità dell’intera area che sorge a pochi passi dalle spiagge di Marina di Cottone. E pensare che il litorale di Fiumefreddo si è aggiudicato per ben sei anni l’ambita bandiera blu. Oggi con la chiusura delle indagini, la Procura di Catania apre un nuovo capitolo su una delle vicende più tormentate della riviera ionica.

 

 


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