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Le primarie di centrosinistra

L'affondo delle associazioni:
"Siamo cittadini, non sudditi"


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CATANIA - Primarie: le associazioni fanno sul serio. L’assemblea di ieri sera convocata da alcune associazioni cittadini rende il quadro del centro sinistra più incerto. Padre Notari ha introdotto l’incontro e ha fatto dichiarazioni che lasciano poche possibilità di fraintendimento. “Questa sera, noi ribadiamo l’importanza delle primarie come un’occasione privilegiata. Diciamo con forza che non possiamo tollerare la situazione che si è venuta a creare, sia nell’ambito del centro destra che in quello del centro sinistra.” Padre Notari ha proseguito dicendo che “non è più il momento di essere gregari in vendita al migliore offerente ma è ora di essere soggetti che possano fare pressione per la stesura di un disegno coerente di trasformazione”. Poi Notari è andato giù molto pesante. “Non potranno essere le grandi lobby della nostra città a dirci come essere cittadini. Sappiamo che gli interessi di una parte sono enormi: dal porto fino al ridisegno della nostra città. La priorità deve essere, invece, il bene comune. Questa è l’assemblea del coraggio. Anche se forse resi minoritari non rinunciamo a un futuro che appartenga alla nostra città”.

Sullo stesso tono, Notari ha proseguito dicendo che in assenza di primarie “ancora una volta, sceglieremo di essere sudditi e non cittadini, chiusi nelle nostre prigioni e al servizio di quattro lobby di potere”. Gli ha fatto eco Claudio Saita delle Acli e sostenitore della prima ora della candidatura di Marisa Acagnino. “C’è una concentrazione di potere dentro le segreterie dei partiti legata al fatto che questo è un momento decisivo rispetto ad alcune scelte (prg, Corso dei Martiri), c’è un nesso profondo tra investimenti e interessi dei poteri forti e questo fenomeno”. Poi un’affermazione che è più di una semplice proposta: “le primarie sono una scelta di civiltà e se non le vogliono le faremo anche senza partiti”. All’incontro non è presente l’onorevole Giuseppe Berretta, impegnato nella direzione nazionale del Pd, che però ha inviato un messaggio di saluto in cui ha ribadito che “primarie civiche, aperte e partecipate non sono un lusso o qualcosa da sacrificare sull’altare di calcoli elettorali, rappresentano invece il tratto distintivo delle forze che scelgono il cambiamento".

“Assistiamo a riti – ha scritto Berretta- che pensavamo superati, c’è chi preferisce rifugiarsi in logori giochi di potere mentre la società chiede il cambiamento, continuerò dentro al mio partito a battermi per le primarie”. Dario Montana, esponente di Libera e firmatario appello per Marisa Acagnino ha sottolineato che “rinunciare alle primarie di coalizione rischia di alimentare l’antipolitica”. Infuocate le parole del frate domenicano Giovanni Calcare: “Se i partiti non organizzano le primarie le faremo noi cittadini. Bianco e Stancanelli sono impresentabili”. Paolo Castorina, la cui candidatura ad eventuali primarie era stata annunciata poco tempo fa non ha risparmia critiche al suo schieramento. “È mancata la discussione sui contenuti. Le primarie invece ci consentirebbero di esprimerci non solo sui candidati ma sui contenuti e sui programmi”. Poi un affondo: “alle primarie non devono partecipare le persone che hanno causato danni a questa città.” La portavoce del Comitato civico Barriera e sostenitrice di Acagnino ha parlato delle primarie come diritto di scegliere da chi farsi rappresentare. Luca Spataro, ex segretario provinciale del Pd ha ripercorso le tappe che hanno portato alle sue dimissioni e ha detto quanto sostenuto spesso in queste settimane.

“Questa città in questi anni ha vissuto l’allontanamento dei cittadini dai luoghi decisionali, la politica deve tornare a fare scelte in modo trasparente”. “Non servono salvatori della patria – ha detto Spataro- a cui affidare il destino della comunità ma serve partecipazione”. Poi l’intervento più atteso: quello dell’assessore Marino del Megafono. L’ex magistrato aveva fatto da tramite tra il Presidente Crocetta e Marisa Acagnino per chiederle di candidarsi, per questo gli occhi della platea sono puntati su di lui dopo il dietrofront del Megafono in favore di Bianco. Il discorso molto equilibrato di Marino è di realpolitik. Marino non ha nascosto che un esito diverso delle politiche a Catania avrebbero determinato una situazione diversa. Il Megafono non ha ottenuto il consenso che sperava e che avrebbe determinato un peso diverso nello snodo delle amministrative. Inoltre esiste “una logica di coalizione” di cui non si può non tenere conto.

“La logica del Megafono non era che Bianco non potesse candidarsi a sindaco ma che il candidato andava scelto attraverso le primarie. Questa rimane la logica del Megafono. Ma abbiamo responsabilità di governo e di coalizione”. “Il Megafono- ha proseguito Marino- non ha tradito le proprie idee, tuttora il Presidente ritiene che la candidatura per il sindaco di Catania vada scelta in maniera democratica come si farà in altre provincie. Il Megafono è pronto ad ascoltare tutto quello che proviene dalla società civile. Noi siamo per le primarie ma non possiamo non muoverci nella logica della coalizione.” La platea è rimasta tiepida, del resto le posizioni presenti all’interno dell’assemblea sono varie e non sempre convergenti su tutto. Ad esempio, Matteo Iannitti di Rifondazione ha detto che “le primarie questione di forma non di sostanza” e ha messo dei paletti rispetto ad eventuali alleanze (l’Udc) dicendosi inoltre “non disponibile a collaborare con chi in questi anni ha fatto parte di giunte che hanno massacrato la città”. Oppure Salvo Grillo del gruppo azione e risveglio che ha fatto da vero e proprio battitore libero. Grillo prima ha attaccato il Megafono che “ha disturbato la dottoressa Acagnino e poi non ha fatto nulla”, poi Berretta “che avrebbe dovuto fare un passo indietro molto tempo fa”. Grillo, che proposto Acagnino come “la candidata perfetta per il 2018” sollevando i malumori della platea, ha avanzato una ipotesi diversa: ”non sono favorevole alle primarie, proponiamo a Bianco una squadra di governo con determinate caratteristiche”.

Dopo il susseguirsi di vari interventi, per lo più pro primarie è stata la volta di Maurizio Caserta. Il professore, candidato a sindaco ha detto la sua. “Non mi sono mai appassionato al meccanismo delle primarie. C’è una cosa democratica che si chiamano elezioni. Credo ci siano questioni più serie. Sono favorevole a qualsiasi strumento di confronto”. Caserta, inoltre, ha ribadito un punto chiaro legato alla trasversalità della sua candidatura e alla eterogeneità del gruppo che lo sostiene. “I termini cominciano a traballare, i termini sinistra e destra cominciano a significare molto poco”. Una dichiarazione che , nei fatti, rende molto incerta la possibilità di una sua partecipazione a primarie di coalizione. Non a caso Marisa Acagnino, intervenuta subito dopo inizia dicendo: “sono una cattolica di sinistra”. Acagnino ha ribadito che “destra e sinistra esistono ed esistono scelte politiche di destra o di sinistra”. Poi un passaggio saliente sulle primarie. “ Possiamo continuare a farci dire dagli altri cosa è meglio per la nostra città? I partiti si riuniscono nella conventicole e propongono i soliti nomi".

"Le primarie sono l’ unico modo (democratico) per arrivare uniti alle elezioni” poi ha affermato: “se si faranno le primarie di centro sinistra io parteciperò”. Dopo l’intervento di Acagnino, Notari ha ribadito che le primarie si faranno e ha pure proposto una data: 21 Aprile. L’ultimo a intervenire è stato il coordinatore provinciale del Megafono, Giuseppe Caudo che si è detto da sempre “favorevole alle primarie” ma che considera il centro sinistra catanese “immaturo”. Quindi, l’unica possibilità è un programma partecipato, fermo restando che Caudo non ravvisa l’esistenza (a parte la dottoressa Acagnino) di “attori politici per le primarie”. Il quadro complessivo che esce fuori dall’assemblea è abbastanza confuso ma non senza conseguenze soprattutto se si arrivasse realmente a organizzare le primarie senza i partiti. A margine dell’incontro Maurizio Caserta non nasconde un po’ di delusione. Ai microfoni di Live Sicilia Catania Caserta ha dichiarato: “Avrebbe avuto più senso discutere di proposte per la città. Le esigenze di democrazia, di selezione del personale politico sono sacrosante però c’è un momento in cui bisogna rinunciare alle procedure per affrontare le questioni in maniera diretta e responsabile. Io credo che oggi non ci sia il tempo per mettere su le primarie. Ci sono vari metodi di selezione democratica come la rete e il confronto sul campo che seleziona le proposte”. “Discutere del metodo – ha aggiunto Caserta- senza assumersi una responsabilità sia un’operazione che non ci porta molto lontano. Noi sicuramente non ci fermiamo. Nel momento in cui questo comitato individuerà le caratteristiche delle primarie valuteremo. Ma la selezione delle proposte passa attraverso vari meccanismi di selezione tutti ugualmente democratici”.

 

 

 

 


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