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Verso le amministrative

Crocetta spariglia i partiti
Spunta ancora l'ipotesi Primarie


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amministrative, candidature, Catania, comunali, rosario crocetta, Politica
CATANIA. Per i burosauri tempi della politica, quindici giorni di solito sono un’inezia: ma quando si è fine mandato, diventano un’enormità. Due settimane ridanno il giusto valore al tempo, al troppo tempo perduto nelle sorde e grigie stanze della politica di un’angosciante passione pre-elettorale, prima del definitivo rompete le righe. Ogni giorno finalmente torna ad avere un peso, dopo anni di chiacchiere e aria fritta con all’ordine del giorno, il solo punto che ha sempre messo tutti d’accordo: Rinvio! E proprio quando i giochi sembravano fatti (per non fare nulla, of course), per mancanza di tempo ovviamente, ecco la mossa di Crocetta che ridà il tempo a una Città che pensava solo allo scontro elettorale. Inaspettatamente è tornato il tempo per fare tutto: per il Prg che il consiglio comunale aveva destinato alle calende della prossima consiliatura. Per il piano del Porto, che piace anche all’assessore Marino; ma anche per fare arrivare le gru in Corso Martiri della Libertà, per licenziare il Piano del Traffico e per fare arrivare da Roma i benedetti soldi del risanamento. Grazie a Crocetta il rinvio, per una volta, è stato rinviato: si è ritrovato il tempo per Catania. Per dedicare finalmente un nuovo tempo a questa martoriata Città, per rifare la verginità al suo destino da trenta anni almeno segnato dal vuoto a perdere dei veti incrociati; del nulla che si fa soggetto, del niente che si fa oggetto. Quindici giorni venuti dal Cielo per dare un senso a questa storia,fatta di niente anche per la scusa che ormai non c’era più tempo. Due settimane di slittamento della data del voto, per fare Catania e riaprire, se necessario, i giochi delle candidature: a destra, al centro e a sinistra. Se si vuole, e tanti lo vogliono, anche per fare le benedette primarie, a Catania come a Roma: una data circolava ieri sera al Crocifisso dei Miracoli (nomen omen), 21 Aprile.

Benedetto sia questo Crocetta che con un colpo di penna senza volerlo, perché lui non voleva, ha ridato il tempo a una Città che nel tempo dei tempi, aveva perduto il tempo giusto per fare le cose: per essere, per decidere, per agire. Per vivere e morire: ma anche rinascere, come vorrebbe Marisa Acagnino, frettolosamente sacrificata sull’altare di rituali della politica, rivoluzionariamente politicante. Quindici giorni per riaprire il libro del tempo, dei giochi quasi fatti ma non ancora conclusi per Stancanelli, per Bianco e per Caserta e a questo punto anche per i silenti grillini divenuti cicale. Il già ma non ancora, l’eterno presente che si fa tempo adatto per sorgere: come una margherita (nessuna allusione, please) a primavera, nel deserto del campo di grano dopo l'aratro. Il cotto e mangiato del nostro tempo che guadagna un pò di tempo prima di essere buttato, per capire da che parte muovere prima di andare a sbattere: grazie Crocetta perché, senza saperlo, hai ridato il tempo della speranza a una Città che si disperava perché non aveva più il tempo, che invece ora ha.


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