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VERSO LE COMUNALI

Candidature, puzzle scomposto
Partita aperta per il sindaco


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CATANIA - La Domenica delle Palme apre la settimana della Passione. Anche per i candidati a sindaco di Catania, al lavoro per definire gli schieramenti per l’appuntamento elettorale del 26 e 27 maggio. E se finora è stata melina, ora si fa sul serio. Scenari di passione, a cominciare dalla riunione del centrodestra che lunedì sera affronterà il nodo della candidatura di Raffaele Stancanelli. Forte, quest’ultimo, della prova di forza “civica” esibita a Le Ciminiere e soprattutto dall’avere mostrato mani libere nell’ultimo anno della sua sindacatura, che di recente gli è costata l’avversione pubblica del suo più fidato alleato, Raffaele Lombardo e quella, più lontano nel tempo, della famiglia Firrarello. Stancanelli, punta ora a sgomberare il campo del centrodestra da spaccature, per non ripetere la caduta delle regionali di cui si è avvalso il centrosinistra: il sostegno di Nello Musumeci e l’indisponibilità a candidarsi di Salvo Pogliese, uniche prime linee spendibili per palazzo degli elefanti, lo aiutano non poco E si sa Catania, all’appello della Destra risponde sempre presente. Ma deve fare i conti con i maggiorenti Berlusconiani di vecchio (Firrarello) e nuovo conio (Lombardo) che non rinunciano a condizionare la sua candidatura. A cui di fatto per ora sono contrari, domani si vedrà. Tuttavia Stancanelli è in campo e alle Ciminiere è anche sembrato sicuro: a Catania, nel Pdl, Pogliese fin dall’inizio della sindacatura è stato sodale del primo cittadino, mentre Firrarello ha perso strada facendo consiglieri e assessori e le strade si sono allontanate. Lombardo, oramai, sembra bluffare anche quando, forse, non è nelle sue intenzioni: tanto che nonostante il disimpegno proclamato alla stampa gli assessori di riferimento sono rimasti in giunta. In realtà, il grosso ostacolo che Stancanelli deve affrontare è il peso dell’impopolarità della città che forse avrebbe voluto un sindaco più istrionico, per il resto la quadra dell’unità è probabile la trovi.

Nel centrosinistra, invece, l’abilità dell’ex ministro a muoversi nella ragnatela dei partiti, ha sopito contraddizioni, destinate però a lasciare il segno. Gaudente per avere schivato le temute primarie, in questi giorni di nuovo evocate da numerose associazioni e movimenti, non passa giorno che Bianco non incassi sostegni di esponenti politici: dall’ex assessore ai servizi sociali della giunta Scapagnini Marco Forzese; dai megafonisti, polo di attrazione di transfughi del centrodestra e da quella Cgil che quando flirtava con Berretta Bianco descriveva come un comitato elettorale; nei prossimi giorni sarà la volta dell’Udc di Leanza. Se la sensazione è che l’esponente liberal Pd incrementi, giorno dopo giorno, la sua proposta con adesioni di vertice sempre “nuove”, in realtà non si comprende come si concilino tutte nella stessa coalizione. Insomma, cosa c'entrano Lino Leanza potente vice di Cuffaro ma anche ascoltato braccio operativo di Lombardo, con Rivoluzione Civile, Sel e Rifondazione? E i movimenti di base e i comitati “civici”, costretti a convivere con la soldataglia allo sbando di quella che fu l’armata lombardiana, s’impegneranno ancora con un asset dell’alleanza difficile da spendere come rinnovamento di uomini e metodi di composizione dell’alleanza? Da chiarire anche i risvolti dell’accantonamento, operato da Crocetta, del giudice Marisa Acagnino e il risentimento delle truppe berrettiane verso una candidatura che considerano un ritorno a venti anni addietro, proprio mentre il momento politico richiederebbe ben altra innovativa proposta. Come Stancanelli, Bianco, dal canto suo, ostenta sicurezza: i suoi competitor Berretta e Acagnino, non sembrano più in campo e ora può muoversi in scioltezza, sciorinando impegni e promesse. Lui, peraltro, può contare su una popolarità solo in parte scalfita e su uno schieramento che quantomeno nei suoi vertici appare composito e ben radicato. Rimarrà compatto anche tra la base o lo sara' solo tra i vertici? Ci sarà quel travolgente entusiasmo su cui Bianco punta per riprendersi Catania dopo l’abbandono del 1999 e il fallito tentativo del 2005?

Di questi dubbi sembra avvantaggiarsi Maurizio Caserta: tanti delusi dall’incompatibile coacervo di mondi che si stanno radunando attorno all’ex senatore del Pd, guardano con simpatia al professore di Economia la cui candidatura sembra aver ripreso vigore, forse perché maturata proprio in antitesi a quella di Bianco.

La confusione non manca neppure nel firmamento a cinque stelle: la signora Lidia Adorno, precaria della scuola con un passato retino, non piace a tutti i militanti. Nessuno lo dice apertamente, ma anche tra i grillini le cicale cominciano a fare capolino: troppo debole la sua candidatura per contrastare efficacemente cavalli di razza come Stancanelli, Bianco e lo stesso Caserta, dicono. Tanto che l’onda lunga del movimento del comico genovese potrebbe non essere sufficiente: e dunque si potrebbe persino cambiare cavallo.


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