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HABEMUS PAPAM

Papa Francesco, Mons. Scionti:
“Bergoglio entri nel cuore”


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Monsignor Barbaro Scionti



CATANIA - “Quel buonasera in piazza San Pietro ci ha subito riempiti di serenità”. Monsignor Barbaro Scionti, parroco della Cattedrale e uno dei più stretti collaboratori del Vescovo Salvatore Gristina, non trattiene la gioia per l'elezione di Papa Francesco al soglio pontificio. Trasuda la stessa emozione di un bambino che scarta i regali di natale. Un profilo per molti aspetti inedito. Che contraddice l'immagine di chi vuole vedere in lui soltanto i tratti “dell'uomo d'ordine” delle festività agatine. “Io credo che viviamo un momento particolarmente bello della vita della Chiesa”, ha riferito Scionti a LiveSiciliaCatania. “Il nuovo Papa – ha sottolineato- ha messo in evidenza come nella nostra vita o Cristo è il Signore, oppure noi non siamo niente”.

Monsignore com'è Papa Francesco?

Io credo che stiamo vivendo un momento particolarmente bello della vita della Chiesa. Quel “buonasera” detto ai fedeli raccolti a San Pietro poco dopo l'elezione, ci ha trasmesso immediatamente una grande gioia. Proprio stamattina leggevo il commento di chi ha voluto vedere in quel saluto una doppia sfumatura, la “buona notizia” e la “bella serata”. Un incrocio che mi ha entusiasmato parecchio. Anche perché, quell'annuncio rappresenta la continuità della Chiesa, l'amore di Dio all'Uomo e al suo intero popolo.

C'è grande serenità nelle sue parole.

Credo che siamo tutti parecchio contenti. Clero e laici assieme. C'è una generale gioia e voglia di accoglienza, comunicata attraverso i segni che in questi giorni Francesco sta compiendo. Sta infondendo appunto tanta serenità. Grazie a Dio, sono state messe da parte, per ora, alcune questioni grandi che certamente dovranno essere affrontate. Ma non dimentichiamo che anche queste non possono stare al centro di tutto. Al centro dell'attenzione ci deve essere Cristo.

Quali parole del Papa la hanno colpito maggiormente?

Quei tre verbi elencati con forza: “Camminare, edificare, confessare”. Parole che ci ricordano come tante attività, tanti impegni, tanta fatica, non sono niente se Gesù non ne è al centro. Certamente lui non è il primo Papa ad averlo detto. Ma è la sua semplicità a colpirmi. Io ho quasi cinquant'anni. Ho vissuto sotto Paolo VI, ero ragazzino, Giovanni Paolo I, per quei trentatré giorni, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, adesso c'è Papa Francesco. Li vedo tutti in continuità. E tutti hanno contribuito alla crescita della mia persona, del mio ministero, che continuo a vivere nell'impegno al popolo di Dio.

Cosa vorrebbe che facesse Francesco come prima cosa?

Non cosa vorrei, io vedo quello che sta già facendo: ha messo in evidenza che nella nostra vita o Cristo è il Signore, oppure noi non siamo niente. D'altra parte sta seguendo la linea di Benedetto XVI, che rinunziando al pontificato aveva detto: “Attenzione, il pastore della Chiesa è Cristo, noi siamo solo suoi strumenti”.

Quali le emergenze della Chiesa?

La più importante è riannunciare e comunicare Gesù Cristo in un mondo che è cambiato, cambia e cambierà ancora. All'interno di questa esigenza sono contenute tutte le altre esigenze, tutte le altre situazioni problematiche. Come quelle apparse sulla stampa nei giorni pre Conclave, situazioni davvero gravi. Tutto questo però deve trovare il suo propulsore in Gesù. Se ce lui, tutto diventa bello. Se non c'è lui, togliamo di mezzo Dio in favore “dell'Io”. Basta solo una consonante per stravolgere tutto. Tra poco sarà pasqua e andremo a baciare il crocifisso. É il Risorto il centro della nostra esistenza.

Come procede la visita pastorale del vescovo di Catania?

É un bel momento della nostra vita di Chiesa. Questo al di là dei singoli incontri e della fitta agenda di Sua Eccellenza Monsignor Gristina. La prima tappa della visita è stata proprio qui, nella Cattedrale. Il Vescovo ha chiesto allora, e lo continua a chiedere ancora con passione, che lo spirito missionario deve essere l'impegno quotidiano delle nostre comunità. Insomma, la sua richiesta è in perfetta linea con quanto ci chiede oggi Papa Francesco. Infondo, la visita pastorale non chiede altro alle nostre comunità di scremare ciò che non è essenziale.

Dal suo punto di vista, qual è lo stato di salute della Chieda catanese?

É lo stesso di tutta la Chiesa, che è santa e peccatrice assieme. Come in tutti gli ambienti, dentro la Chiesa ci cose "nuone" e cose "vecchie", per dirla col Vangelo. A noi spetta il compito di fare emergere il buono che già c'è, per farlo diventare bene comune, alla stessa stregua di un'influenza contagiosa. Nella chiesa di Catania ci sono bellezze e ombre, ma la speranza, che infondo poi è per noi una certezza, è che il bene vince sempre: Cristo è risorto dai morti.

E la speranza che Papa Francesco possa venire quanto prima a Catania c'è?

Questa è la speranza di tante persone. Lasciamo però tempo al tempo e vedremo. Intanto però accogliamo il Papa nel nostro cuore, accettando il suo insegnamento, scendendo nell'intimo del suo messaggio, per tradurlo in vita quotidiana.

 


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