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PROCESSO

Iblis, I Lo Turco negano le estorsioni
della “famiglia” di Palagonia


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Catania, iblis, mafia, palagonia, vincenzo aiello, Cronaca
CATANIA – Domenico e Paolo Lo Turco non conoscerebbero i boss di Palagonia, ma le intercettazioni in mano ai pm e la sentenza del rito abbreviato del processo Iblis raccontano una storia completamente diversa. Questo quanto è emerso oggi nell’ultima udienza del Processo “Iblis” su mafia, imprenditoria e politica dopo gli interrogatori ai due imprenditori. “Francesco Ferraro nel 2007 ci forniva il calcestruzzo nel cantiere di Palagonia, io l’ho conosciuto però nel 1982 perché facevo politica e lui era iscritto nei Socialisti Democratici, fece pure l’assessore”. Domenico Lo Turco, ex amministratore delegato della Salp (Società Appalti Lavori Pubblici) nega a sostituto procuratore Agata Santonocito che dietro quelle forniture vi fosse la mano di Cosa Nostra “nessuno – sottolinea l’imprenditore - mi ha mai chiesto soldi” .

Il ruolo di Francesco Ferraro, conosciuto come “Ciccio Vampa”, è però ben noto ai Pubblici ministeri. Il suo nome emerse nel procedimento “Dioniso” come una delle figure più rappresentative della famiglia mafiosa di Caltagirone, con particolare riferimento alla zona di Palagonia. Il cantiere della città calatina, stando al racconto di Lo Turco, “era gestito dal capo cantiere di fiducia, dopo un ictus, nel 2002 – precisa Domenico Lo Turco - io mi occupavo dell’ufficio ma su queste cose sono stato sempre ligio”. Le parole dell’ex Ad della Salp non coincidono con quanto hanno messo nero su bianco i giudici nella sentenza del rito abbreviato di Iblis. “Appare pienamente provata la responsabilità – si legge nella sentenza – di Alfonso Fiammetta e Franco Costanzo nella tentata estorsione, non portata però a termine per l’opposizione dei Lo Turco, vittime di altre richieste estorsive da parte di Angelo Santapaola”.

Tra le molteplici negazioni vi è un ricordo che appare sbiadito ed è relativo a una visita nel cantiere di Palagonia. “Vennero se non ricordo male due ragazzotti – afferma Domenico Lo Turco al pm - ma dissi al capocantiere che se sarebbero venuti nuovamente sarei andato dai Carabinieri”. Perché quei due ragazzi andarono nel cantiere non è chiaro, ad avere poca memoria sulla vicenda è anche Paolo Lo Turco, nipote dell’allora amministratore delegato, e socio della Salp. “Il capocantiere – dichiara - aveva disposizione di allontanare chiunque si avvicinasse al cantiere, anche se subimmo qualche furto”. Nessun riferimento però di “messe apposto”, nonostante in un’intercettazione, che LiveSiciliaCatania pubblica in esclusiva, Alfonso Fiammetta raccontava al boss Vincenzo Aiello e a Franco Costanzo come egli stesso avesse incontrato l’imprenditore per avanzargli la richiesta estorsiva; questa venne declinata perché a prendere i soldi era “qualcun altro. Francesco Ferraro secondo il boss Franco Costanzo, Angelo Santapaola secondo l’accusa.

I Lo Turco hanno escluso con decisione durante l’udienza, la conoscenza di Alfonso Fiammetta, condannato a 11 anni e 8 mesi nel rito abbreviato e indicato dai collaboratori Santo La Causa e Ignazio Barbagallo “come pienamente inserito nella famiglia mafiosa di Palagonia”.  Nell’appalto di una sistemazione stradale del valore di circa un milione di euro, l’accusa cerca di chiarire l’incidenza economica della fornitura del calcestruzzo: “Ferraro forniva e allegava la fattura e quindi io pagavo l’importo – spiega Domenico Lo Turco senza, comunque, fornire un’indicazione precisa sulla somma. Risposta che non convince il magistrato: “Io non le ho detto – dice rivolgendosi all’imprenditore - che “Ciccio Vampa” le faceva le estorsioni anche se lo penso”.

 


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