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SANTA VENERINA

Dissesto, Pappalardo:
"Non si tratta di mala gestione”


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dissesto finanziario, pappalardo, santa venerina, Politica
Santa Venerina – “Non si può fare credere alla gente che il Comune ha dichiarato il dissesto perché “schiacciato” da chissà quanti debiti frutto di una “allegra” gestione finanziaria e di scelte dissennate, producendo a cuor leggero debiti e spese pazze”. Cosi il sindaco di Santa Venerina, esordisce ai microfoni di LiveSicilia Catania, intervenendo su quanto dichiarato rispetto alle cause che hanno portato il comune di Santa Venerina al dissesto finanziario: “ Non ci sono qui amministratori “pazzi”, come qualcuno vuol far credere,ma gente responsabile che ha gestito le casse dell’Ente con il “buonsenso del padre di famiglia”, liquidando sempre tutti i creditori e rispettando sempre il “patto di stabilità”. La prova è il fatto che il Comune non è mai stato dichiarato “strutturalmente deficitario” dagli organi superiori di controllo. Basta pensare che, di recente, abbiamo potuto stabilizzare i nostri 23 precari (ex LSU) senza ricorrere a deroghe sul patto di stabilità (come per tanti altri Comuni). Questi sono dati, inconfutabili, riscontrabili e sotto gli occhi di tutti.

Oggi il nostro Comune ha dovuto dichiarare il dissesto a causa di un unico debito, derivante da un solo contenzioso (tra l’altro senza ancora una sentenza definitiva, difatti la causa è ancora pendente presso la Corte d’Appello di Roma) determinato da un contratto trentennale per la potabilizzazione dell’acqua, nato nel 2002 in circostanze ancora da chiarire, che sviluppatosi su parametri aventi coefficienti esponenziali ha fatto crescere la rata annua in modo insostenibile per l’Ente comunale ed oggi vicina alla soglia degli 800.000,00 euro.

Questa cifra, sempre crescente, nei prossimi 20 anni avrebbe determinato comunque il dissesto dell’Ente, ragione per la quale nel 2008, senza altre vie di uscita, si operò un razionale e imprescindibile atto di rescissione di quel contratto “capestro”. Oggi il debito che sarebbe maturato nei successivi 20 anni, pari a circa 26 milioni di euro, a seguito della rescissione intrapresa, si è comunque ridotto a poco più di 6 milioni di euro.

A dicembre il Comune aveva intrapreso la procedura ministeriale detta di “pre-dissesto” che prevedeva un’anticipazione dello Stato di circa 2.500.000,00 euro a condizione che in 60 giorni si arrivasse ad un accordo transattivo con il creditore. Si può dire che l’accordo si era raggiunto sul piano economico ma non su quello giuridico per cui, il creditore non ha sottoscritto l’atto transattivo, con l’inevitabile dichiarazione di dissesto del comune, previsto dalla stessa inderogabile normativa.

Grazie alla sostenuta operatività degli amministratori era giunta anche la nota ufficiale del Ministero dell’Interno la quale aveva approvato la procedura di c.d. “Pre - dissesto” ritenuta ben impostata dai nostri uffici e meritevole di approvazione (forse tra le prime procedure attivate in Italia). Con la nota suddetta il Ministero dell’Interno aveva comunicato di potere assegnare al comune la somma di 2.500.000,00 euro (circa 300,00 euro ad abitante).

Il dissesto del Comune di S. Venerina come visto non nasce, dunque, da una politica economica dissennata fatta di sperperi e spese pazze ed incontrollate ma dalla comprensibile volontà di dare rimedio ad un contenzioso sul quale crediamo di aver speso ogni disponibilità e risorsa legale possibile”.

Il sindaco conclude con un affondo a quanti lo hanno accusato di cattiva gestione riguardo la vicenda: “ L’amministrazione non è mai rimasta inoperosa, ma ha sempre cercato con tutte le energie e le risorse professionali possibili, di contrastare questa enorme ingiustizia. Lo ha fatto sin qui senza clamore per non pregiudicare i già delicati rapporti con la controparte. Sul responsabile e riscontrabile impegno da noi profuso, non possiamo tollerare ora alcuna speculazione politico –elettorale, che ha il solo scopo di disorientare i cittadini poco informati”.

 

 


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