Live Sicilia

Matteo Musumeci

"Una mia composizione
per Panama"


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Il compositore Matteo Musumeci

Il compositore Matteo Musumeci



CATANIA. Sarà il 29 marzo ad Odessa con Stormy Time e il 25 aprile a Kiev con la prima assoluta della sinfonia numero 2 in MI bemolle minore. Per Matteo Musumeci è proprio tempo di sperimentazioni. L’artista catanese si appresta, infatti, ad essere protagonista di un grande evento. O meglio ancora, di una prima mondiale. Nei prossimi mesi sarà impegnato con la composizione di un’opera lirica, commissionata dalla Fondazione Opera di Panamà, per celebrare - nel 2014 - un evento internazionale: l'inaugurazione del secondo Canale di Panamà in occasione del centenario del primo.

A Live Sicilia Catania, Giovanni Allevi ha affermato: “Seguo con interesse il compositore Matteo Musumeci. Ha un bellissimo senso melodico e discorsivo. Lo considero un grande”…

Mi ha fatto immensamente piacere, nel campo artistico non è facile ricevere complimenti. Fatti, poi, da un compositore di talento come Giovanni che stimo mi lusinga parecchio. A dir la verità non ci conosciamo ancora personalmente, quindi, diventa il segno tangibile di quanto la musica possa unire e accorciare le distanze.

Hai cominciato come compositore di teatro per poi passare alla lirica. Questo passaggio da cosa è scaturito?

In realtà era tra i miei obiettivi sin dall’inizio, con papà è venuto naturale fare i primi passi nelle musiche di scena, cosa che continuo a fare piacevolmente. Quest’ultime, a differenza della sinfonica, dell’opera e della cinematografia, hanno la caratteristica di concludersi con lo spettacolo teatrale, ragion per cui ho voluto racchiudere in un concerto spettacolo, “ Pentagramma Cromatico” , le mie musiche di scena più importanti. Ci sono periodi in cui preferisco concentrarmi su un determinato genere rispetto ad un altro.

Come mai?

La musica sinfonica, o strumentale, ti offre la possibilità di gestire a modo tuo l’ebbrezza senza essere condizionato da una tematica o da un libretto, così puoi tranquillamente trasportare su carta qualunque input musicale. Quando scrivi, invece, un’opera lirica ti senti più vincolato.

A proposito, in casa Musumeci che musica si ascoltava da piccoli?

Da bambino avevo una sorta di rigetto per qualunque tipo di musica. I miei genitori mi raccontano di scene allucinanti: mi tappavo le orecchie appena veniva emesso un suono.

Quando, poi, l’inversione di marcia?

Nell’87 durante uno spettacolo in onore di Mario Giusti, il fondatore dello Stabile di Catania, morto appunto quell’anno. Lamberto Puggelli scelse come musiche di sottofondo a “La sagra del signore della nave” di Pirandello la lacrimosa di Mozart e il concerto per clarinetto. Rimasi incantato, tornai a casa e dissi a mio padre: papà voglio imparare a suonare il pianoforte.

La sua reazione?

“Ma cà fari, leviti va”.

Professionalmente cosa avrebbe voluto per te?

Lui ama il mondo legale e medico. Ovviamente le difficoltà nel campo dell’arte sono infinite, così spesso ironizza: “ma non era megghiu nu beddu pusticieddu all’esattoria?

Qual è il livello qualitativo della musica italiana?

È in atto una grande rivoluzione sociale, culturale, politica e, quindi, musicale. Anche se, in Europa, la patria per eccellenza della musica rimane Ia Germania. Come in molti paesi dell’est, in quello tedesco, esistono norme che ne garantiscono la diffusione: pensa che ogni provincia è dotata di un’orchestra sinfonica. E ti posso assicurare che tale scelta non genera costi eccessivi, anzi, offrire la possibilità a 80 ragazzi diplomati in conservatorio di lavorare è un investimento per gli Stati. I teatri italiani stanno camminando a due velocità totalmente diverse: la prosa ha avuto sempre la tradizione di portare il contemporaneo in scena, mentre la lirica rischia oggi di trasformarsi in un’entità museale. Nell’era digitale, se il teatro non cerca di stare a passo con i tempi, rischia di morire.

Nel 2007 sei stato direttore artistico del Sangiorgi. Che ricordo hai di quell’esperienza?

È uno dei teatri più storici di Catania. La sua collocazione all’interno della città ha un suo fascino, rappresenta inoltre uno dei pochi teatri in Italia che, costruiti sul modello del Moulin Rouge, sono stati dotati in passato pure della foresteria. Io avrei voluto contribuire a ricondurlo ai tempi d’oro, ma non è stato facile scontrarsi con mentalità un pò lontane dalla mia. Mio padre mi ha sempre insegnato che il teatro va accudito come se fosse un figlio e il Sangiorgi, con una capienza di 470 posti, potrebbe essere adoperato e sfruttato molto di più.

Cosa ti ha tramandato tuo padre?

L’ironia sul lavoro e l’umiltà nella vita di tutti i giorni.


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