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Giarre

Nuova sede del Comune
Si accende la polemica


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GIARRE - Si apre un nuovo fronte polemico a Giarre sul chiacchierato palazzo comunale di viale Federico II Di Svevia, da mesi al centro di infuocati scontri tra politica e dirigenza. Sotto accusa il responsabile dell’ufficio finanziario dell’ente, Letterio Lipari, duramente criticato in sede di civico consesso dal consigliere di maggioranza Fabio Di Maria per le folli spese affrontate nella nuova sede comunale, a pochi mesi dalla dichiarazione di pre dissesto e dall’adozione di un piano di riequilibrio, tradottosi oggi per la cittadinanza in un aumento al massimo del canone idrico e delle aliquote Imu. Gli impegni di spesa, firmati dal dirigente della II area, che hanno suscitato maggiore scalpore sono l’acquisto e la collocazione delle tende degli uffici per un importo pari a 16.820 euro, la tinteggiatura e le rifiniture, costate oltre 24mila euro, la sistemazione delle aiuole esterne, pagate oltre 67mila euro ed infine i costi sostenuti per il trasloco degli arredi, ben 63.500 euro. Esborsi giudicati inopportuni visto il delicato momento finanziario attraversato dal comune ionico. Complessivamente gli interventi, secondo stime non ancora ufficiali, sfiorerebbero il milione di euro. Finora nella dura polemica tra il ragioniere capo Lipari e i consiglieri ed assessori, nessuno aveva mai tirato in ballo il lavoro delle maestranze, oggi entrate a gamba tesa nella querelle. Ieri sera infatti, come un fulmine a ciel sereno, è approdata in consiglio comunale una lettera scritta e firmata da dodici delle ditte affidatarie degli interventi nel viale Federico II.

Nello scritto, inviato al sindaco Teresa Sodano, alla giunta e al consiglio comunale, si legge: “Nel ginepraio di accuse, illazioni ed offese nessuno ha dato voce, o richiesto riscontro, a chi ha operato per realizzare la struttura oggi fruibile dalla città. Le ditte sottoscritte hanno lavorato anche nei mesi estivi, e nelle giornate di sabato e domenica, durante i quali alcuni evidentemente erano intenti a godersi ferie e bagordi piuttosto che interessarsi della gestione dei beni pubblici e degli interessi della collettività”. E ancora: “Meno male che l’avvicinarsi di scadenze elettorali suscita interesse per la cosa pubblica, in chi per mesi ha manifestato totale disinteresse”. Parole durissime che hanno scatenato la reazione congiunta dei consiglieri di maggioranza ed opposizione, che hanno parlato di intollerabile ingerenza nelle questioni politiche cittadine da parte di aziende che hanno ottenuto appalti pubblici e che in più, rispetto a ditte che attendono da anni di essere pagate, sono già state liquidate.

E poi l’elogio al dirigente, che ha insinuato sospetti sul vero mittente della lettera: “Evidentemente chi deve denigrare non ha visto in piena estate artigiani, operai e manutentori locali che, con i propri aiutanti, con la continua presenza solo di un Dirigente e di alcuni collaboratori, hanno lavorato per evitare disagi all’utenza e consentire l’inaugurazione della struttura”. Non solo: “Il clima di correttezza – si legge ancora – è stato tale che il Dirigente non ha mai accettato neanche un caffè dai distributori automatici ubicati nella struttura”. L’intervento più acceso è quello del consigliere Di Maria che ha chiesto al presidente del consiglio, Raffaele Musumeci, di redigere un documento congiunto di risposta. Ma c’è un altro passaggio di quella lettera, considerato il più grave: “Nessuno – si legge – ha chiesto “pizzi” alle ditte affidatarie – e ancora – nessuna ditta affidataria si è permessa di offrirli a chi li ha incaricati”.

“Come se – risponde Di Maria in consiglio– fosse invece lecito chiederli o proporli. Frasi per le quali - continua il consigliere – queste ditte dovrebbero vergognarsi”. Oggi nessuna delle aziende contattate ha voluto rilasciare dichiarazioni ufficiali ma la polemica apertasi ieri in consiglio è destinata ad avere lunghi strascichi. Una nuova bufera si è abbattuta sul palazzo di via Federico II di Svevia, ribattezzato ormai il “palazzo d’oro”.

 


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