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Omicidio Santapaola-Sedici

Il ROS svela i segreti dell’omicidio Santapaola-Sedici
La Causa: "Magrì li uccise con tre colpi" Int1 - Int2


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CATANIA – Dopo il brigadiere Massimo Farruggia e il Maresciallo Antonino Nicolosi tocca ad altri due esponenti del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri di Catania sfilare come testi dell’accusa al processo per l’omicidio di Angelo Santapaola e del suo guardaspalle Nicola Sedici. Assassinati il 26 settembre del 2007 in un macello dismesso sulla Catania-Gela. Ad essere sentito in Corte d’Assise davanti il Presidente della Corte Rosario Cuteri, il  Maresciallo Luigi Cataldo, incaricato nell’unità di ascolto della sezione anticrimine e il Comandante del raggruppamento Lucio Arcidiacono, al vertice del raggruppamento dal 2006 con un ruolo fondamentale proprio nell’ambito dell’indagine “Iblis”. “Tutto parte dal rapporto diretto tra Vincenzo Aiello e Rosario Di Dio – spiega Arcidiacono -  per poi passare ai collegamenti con gli esponenti mafiosi di Palermo, Messina ed Enna ma anche gli interessi nell’imprenditoria tramite le infiltrazioni in numerose aziende e i rapporti con il mondo della politica”.

Seguendo proprio gli spostamenti del boss Vincenzo Aiello tramite il posizionamento di GPS, intercettazioni ambientali e telefoniche , il ROS riuscirono a chiudere il cerchio sui luoghi simbolo dell’inchiesta, dalla tettoia attigua al bar di Antonino Bergamo in località Sferro nei pressi di Paternò fino all’abitazione rurale in contrada “Margherito” nei pressi di Ramacca del geologo autonomista Giovanni Barbagallo, teatro di numerosi summit di mafia ma anche di affollati pranzi conviviali come quello a cui prese parte Angelo Lombardo dopo le elezioni del 2008.

L’attenzione del Pubblico ministero Antonino Fanara, si concentra principalmente sugli spostamenti e le telefonate di quel fatidico giorno di settembre quando la lupara bianca risucchiò Angelo Santapaola e Nicola Sedici: “Quel giorno Aiello venne intercettato svariate volte – spiega il Maresciallo Cataldo al Pm – dalla mattina presto quando chiamò Antonino Bergamo  fino al pomeriggio quando intrattenne diverse telefonate con Alfonso Fiammetta”. Dialoghi criptati, in cui emerge la tensione del momento e su cui si concentra uno dei punti interrogativi dell’indagine. A risponde ad una delle tante telefonate quel pomeriggio fu una misteriosa donna dall’accento rumeno che passò immediatamente il telefono ad Aiello.

Gli incontri con i “palermitani” i contrasti nella famiglia di Catania: Il ruolo di Angelo Santapaola viene descritto in aula con minuzia dal Comandante Arcidiacono “Il suo nome – racconta il militare - lo annotammo per la prima volta nel 1981 quando Alfio Ferlito fece irruzione insieme ai suoi uomini in via delle Olimpiadi per uccidere Nitto Santapaola”. Il cugino dello storico boss venne poi successivamente condannato nel 1998 nel procedimento “Orsa Maggiore”. Scarcerato nel 2004, Angelo Santapaola si ritaglio grazie al suo cognome, il ruolo di reggente operativo della famiglia. Un “cane sciolto” come l’ha definito il pentito Santo La Causa, la cui “allegra” gestione delle estorsioni lo portò rapidamente in una posizione di aperto contrasto con il boss Vincenzo Aiello.

Al Pm Antonino Fanara, il Comandante Arcidiacono racconta anche i diversi incontri che Vincenzo Aiello e i suoi uomini organizzarono, nei mesi precedenti il duplice omicidio, con Sandro e Salvatore Lo Piccolo, capimafia del mandamento di San Lorenzo diventati, dopo l’arresto di Bernardo Provenzano, il motore della riorganizzazione di Cosa nostra in Sicilia: “Gli incontri vennero monitorati attraverso l’aggancio alle celle telefoniche – spiega il militare – ma anche la testimonianza di Gaspare Pulizzi, vicino ai Lo Piccolo e capo del mandamento di Carini”. Ad organizzare gli incontri non erano però i diretti interessati: “Venivano fissati attraverso altri soggetti come Franco Costanzo di Palagonia e Fausto Sedita di Palermo, fratello di Giancarlo allora capo del mandamento della Noce”. I boss e i picciotti per evitare di incorrere nelle indagini dell’autorità giudiziaria durante le trasferte palermitane adottavano diverse precauzioni, dal continuo scambio di vetture fino all’utilizzo di linguaggi criptati, “Franco Costanza e Fausto Seidita spesso parlavano di spostare i cartelloni – specifica Arcidiacono - per riferirsi agli incontri che organizzavano a Palermo”.

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