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OPERAZIONE DEI CARABINIERI

Mafia, imprenditore vittima di estorsione dal 2002
Fermati sette presunti affiliati ai Santapaola-Ercolano


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CATANIA - Alla fine ha parlato. Un imprenditore edile di Paternò ha deciso di rompere il muro di omertà e denunciare i suoi estortori. Undici anni costretto a versare il pizzo alla mafia per poter continuare la sua attività di costruzioni. Si è rivolto ai carabinieri in preda alla paura qualche giorno fa: quando avrebbe ricevuto l'ultima intimidazione accompagnata da minacce e violenza. Il terrore che potesse accadere qualcosa alla sua famiglia lo ha spronato a "vuotare il sacco". Sono scattate le indagini e i carabinieri, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale antimafia di Catania guidata dal procuratore Giovanni Salvi, ha individuato gli estortori: sette persone ritenute dagli inquirenti presunti affiliati al Clan Santapaola Ercolano di Paternò.

Questa mattina, all'alba, i militari hanno eseguito nel capoluogo etneo e a Paternò  un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Dda nei confronti dei sette, accusati di estorsione continuata, aggravata dall’aver agito in nome del clan “Santapaola - Ercolano”. I fermati sono: Domenico Assinata e Salvatore Assinnata, padre e figlio rispettivamente di 51 e 31 anni, Salvatore Chisari, 35 anni, Rosario Indelicato, 48 anni, Lorenzo Pavone, 33 anni, Pietro Puglisi, di 29, e Salvatore Scuderi, di 40.

Dalle indagini e dai racconti dell'imprenditore è stato ricostruito il modus operandi di due distinti gruppi, uno operante a Paternò e uno nel rione Picanello di Catania, entrambi riconducibili alla famiglia mafiosa dei Santapaola Ercolano. Dal 2002 il costruttore avrebbe pagato denaro in diverse forme: dalle percentuali di profitto dei cantieri e persino come “regali per festività natalizie e pasquali”. La somma da mettere sotto l'albero o come sopresa dell'uovo di pasqua oscillava fra gli  800 e i 1.500 euro poiché “le feste dovevano essere tali per tutti”.

Una vera persecuzione e vessazione quella dell'imprenditore, che era costretto a versare del denaro anche se aveva la sfortuna di incontrare in strada uno dei 7: un vero e proprio dazio che si aggirava dai 50 ai 200 euro.

Il pizzo "regolare" invece era calcolato in percentuale sugli appalti che variavano dal 2 al 3% per cantieri di grosse dimensioni, per i piccoli lavori invece il costruttore aveva l'obbligo di versare una tantum superiore a quanto avrebbe dovuto sborsare applicanto la percentuale. L'imprenditore era stato anche minacciato di morte per non aver voluto pagare 4000 euro per un contratto firmato con un'azienda segnalata dalla cosca: rifiuto che nasceva dal fatto che i lavori non erano stati portati a termine a regola d'arte.

Il coraggioso imprenditore aveva anche l'obbligo imposto da parte di Domenico Assinata, punto di riferimento del gruppo di Paternò, a pagare il pizzo agli "amici" di Picanello, visto che aveva avviato dei cantieri nello storico rione catanese.

Oltre all'estorsione è stato anche vittima del cosiddetto cavallo di ritorno: dopo che avevano rubato in un cantiere edile alcuni automezzi per un danno complessivo di 40.000 euro, i suoi taglieggiatori avevano chiesto una prima trance di 3000 mila euro per una parte della refurtiva e una seconda della stessa somma per procedere alla restituzione totale della merce trafugata. Molti mezzi rubati, però, erano stati già ritrovati dai carabinieri di Paterno è quindi l'imprenditore si era rifiutato di pagare. Un no che gli è costato una violenta aggressione, ma che lo ha scosso talmente tanto da decidere di farla finita e di dire nomi e cognomi di chi lo intimidiva da oltre un decennio. Lunedì scorso, 4 marzo, al lungomare di Ognina lo hanno pestato, malmenato, e allora piangendo il 40enne ha chiamato il 112 e ha affidato all'altro capo del telefono la sua storia, chiedendo giustizia e protezione per i suoi cari.

Le reazioni . Il sindaco di Paternó, Mauro Mangano, commenta: "Un plauso va al lavoro delle Forze dell'Ordine perché la criminalità mafiosa che agisce da parassita del sistema economico aggrava la crisi. Combattere la criminalità - aggiunge -  significa coniugare la battaglia per la criminalità a quella per la rinascita economica. Tale battaglia - conclude - passa attraverso la collaborazione dei cittadini alle indagini".




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