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Al teatro Verga
E' di scena Molière


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Catania, Eros Pagni, Marco Sciaccaluga, Teatro Verga, Zapping

Alice Arcuri e Eros Pagni in La scuola delle mogli foto M. Norberth



CATANIA – Dal 5 al 17 marzo, allo Stabile di Catania, torna Eros Pagni con “La scuola delle mogli” di Molière. Lo spettacolo, nella versione italiana di Giovanni Raboni e con la regia di Marco Sciaccaluga, andrà in scena alla Sala Verga. Il classico rappresentato per la prima volta il 26 dicembre 1662 al Palais-Royal di Parigi impreziosisce il palinsesto dello Stabile e la stagione teatrale intitolata dal direttore Giuseppe Dipasquale alla proteiforme “Arte della commedia”. In tre mesi di tournée nazionale, la nuova produzione ha raggiunto ottimi consensi grazie alla qualità scenica che degli allestimenti dello Stabile di Genova, di cui Sciaccaluga è condirettore.

Oltre all’estro eclettico di Pagni, il cast vanta Alice Arcuri (Agnese) insieme a Roberto Serpi (Orazio), Roberto Alinghieri (Alain), Mariangeles Torres (Giorgina), Federico Vanni (Crisaldo), Marco Avogadro (Enrico), Massimo Cagnina (Oronte) e Pier Luigi Pasino (un notaio). Idwatori della scena, invece, Jean-Marc Stehlé e Catherine Rankl (autrice anche dei costumi), musiche di Andrea Nicolini, luci di Sandro Sussi. “Certo – spiega Sciaccaluga – la commedia parla di tradimenti e contrasto generazionale, e innumerevoli sono le occasioni per ridere, ma in Molière la risata è la chiave per scoprire tante verità. La trama può essere raccontata come il contrasto tra il sogno totalitario di Arnolfo e la libertà individuale che si concretizza, a loro insaputa, nell’amore che nasce “naturalmente” tra Agnese e Orazio”.

Il regista sposta l’ambientazione dal Seicento al primo Novecento. “Molière propone una piccola storia privata di provincia, - continua - attraverso la quale però sa far nascere l’immagine di un’umanità e di una società senza tempo, dove si alimenta l’illusione che catechismi, regolamenti, ideologie possano piegare la natura al loro programmatico volere. Ci è sembrato di leggere in ciò il rinvio a una realtà piccolo borghese. Con gli scenografi abbiamo fatto diversi tentativi, guardando agli ultimi due secoli prima di fissarci in quell’epoca specifica, non per precise ragioni critiche ma per una serie di suggestioni culturali, che in me hanno riguardato soprattutto certo cinema francese, in primo piano Chabrol, che forse meglio di ogni altro ha saputo dare spessore universale all’evocazione di un affresco provinciale”.

Vera protagonista dello spettacolo è la realtà fatta di odori, sapori e suoni. “Ciò che veramente mi interessava – conclude Sciaccaluga - è raccontare quella storia che Molière confina in un microcosmo avendo però la capacità di farlo esplodere, in modo da investire la realtà contemporanea, come spero possa accadere alla nostra scatola scenica, che rinvia a un universo in cui si sente il profumo di baguette e il suono della fisarmonica, ma anche a piccole cose di cattivo gusto, a segreti nascosti, a orchi in agguato, che cercano invano di condizionare lo sbocciare della natura”.

 

 

 

 


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