Live Sicilia

LA MORTE DI RACITI

Lipera: "Speziale è innocente"
La madre: "Capro espiatorio"


Articolo letto 7.166 volte
VOTA
2.8/5
5 voti

, Cronaca

Giuseppe Lipera e Rosa Lombardo (foto Rei Tv)



CATANIA – “L’innocenza di Speziale è un fatto incontrovertibile”. Giuseppe Lipera non si arrende neanche davanti a una sentenza definitiva della Cassazione. Il suo assistito Antonino Speziale, condannato per l’uccisione dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti durante gli scontri di quel maledetto 2 febbraio 2007, per l’avvocato “non è un assassino”. Le prove che attesterebbero la totale innocenza del giovane, ora detenuto nel carcere di Augusta, sono tutte contenute in una denuncia per falsa testimonianza contro Salvatore Lazzaro presentata dalla mamma di Antonino Speziale, Rosaria Lombardo, al comando provinciale dell’Arma lo scorso 23 febbraio.

Il contenuto è stato illustrato oggi nel corso di una conferenza stampa nell’abitazione della famiglia Speziale, nella stessa casa dove mamma Rosa vuole vivere nuovamente insieme al figlio. “Intanto voglio sottolineare – afferma Lipera a LiveSiciliaCatania - che le prove dell’innocenza di Speziale sono già contenuti negli atti del processo”. L’avvocato fa riferimento a due elementi in particolare, che sono evidenziati anche nella denuncia: “I Giudici della Corte Suprema di Cassazione – si legge nel documento - con sentenza del 29/4/2008, dep. 16/5/2008, V^ sez. pen., ebbero ad annullare senza rinvio l'ordinanza di custodia cautelare del Tribunale dei Minorenni, statuendo che le lacune indiziarie a carico di mio figlio Antonino erano insormontabili, per cui, mancando gli indizi, andava confermata l'ordinanza del GIP Alessandra Chierego che lo aveva giustamente scarcerato, anche a seguito della perizia dei RIS di Parma”. L’ordinanza di annullamento della Suprema Corte e l’ordinanza di scarcerazione del Gip secondo La famiglia Speziale rappresenterebbero un fondamento già sufficiente a dimostrare l’innocenza di Antonino Speziale.

A questo si aggiunge (e ritorna) la tesi del “fuoco amico”, sostenuta dalla difesa nel corso di tutto il processo,  secondo cui Raciti sarebbe morto a causa dell’impatto con un discovery guidato da un collega. Su questo punto si basa l’intera denuncia per falsa testimonianza: l’ipotesi della difesa nasce dalle dichiarazioni di Salvatore Lazzaro (allac guida del mezzo della polizia) che interrogato dalla polizia il 3 e il 5 febbraio 2007 avrebbe raccontato i momenti concitanti che hanno preceduto la morte dell’ispettore. Dichiarazioni che vengono riportate integralmente nella denuncia: “…Mentre era in corso un fitto lancio di oggetti, si udivano i boati delle esplosioni, chiudevo gli sportelli ed innescata la retromarcia, ho spostato il Discovery di qualche metro. In quel momento ho sentito una botta sull'autovettura ed ho visto Raciti che si trovava alla mia sinistra assieme a Balsamo portarsi le mani alla testa. Ho fermato il mezzo ed ho visto un paio di colleghi soccorrere Raciti ed evitare che cadesse per terra".

Nel corso del dibattimento, però, la versione non sarebbe stata più la stessa. Nel processo – si evince dal documento consegnato ai carabinieri - Lazzaro racconta di avere notato Raciti lontano dal Discovery di circa 10 metri. Su questa netta discrepanza nei racconti si basa la denuncia ai carabinieri. “Ora attendiamo  – prosegue Lipera - gli esiti delle indagini e soprattutto quali valutazioni determineranno sul procuratore generale Tinebra che potrà, se riterrà ci siano gli elementi, chiedere alla Corte d’Appello di Messina la revisione del processo. Stiamo dando alla magistratura con questa denuncia – incalza Lipera – la possibilità di correggere un errore giudiziario”. Una possibilità questa che i legali attestano portando l’esempio del procuratore di Caltanissetta che ha chiesto la revisione riguardante il processo sulla strage di Via D’Amelio in cui perse la vita Paolo Borsellino.

“Noi comunque faremo la nostra strada – continua Lipera – e nelle prossime settimana presenteremo istanza alla Corte d’Appello di Messina della revisione del processo”.  Speziale, intanto, attende il suo destino dietro le sbarre. “Antonino è sereno e anche fiducioso – racconta il legale - non può essere altrimenti: quando sai che una cosa non l’hai fatta. Spero che continuerà a reagire e non si lasci andare, perché non è assolutamente bello essere condannati per un reato che non hai commesso”.

Rosa Lombardo scrive parole dure nella denuncia: “Sono convinta che mio figlio è servito come capro espiatorio”. Durante la conferenza stampa di questa mattina ha voluto lanciare un appello a Salvatore Lazzaro: “Si porti la mano nella coscienza e dica  che durante il processo si è sbagliato”.

 


/web/virtualhosts/catania.livesicilia.it/www/upload/assets/xml/1324,3,sotto-articolo.php