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Sabato 2 marzo

Catania capitale
della musica e dello sport


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Catania, Liberiamo le energie, Vecchia Dogana, Zapping
CATANIA – Il movimento civico di opinione e cultura politica “Liberiamo le energie”, promosso da Antonio Scalia, ex assessore tecnico del Comune di Catania, con delega allo sport, turismo, mare, sponsorizzazioni e viabilità si propone di aggregare donne e uomini della società civile sulla base di principi e valori liberali declinando questi ultimi in azioni e programmi di governo a livello nazionale, regionale e comunale. Questo il modus operandi adottato dai simpatizzanti del movimento e volto a supportare la classe politica interessata a fare di tali principi spunti per azioni concrete.

L’appuntamento, che si terrà nella piazzetta di Vecchia Dogana alle ore 18, sará l’occasione per un confronto su due progetti sposati dal movimento: assecondare la passione per lo sport, affinchè diventi la principale leva per il benessere sociale ed economico del cittadino, sia giovane che anziano e di qualsiasi ceto sociale e favorire la realizzazione di grandi eventi musicali in città superando le complessitá che ad oggi impediscono di procedere in maniera spedita e rappresentano, quindi, un disincentivo.

"Nel panorama nazionale, Modena, per esempio, è la cittá in cui lo sport - racconta Antonio Scalia - rappresenta un sistema di vita cittadino. L'auspicio è che anche a Catania venga inteso quale elemento di aggregazione, portatore di benessere psicofisico e quindi prima leva cittadina".

Domani saranno presenti, oltre a Danilo Pasqualino, professionista che vuole liberare energia positiva e che esporrá i due progetti, anche i dirigenti del Comune di Catania, preposti alla promozione degli eventi ed alle sponsorizzazioni ed alcuni giovani, esperti in organizzazione di eventi artistici che potranno fornire consigli e suggerimenti perché Catania possa tornare “una città viva, in forma e piena di vita" come afferma Antonio Scalia.

A proposito del movimento, il cui manifesto è online, "esso vuole aggregare non sulla base di etichette partitiche - afferma Antonio Scalia - ma di persone che hanno credibilità, perché traggono reddito dal lavoro e non dalla politica, e al tempo stesso competenze specifiche negli ambiti in cui lavorano. Per sconfiggere il clientelismo, il becero assistenzialismo e tutto quello che ci ha portato alla rovina negli ultimi sessantenni in Sicilia - prosegue - occorre aggregare le migliori energie cittadine attorno a valori e principi di tipo liberale, quali il merito, la libera concorrenza, la competizione, la libera iniziativa privata".

Tre i programmi che caratterizzano il movimento <contenitore di sostanza non un’etichetta vuota>, ripartiti su base nazionale, siciliana e catanese, declinati in azioni positive, concrete.

Quale scenario si profila all'indomani delle elezioni ed in vista delle amministrative? "Per Catania - risponde Scalia - auspichiamo un rinnovamento, non solo dal punto di vista degli uomini ma anche e soprattutto dell’approccio ai problemi cittadini. Occorre guardare ad un sindaco dalle mani libere, non sottoposto a compromessi; disposto a valorizzare il turismo, che apra il porto alla città, con turismo nautico, crocierieristico e di pesca, che intenda lo sport come una prioritá e, tra l'altro, si ponga come <paladino della mobilità sostenibile>.

Liberiamo le energie non ha ancora scelto un candidato sindaco ma ha ben chiari quali requisiti debba avere per darne il supporto. "Un candidato che sposi i nostri programmi: basta con le scatole chiuse, con i <pacchi> imposti dall’alto". Si delinea con chiarezza l'identikit del futuro sindaco: culturalmente aperto, che adotti principi liberali e garantisca pari opportunità, favorisca solo i migliori e non chi ha l’amico più potente. "Perché migliori chiamano migliori - aggiunge Scalia - mentre i mediocri chiamano solo mediocri e, se con i primi si va verso l’alto, con i secondi inevitabilmente si andrá in basso".

Altrimenti? Si prospetta un'unica alternativa, che si chiama, ahimè, estero. "L'economia parassita, basata sull’intermediazione della politica - puntualizza - in cui le conoscenze valgono piû della conoscenza intellettuale, non trova più come alimentarsi: soldi non ce ne sono più - conclude con la consapevolezza di chi ha lavorato nella cosa pubblica - sia in termini di trasferimenti statali che europei".

 


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