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Sciopero dei netturbini
I sindacati sono compatti


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Rifiuti per strada a Giarre



GIARRE - Senza se e senza ma, venerdì sarà sciopero. I lavoratori dell’Aimeri Ambiente questa volta fanno sul serio, nessuna mediazione è ormai possibile. Lo annunciano all’unisono tutte le forze sindacali, Cgil, Cisl, Uil e Confsal, che questa volta aderiranno compatte alla giornata di astensione dal lavoro. Finito il periodo di franchigia elettorale, imposto dalla Commissione di garanzia per il diritto allo sciopero nei servizi pubblici, l’1 marzo i netturbini bloccheranno i tre cantieri dell’Ato Ct1 e di conseguenza il servizio di raccolta dei rifiuti nei 14 comuni della fascia ionico pedemontana. Anche se, come promesso dall’azienda, ma sono in molti ormai a non crederci più, entro domani fosse corrisposto il saldo delle mensilità di dicembre, i dipendenti incroceranno le braccia per gli stipendi di gennaio. Il problema è che a questo punto l’interruzione del servizio potrebbe non limitarsi a venerdì. I dipendenti sono giunti ormai all’esasperazione e minacciano di proseguire anche sabato.

Si preannuncia un fine settimana caldissimo e non sembra esserci segnale di schiarita all’orizzonte. Nei comuni, già da giorni, è ormai piena emergenza rifiuti e la situazione è destinata a peggiorare nelle prossime ore. Domani, infatti, la Sicula Trasporti chiuderà i cancelli della discarica mentre quella di Motta Sant’Anastasia, l’Oikos, da ieri ha vietato l’accesso ai camion provenienti dal comune di Riposto, debitore di 130mila euro. E intanto l’Aimeri appare sempre più in affanno. Altri tre mezzi la scorsa settimana hanno subito un guasto e sono fermi da giorni nel cantiere di Giarre. Ma l’azienda, in crisi di liquidità, non è in grado di finanziare le riparazioni.

Intanto il tanto atteso mandato di oltre 650mila euro da parte della Provincia Regionale di Catania, condannata con decreto esecutivo a versare alle casse della Joniambiente complessivamente 1milione e 700mila euro, potrebbe subire ulteriori ritardi. Voci insistenti darebbero per certo il pagamento di sole 250mila euro, per i limiti imposti dal Patto di stabilità. L’ennesima batosta, se così fosse, ammette il rappresentante del Collegio dei liquidatori della Joniambiente, Francesco Rubbino, che con quella cifra contava di tamponare l’emergenza: “Anche a me sono giunte queste voci – ammette Rubbino - Ma non ho ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dalla Provincia. Si tratterebbe comunque di una decisione arbitraria”.

Ma il rappresentante della società d’ambito è un fiume in piena e si scaglia contro i sindaci dei comuni debitori, Giarre, Riposto, Randazzo e Calatabiano in primis.

“Le amministrazioni comunali stanno facendo passare un messaggio distorto – sottolinea ancora Rubbino – secondo il quale è l’Ato a non pagare i fornitori. Ma la società d’ambito è un intermediario e se i comuni non versano le somme dovute, noi non possiamo fare nulla”.

Per questo è stato chiesto un incontro urgente alla Prefettura di Catania con i sindaci dei comuni coinvolti. “Se la situazione non si sbloccherà a breve – conclude Rubbino - si rischia una grave emergenza igienico sanitaria”.

 

 

 


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