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Formazione professionale
La crisi non si placa


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Catania, ciofs, formazione professionale, mariella lo turco, Economia
CATANIA - Nel corso dell’incontro di aggiornamento sindacale per la disanima delle rilevanti criticità, avvenuto nei locali del Ciofs-Sp di Catania, la Confederazione nazionale aggiornamento professionale siciliana (Confap) ha stilato un documento di denuncia dello stato di crisi preso atto delle questioni ancora aperte e che tutt’oggi, nonostante i solleciti, sono in attesa di risposte da parte del governo regionale. La confederazione Confap Sicilia vede la partecipazione in qualità di associati di CFP S. Giovanni Aposotolo, Endofap, Cnos/Fap, Ciofs-fp sicilia, Engim Sicilia, Oda.

Com’è ormai noto, gli enti Confap, insieme a molti altri, rischiano di dover interrompere la continuità della loro opera a causa dell’incertezza circa i crediti per annualità pregresse, l’effettività di un avvio delle progettazioni dei diversi avvisi e lo scenario futuro.

Sono stati messi in luce i punti i quali che da tempo hanno destato la massima preoccupazione: il saldo dal 2007 al 2012, la copertura delle attività di cui all’avviso 19 seconda finistra, il primo acconto degli anni 2012/2013, la data di avvio delle attività di cui all’avviso 20 seconda annualità, la modalità di gestione e la copertura finanziaria degli ex sportelli multifunzionali, la mancata revisione dei rendiconti e la consequenziale impossibilità di svincolo delle relative polizze fideiussorie.

Secondo quanto previsto dall’ordinamento italiano in materia di formazione molteplicità sarebbero (il condizionale è d’obbligo, vista l’attuale situazione) le opportunità. Di fatto, però, in Sicilia, esse risultano inesigibili poiché la nostra regione, come si legge nel documento, “non riesce a garantire con continuità un diritto degli adolescenti e dei giovani, precludendo la possibilità di avvio delle attività”.

Nella denuncia il Confap ha inserito inoltre che “una formazione professionale di qualità non possa prescindere dal ruolo operativo dei formatori che devono vivere la propria piena dignità professionale, al pari di qualsiasi altro lavoratore”.

L’unica certezza, triste e drammatica è quella di dover, se tarderanno ancora le risposte, arrestare in modo irreversibile l’attività con effetti di dispersione dell’utenza, della professionalità e delle competenze. La richiesta è chiara: occorre conoscere tempi e modi di ottemperanza agli impegni assunti.


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